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– The Messenger – Oltre le Regole – 2010 – ♥♥♥♥♥ –

di

Oren Moverman

Il dolore della guerra è ormai un argomento ampiamente sfruttato dal cinema che molto spesso nasconde le devastazioni psicologiche mostrandoci l’ eroismo militare o in altri casi i meccanismi adrenalinici che vi sono dietro ( The Hurt Locker). In The Messenger, il primo film da regista dell’ israeliano Oren Moverman, che ha vissuto la guerra del suo paese, non vi sono particolari scene di guerra ma sono ben mostrati alcuni degli effetti che questa provoca nei luoghi dove la guerra non si vive in prima persona. Qui le uniche azioni  violente sono caratterizzate dalle invettive più o meno colme di rabbia che i familiari delle vittime di guerra lanciano ai due protagonisti di questo film che hanno l’ ordine di comunicare le tragiche notizie sui figli, mariti o figlie che hanno perso la loro vita per servire la propria patria attraverso l’ espressione più disumana che vi sia al mondo. Il sergente William Montgomery (Ben Foster) è stato rimpatriato a causa di una ferita di guerra agli occhi e ha il compito insieme al  capitano Tony Stone (Woody Harrelson), che già fa questo lavoro da tempo, di notificare le perdite alle famiglie. Will ben presto si troverà a dover di forza affrontare i duplici aspetti del suo disturbo post traumatico da stress derivante dalla guerra e le emozioni nel comunicare il lutto alle famiglie che è costretto da un codice militare e lavorativo a esplicare con la massima freddezza. In questa dualità di emozioni umane sta la forza del film di Moverman che ben sa esprimere, anche grazie a due straordinarie interpretazioni, il dolore umano che spesso non riesce a trattenersi all’ interno di fredde regole ma è comunque destinato in qualche modo ad esplodere. Foster è molto bravo a comunicare questa repressione del dolore per gran parte del film mediante la sua faccia quasi statica ma che grazie ai suoi occhi e ai quasi impercettibili movimenti del viso è in grado di comunicare questa sofferenza interiore. Anche Harrelson (candidato all’ Oscar come migliore attore non protagonista) è decisamente in grande spolvero, ed è abile a dar luce ad un personaggio che si nasconde dietro il cinismo e l’ esternazione di un comportamento superficiale il suo dolore nell’ essere obbligato a condurre una vita lavorativa inchiodata dalle regole. I due personaggi anche grazie al legame , quasi cameratesco, che intraprenderanno alla fine del film saranno quasi irriconoscibili rispetto ai primi minuti. Per Will sarà emblematico e fungerà da catalizzatore anche l’ incontro con una delle vittime del lutto, la moglie di uno dei caduti ( Samantha Morton) che sarà l’ unica ad accorgersi della difficoltà che anche loro attraversano nel dare quel doloroso annuncio. La forza della sceneggiatura (vincitrice dell’ orso d’ argento a Berlino e candidata all’ Oscar) risiede proprio in questa evoluzione che coinvolge i personaggi che attraverso pochi ma mirati dialoghi danno sfogo alle loro vere personalità e ai loro risentimenti celati. La regia di Moverman è molto equilibrata e, soprattutto nelle sequenze in cui i due protagonisti comunicano il dolore alle famiglie, tallona spesso i volti degli attori in scena in frequenti primi piani a girare che disorientano lo spettatore, provocando il medesimo effetto che quei momenti sugli strati d’ animo dei personaggi. Uno dei film sicuramente migliori sul tema della guerra, ma soprattutto sugli effetti devastanti che questa ha sui civili e su coloro che non la vivono sul campo. Un piccolo capolavoro che sicuramente serve a far riflettere sul “non senso” di quella che è la peggiore manifestazione del potere , della prevaricazione, dell’ avidità ma al tempo stesso della debolezza dell’ umanità.

(Comunicare il lutto)

(Due uomini soli con i propri fallimenti)
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