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Posts Tagged ‘spionaggio’

– The Informant! – 2009 – ♥♥  –

di

Steven Soderbergh

Il motore trasportante dell’ intero ultimo film di Soderbergh sembra proprio essere il suo protagonista e la sua paradossale storia vera o verosimile è il fulcro della comicità del plot. E’ ciò che “avrebbe” potuto trasformare un film con tutte le carte in regola per essere un thriller drammatico di spionaggio industriale in una commedia.  “Avrebbe” appunto, perchè le intenzioni ci sono tutte ma di fatto nel vedere questo film ci si accorge subito che qualcosa sembra non volere decollare. L’ intenzione di Soderbergh , dopo essersi avventurato nel biopic del Che era forse quella di ritornare alle atmosfere più leggere e truffaldine alla Ocean’s e sicuramente ispirarsi ad una storia vera che ha molti elementi paradossali poteva giocare da valido spunto nella realizzazione di questo intento. Anche se l’argomento truffa è ultimamente argomento gettonato a Hollywood. Solo un anno fa i fratelli Coen ci hanno regalato il loro Burn After Reading e ancora prima Spielberg ci ha deliziato con una riuscitissima commedia dai sapori cialtroneschi come Prova a prendermi. Entrambe commedie che hanno come filone conduttore delle truffe. In The Informant! si respirano colonne sonore in stile commedia anni ’60 e titoli di testa molto seventy anche se la storia è ambientata nello scorso decennio. Già da questi elementi si nota come Soderbergh sembri tentare uno stile che risulta un pò un pout porri atto a distrarre lo spettatore fino a non mantenerlo lucido nel giudicare i fatti del film. I fatti, appunto, narrano di un impiegato medio, Mark Whitacre (Matt Damon), che di spontanea volonta decide di collaborare con l’ FBI per sgominare una illusoria talpa che, a suo avviso, starebbe sabotando il lavoro della sua ditta. Matt Damon per l’occasione ingrassa e viene abilmente imbolsito per entrare nei panni di un tipico “uomo senza qualità” vittima della sua ossessione che lo spinge a voler diventare dirigente. Visionario Don Chischiotte della sua personale idea di “giustizia” si difende a suon di menzogne patologiche che fanno del suo personaggio il vero intrattenimento del film. Un personaggio sicuramente interesante quello interpretato da Damon che finisce però per essere soltanto una macchietta nel film di Soderbergh e sembra  privo di introspezione psicologica. Ogni sua bugia patologica o delirio espresso sotto forma di voce fuori campo sembra soltanto voler distrarre lo spettatore, confonderlo dall’ esprimere un dettagliato giudizio di colpevolezza. Ed è difficile proprio puntare il dito verso ciò che è giusto o sbagliato in The Informant!. Lo stesso agente dell’ FBI interpretato molto bene da Scott Bakula ha un atteggiamento paternalistico verso Whitacre proprio perchè è facile non restare lucidi dinnanzi alla patologia dell’ abile mentitore protagonista. In definitiva è abile, il regista della famosa epopea truffaldina di Ocean, a tenere serrati i ritmi della sua commedia che diventa più facile da seguire solo nella seconda parte quando viene allo scoperto parte della personalità del personaggio interpretato da Damon. Per il resto restano dialoghi farraginosi e non semplici da seguire, interminabili e nella maggior parte dei casi soporiferi per i non appassionati dello spionaggio industriale.

( Whitacre da sfogo alle sue menzogne patologiche)

(...anche con l' FBI)
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– Duplicity – 2009 – ♥ e 1\2 –

di

Tony Gilroy

Un tempo le storie di spionaggio trattavano di Russi e Americani che a causa della Guerra Fredda tentavano di intuire eventuali pericoli provenienti dalle due fazioni rivali. Adesso gli agenti segreti sono quelli che lavorano per le grandi multinazionali e che cercano di spiare nuovi prodotti o di capire le strategie di marketing di eventuali rivali. Clive Owen e Julia Roberts sono i protagonisti di questa commedia thriller nella quale sono due innamorati agenti segreti di due multinazionali della cosmetica che lottano per ottenere il primato sulla scoperta di un innovativo prodotto che promette la ricrescita dei capelli e si propone come definitiva soluzione a ogni problema di calvizie. Tony Gilroy vorrebbe fondere delle atmosfere da spy-movie a quelle da commedia e inoltre condirli con un montaggio frenetico e una molteplicità di location che molto ricorda la saga di Bourne, da lui sceneggiata, ma finisce per sviluppare un fin troppo intrigato e meccanico gioco amoroso tra due spie che sospettano reciprocamente di essere fregati. E in questo caso, se un thriller che si rispetti che abbia un intrigo e delle spie non ammette assolutamente che vi sia noia, si hanno invece tutte le carte in regola per cadere vittime di una noia mortale dalla quale nemmeno le battute, sempre uguali, dei due bravi attori sembrano volerci salvare. Duplicity vale il prezzo del biglietto solo forse per i titoli di testa e quel comico rallentatore tra due veterani della recitazione come Paul Giamatti e Tom Wilkinson. Perchè per il resto anche Owen e la Roberts fanno rimpiangere i tempi in cui in Closer facevano trapelare alchimia e passione da ogni parte dello schermo cinematografico. I due attori restano invischiati in una sceneggiatura colme di battutine ripetitive e seduttive che poco lascia spazio all’espressione di passionalità vera e che vorrebbe solamente ricreare dinamiche da gioco. E mentre, spettatori impotenti, ci aspettiamo di comprendere i fin troppo complicati intrighi economici basati su politiche puramente aziendali delle due multinazionali della cosmetica possiamo solo consolarci con un finale a sorpresa che di certo non ci si aspetta. Troppi cocktail versati, troppo vino e decisamente troppo alcol bevuto finiscono per fare da protagonisti in questa commedia poco intrigante ma colma di intrighi fin troppo incomprensibili.

( I due capi delle multinazionali rivali sono gli unici 
a far valere il prezzo del biglietto)
( Owen e la Roberts in attesa dell'alchimia che non c'è)

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– The Bourne Ultimatum – 2007 – ♥♥♥ –

di

Paul Greengrass

Eccoci al terzo capitolo della trilogia sul killer amnesiaco più famoso del mondo cinematografico. La regia anche questa volta è stata affidata all’abile Paul Greengrass anche se in confronto al precedente Supremacy pone più attenzione alla freneticità del montaggio, cercando la strada della maggiore coerenza visiva. E ci riesce. Non a caso nel 2008 questo film si è aggiudicato l’Oscar proprio per il miglior montaggio. L’abilità è sicuramente apprezzata poichè in film spionistici a volte risulta complesso riuscire a far comprendere perfettamente tutto allo spettatore. Le riprese a Tangeri sono sicuramente le migliori, fanno degli inseguimenti sui caratteristici tetti delle case marocchine il punto di forza e di azione di questo film. Il personaggio di Jason Bourne è sempre più un misto di umanità e onnipotenza che porta tutti noi spettatori ad assumere la ormai certa consapevolezza della sua imbattibilità. Il tutto con quel misto di tormentosità che fa di Bourne un personaggio che difficilmente non può essere amato. Giudizi sicuramente positivi in definitiva per questo ultimo capitolo della saga di Bourne perchè ci dimostra come il cinema di intrattenimento possa essere anche un utile mezzo di sperimentazione registica e possa quindi essere il risultato di un buon prodotto finale da vedere. Forse la nota più negativa risiede nella scelta del cast che fa da contorno a Damon, che spesso nelle scene di suspance non regge in pieno la tensione nelle emozioni , eccezione fatta per Albert Finney che ancora una volta anche qui dimostra grandi capacità recitative. Se ne prepara un quarto capitolo, la cui uscita è prevista per il 2010. Speriamo regga il confronto e non scada nel rischio della solita “minestra riscaldata”, la buona notizia è che sarà diretto sempre da Greengrass. Speriamo bene perchè sarebbe un peccato offuscare la memoria di uno dei personaggi più ben riusciti nel mondo del cinema fatto di Spy story.

(In moto per i gradini di Tangeri)
( E la fuga per i tetti di Tangeri)

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– The Bourne Supremacy – 2004 – ♥♥ e 1\2 –

di

Paul Greengrass 

Il secondo “capitolo” delle vicende della spia in preda ad amnesia continuano cambiando la sua mano creativa, il regista. E si vede! The Bourne Supremacy è leggermente inferiore al precedente in quanto a plot ma registicamente personalmente lo preferisco. Greengrass , che vinse l’Orso d’Oro a Berlino con Bloody Sunday, si avvale quasi sempre dell’uso della telecamera a mano per le riprese di questo film cercando di conferire il tono di suspance che spetta a un intreccio come quello di Jason Bourne. Ma in fase di montaggio perde di vista ciò che dovrebbe essere il perno di un film d’azione e cioè quello di farsi seguire dallo spettatore, mantenendo in lui un discreto tasso adrenalinico in corpo. Il montaggio infatti risulta essere eccessivamente velocizzato e irreale, impedendo spesso di seguire in maniera lineare quello che accade nelle vicende del personaggio interpretato da Damon, che sembra essere invece sempre più in forma. Matt Damon infatti è il vero punto di forza di questa saga d’azione, sempre più calato nel suo personaggio riesce a conferire la giusta umanità al suo personaggio. Prova a far percepire allo spettatore la propria angoscia nei confronti di un passato da killer spietato, questa volta accusato ingiustamente di aver ucciso il vice premier cinese da qualcuno che ha utilizzato la sua identità. Il tentativo infatti che Greengrass cerca in questo secondo capitolo è quello di approfondire proprio l’umanità del protagonista e l’importanza che per egli rappresenti la ricostruzione di una memoria ormai persa, ma con la quale si ritrova inevitabilmente a fare i conti. Conti che questa volta dovrà fare anche con i sistemi di sicurezza del nostro belpaese ( alcune scene sono girate a Napoli) , non facendo però alcuna fatica ad eluderli ma al contrario dandoci un palese esempio di quanto, secondo gli Stati Uniti, sia poco affidabile la sicurezza Italiana. E’ in definitiva apprezzabile il coraggio di Greengrass nel voler cambiare registro registico rispetto al primo Bourne di Liman. Anche se con una maggiore linearità e dei tagli di montaggio molto meno frenetici, che in alcuni punti (sopratutto il combattimento con il suo ex collega all’inizio e l’inseguimento nel finale) risultano piuttosto fastidiosi, il tutto sarebbe visivamente risultato migliore.

Damon e Stiles

( Vieni con me )
Police
( La polizia non può nulla contro Bourne)

Pubblicato su Cineocchio

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