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Posts Tagged ‘russia’

– Il Concerto – 2010 – ♥♥♥ e 1\2 –

di

Radu Mihaileanu

Ancora una volta gli ebrei sono protagonisti e ancora una volta Radu Mihaileanu, sorprendente regista del fortunatissimo Train de Vie, sceglie la strada del misto tra commedia di folklore e dramma storico sociale. Questa volta però abbandona il tema della shoa per trattare l’altra faccia della medaglia: quella che ha visto il popolo ebreo vivere nella “salvifica” Russia del comunismo e delle pari opportunità. Un popolo ebreo che però, durante il regime Breznev, venne condannato ai lavori forzati ed estromesso a causa della propagazione della loro arte e cultura tra il popolo russo. Nemici del popolo. E’ così che furono definiti tali ebrei. Ed è questa l’ accusa che risuona continuamente nella testa del direttore d’ orchestra Andrei Filipov, un tempo celebre e oggi ridotto a fare il semplice bidello del prestigioso teatro russo Bolshoi. Grazie ad un  inganno, che è prerogativa trainante dei film di Mihaileanu, Filipov tenta di organizzare un prestigioso concerto al Thèatre du Chatelet cercando di rimettere insieme la sua vecchia compagnia di musicisti ebrei, arricchita anche da gitani. Il regista ebreo si dimostra abilissimo per ben tre quarti di film a mantenere i toni del suo film decisamente leggeri e comici alternando sequenze esilaranti che forse in più di un’ occasione finiscono per apportare un pò di caos alla narrazione e alla sceneggiatura, ma che nell’ enorme finale vengono del tutto compensati. E’ proprio nel finale infatti che i toni cambiano decisamente e che finiscono per mostrare tutte le capacità che Mihaileanu ha di lavorare sulle emozioni e sul dramma di un popolo, di un’ etnia. Lo fa facendo ben sposare gioia e dolore , entrambe perfettamente legate da una sonata per orchesta con violino di Chajkovskij. Mèlanie Laurent ( già ebrea, vista e apprezzata nel Bastardi senza Gloria Tarantiniano) è colonna portante insieme ad Alexei Guskov dello straordinario ensamble di attori che trascinano questa commedia, la quale in diversi momenti impedisce di trattenere la risata. Certo il film ha qualche leggero difetto di sceneggiatura e qualche piccola incongruenza (non si capisce infatti come sia possibile che due direttori di due prestigiose compagnie musicali non si conoscano o come sia credibile in pieno che un famosissimo direttore d’orchestra si sia ridotto a fare le pulizie nella “moderna” Russia di oggi) ma nonostante questo vale decisamente il prezzo del biglietto ed è straordinaria espressione di un cinema che sa ben accordare l’ intensità di un dramma storico ai toni più rilassati della commedia caotica e un pò kitch alla Kusturica. Infatti trae non poche ispirazioni Il Concerto, dalla maestosa Prova d’ Orchestra di Fellini o dalle atmosfere scanzonate e gitane di Kusturica, seppur volendole incanalare verso uno stile decisamente più consono al regista franco-romeno, quello che mescola perfettamente nostalgia e pianto in un modo che non può evitare a nessuno di restarne in qualche maniera colpito. Un pò furbo, forse penseranno alcuni, perchè infondo ha ricalcato non poco le orme del suo Train de Vie. Personalmente però credo che faccia la differenza la musica in questo film, quella sequenza finale che dura più di 20 minuti e che parte da Mozart per arrivare alla totale armonia di Chajkovskji. Un pò come i toni dell’ intero film che partono un pò caotici, confusionari e con parecchie dissonanze per giungere a una perfetta armonia tra attori, regista e spettatori che assistono con un’ emozione alla gola.

( Reclutamento Ebreo)

(Il toccante momento finale)
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– I Demoni di San Pietroburgo – 2008 – ♥ –

di

Giuliano Montaldo

Giuliano Montaldo non stava dietro la macchina da presa da quasi 18 anni. E si vede. In una gelida San Pietroburgo dell’ 800 il regista italiano delinea la figura del celebre scrittore Dostoevskij, tra angosce, ricordi tormentati e complotti rivoluzionari contro lo zar. Sicuramente il film gode di qualche sporadica scena emozionante, anche se deve il sussulto di questa fugace sensazione più alle parole tratte dai capisaldi della letteratura dello scrittore russo che alla sceneggiatura del film stesso. Per il resto I demoni di San Pietroburgo si presenta agli occhi forte di una fotografia ben curata ma carente nei ritmi cinematografici. Perchè sarebbe meglio dire, guardando il film di Montaldo, che gli attori e sopratutto il protagonista Miki Manojlovic si muovono lentamente sul palcoscenico, ma poi invece ci si rende conto che non siamo a teatro. Ed è proprio per questa ragione che riesce difficile tenere gli occhi aperti fino alla fine e che le quasi due ore di questo film finiscono per apparire eterne. Fanno di gran lunga miglior figura Roberto Herlitzka, Anita Caprioli o Filippo Timi relegati a piccolissimi ruoli, ma che proprio per la loro limitatezza di ruolo si apprezzano sicuramente di più per le loro doti. Certamente, anche in questo caso, più teatrali che cinematografiche. Il film risulta spesso forzatamente melodrammatico e vaga tra flashback e atmosfere soffuse per far riflettere lo spettatore sul ruolo degli intellettuali nella collettività, sulle rivoluzioni politiche, sulla libertà e sulla religione e  Dio. Per il vero Dostoevskij però questa dimensione religiosa fu molto importante sopratutto nei suoi ultimi anni di vita. Nel personaggio di Montaldo invece si vede più un suo rifiuto della violenza ma un costante impegno nella lotta e nella rivoluzione, seppur più con le parole che con l’azione. Ed è per questo che si oppone anche all’ uso della violenza da parte dei reazionari studenti che progettano l’ annientamento della famiglia imperiale. I Demoni di San Pietroburgo è un tentativo di mostrarci il confine tra giustizia e prepotenza , tra rispetto per l’ Uomo e violenza. Ma con questi ritmi che ricordano spesso quelli di uno sceneggiato RAI ( il film peraltro è prodotto da RAI Cinema) difficilmente riesce a comunicare più che una sensazione di stanchezza agli occhi. Di noia. Risvegliata solamente dagli sporadici passi di letteratura di uno (ma non il solo!) tra i più validi scrittori slavi. Niente di nuovo.

(Dostoevskij calca il palcoscenico cinematografico)

(Mentre Herlitzka viene relegato ad un ruolo marginale)

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– The Bourne Supremacy – 2004 – ♥♥ e 1\2 –

di

Paul Greengrass 

Il secondo “capitolo” delle vicende della spia in preda ad amnesia continuano cambiando la sua mano creativa, il regista. E si vede! The Bourne Supremacy è leggermente inferiore al precedente in quanto a plot ma registicamente personalmente lo preferisco. Greengrass , che vinse l’Orso d’Oro a Berlino con Bloody Sunday, si avvale quasi sempre dell’uso della telecamera a mano per le riprese di questo film cercando di conferire il tono di suspance che spetta a un intreccio come quello di Jason Bourne. Ma in fase di montaggio perde di vista ciò che dovrebbe essere il perno di un film d’azione e cioè quello di farsi seguire dallo spettatore, mantenendo in lui un discreto tasso adrenalinico in corpo. Il montaggio infatti risulta essere eccessivamente velocizzato e irreale, impedendo spesso di seguire in maniera lineare quello che accade nelle vicende del personaggio interpretato da Damon, che sembra essere invece sempre più in forma. Matt Damon infatti è il vero punto di forza di questa saga d’azione, sempre più calato nel suo personaggio riesce a conferire la giusta umanità al suo personaggio. Prova a far percepire allo spettatore la propria angoscia nei confronti di un passato da killer spietato, questa volta accusato ingiustamente di aver ucciso il vice premier cinese da qualcuno che ha utilizzato la sua identità. Il tentativo infatti che Greengrass cerca in questo secondo capitolo è quello di approfondire proprio l’umanità del protagonista e l’importanza che per egli rappresenti la ricostruzione di una memoria ormai persa, ma con la quale si ritrova inevitabilmente a fare i conti. Conti che questa volta dovrà fare anche con i sistemi di sicurezza del nostro belpaese ( alcune scene sono girate a Napoli) , non facendo però alcuna fatica ad eluderli ma al contrario dandoci un palese esempio di quanto, secondo gli Stati Uniti, sia poco affidabile la sicurezza Italiana. E’ in definitiva apprezzabile il coraggio di Greengrass nel voler cambiare registro registico rispetto al primo Bourne di Liman. Anche se con una maggiore linearità e dei tagli di montaggio molto meno frenetici, che in alcuni punti (sopratutto il combattimento con il suo ex collega all’inizio e l’inseguimento nel finale) risultano piuttosto fastidiosi, il tutto sarebbe visivamente risultato migliore.

Damon e Stiles

( Vieni con me )
Police
( La polizia non può nulla contro Bourne)

Pubblicato su Cineocchio

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