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-Paranormal Activity – 2010 – ♥♥♥♥ –

di

Oren Peli

Paranormal activity è eccome un film dell’orrore. L’orrore che l’uomo può provare è particolarmente forte, autentico e reale quando non si può catturare la fonte dello spavento perché invisibile dunque impossibile da esaminare. L’unica cosa che conta per lo spettatore è di attendere a nervi tesi e continuare a vedere, aguzzare la vista nell’assenza di eventi che ogni volta che si materializzano valgono molto più di qualsiasi effetto speciale digitale o volto martoriato a mo’ di Esorcista. L’istinto umano davanti al terrore è la fuga, ma la protagonista del film, Katie, non può sfuggire in nessun modo poiché ha assistito ad eventi paranormali più o meno significativi per tutta la sua vita e in tutte le diverse case in cui ha vissuto, dunque noi insieme a lei concludiamo che il problema è dentro se stessa. Questa è la carta più vincente dello scarno plot di questo film che punta sul tema dell’ineluttabilità e della clausura. Qualche scricchiolio si può anche sopportare nella vita, ma non appena il padrone di casa, il fidanzato Micah, si presenta a Katie con una grossa videocamera intenzionato ad utilizzarla di notte come sorveglianza capace di testimoniare tutte le ore di sonno in cui non possono avere l’illusione di un controllo sulla situazione, le attività paranormali aumentano e si intensificano ogni notte di più. Ad alternare le notti passate nel terrore di qualcosa di indecifrabile, ci sono le tese giornate che la coppia passa discutendo animatamente fino ad arrivare ad insultarsi, perché non c’è sufficiente affetto o comprensione. Il fidanzato è preso dall’ebrezza di registrare e analizzare, mentre Katie più passa il tempo e più sta male. La notte si liberano le forze del male e l’essere sonnambula di Katie ad un primo momento, quando i due si rivedono, scatena ulteriori interrogativi e incomprensioni fra i due. A differenza di molti horror che comunque nel copioso spargimento di sangue, l’uso di musichine ad effetto e orripilanti trucchi sanguinolenti trovano la loro modesta ragion d’essere, in questo film tutto è giocato sull’assenza, il silenzio, il fuori campo. C’è anche una scena in cui viene chiamato un sensitivo, che però dice di non potersi occupare del caso di Katie perché esperto di fantasmi, mentre, a suo avviso, quello con cui Katie e Micah hanno a che fare è un demone, dunque devono rivolgersi a un demonologo… Il demonologo viene chiamato, ma quando giunge nella casa, l’uomo capisce che non è aria e li lascia piombare di nuovo nella loro terrificante solitudine. Ironia che si prende gioco del cinema gotico e d’esorcismo in cui tutto viene raccontato, spiegato, fino ad uccidere il mistero e la causa dei mali. Coi demoni senz’altro non si deve scherzare, che ci si creda o no, dunque il regista israeliano Oren Peli prende ispirazione dai migliori e decide di non incasellare il suo film in un genere specifico e di sottrarre all’occhio e alla mentre dello spettatore più elementi e informazioni possibili, per scatenarne la fantasia o per lo meno la potenziale inquietudine di fronte all’ignoto.I due protagonisti, che sono sconosciutissimi e bravissimi nel non recitare e nell’improvvisare tenendo a mente un probabile canovaccio minimale, come in Blair witch project sono scettici catalizzatori di immagini e rappresentano il vuoto esistenziale dell’America odierna, che solo nell’inconsulto abbandono al male trova soluzioni catartiche degne di attenzione e nota. Mi pare giusto informare il pubblico che la versione che circola nei cinema italiani adesso è riuscita a trovare una distribuzione dopo ben 4 anni ed è spaventosa, sì, nel finale, ma la versione originale che ha fatto storcere il naso a Spielberg lancia il film verso una prospettiva meno orrorifica e più da cronaca nera. La trovate a questo link, ma è altamente sconsigliato vederla, pare anche inutile dirlo ma meglio mettere le mani avanti, che vada visto dopo la visione del film in sala. Astenersi dal vedere il film negli orari pomeridiani assaliti da orde di adolescenti ormai diventati incapaci di rispettare il cinema e di vedere qualcosa che non sia un il loro i-phone.

(Una delle tante notte insonni)

(La tentazione finale dell'abbandono al male)
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