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– Benvenuti al Sud – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Luca Miniero

C’è lo zampino di Dany Boon come produttore esecutivo e si vede. Benvenuti al Sud è il remake di un film campione di incassi francese che esaltava le differenze tra il loro ricco sud (La Costa Azzurra) e il povero ma più umile e umano Nord (il Pas de Calais). Qui il tutto viene trasportato nella nostra Italia, che di certo non è per nulla esente da pregiudizi o stereotipi riguardanti le diversità tra le nostre regioni. Certo è che se per quanto riguarda la Francia la differenza almeno a livello paesaggistico è lampante, qui da noi questa differenza risulta un pò più forzata poichè è risaputo (anche dagli stessi Milanesi) di come il Cilento sia una zona campana sicuramente più bella della nebbia padana. Claudio Bisio, nonostante questa forzatura, risulta abile nell’ interpretare il ruolo di un milanese D.O.P.  (come il suo gorgonzola che si porta dietro fedelmente) pieno di pregiudizi enfatizzati sul Sud. La scelta degli attori è infatti forse la scelta maggiormente azzeccata in questa delicata commedia italiana che, come ormai poche volte siamo abituati a vedere, non degenera in grossolane battute a sfondo sessuale ma ricerca comunque un tipo di comicità diversa. Seppur non sconfina mai in nessun tipo di satira sociale e si mantiene sempre all’ interno dei margini di correttezza politica. Alessandro Siani, Valentina Lodovini e tutti gli altri sono perfetti a caratterizzare un piccolo microcosmo del sud, così come sono bravi a far rivivere ai loro personaggi quegli stereotipi che molto spesso si attribuiscono ai meridionali. Ecco quindi che vediamo un Sud pigro, lamentone e un pò mammone; un Sud dove si beve tanto caffè che rende più agitati e dove il mangiare in abbondanza sembra essere quasi un obbligo. Se però in giù al Nord era più l’ umanità degli indigeni di Pas de Calais a far ricredere il malcapitato direttore delle poste francese , nel remake di Miniero sembrerebbero più le bellezze paesaggistiche, il sole e il mare a sovvertire il metro di giudizio del nostro Bisio. E questo è di certo merito anche della differenza cromatica naturale differente che qui rende il sud più soleggiato e colorito rispetto a quanto invece nel film di Boon non poteva fare, per ovvi motivi geografici, il Nord transalpino. Se si guarda alla sceneggiatura non si può che cogliere una certa tristezza (per chi ha visto l’ originale) nel notare che nulla nella sua costruzione è originale e che Maniero & co. sembrano solo essersi limitati a convertire e italianizzare le battute francesi senza aggiungere quasi nulla di proprio. Sarebbe stato di certo innovativo e decisamente più originale fare una riflessione su quelli che sono veramente le differenze in italia e cioè quelle legate all’ integrazione nella società. Ma in questo caso difficilmente la Medusa avrebbe prodotto questo film, che così come è resta un prodotto assolutamente non originale ma sicuramente maggiormente gradevole della media di di commedie italiane distribuite ultimamente. Considerando poi che difficilmente un remake raggiunge questo scopo minimo.

( Prima notte al Sud)

(Messa in scena di un Sud Stereotipato)
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– Nord – 2010 – ♥♥♥ –

di

Rune Denstad Langlo

Sono poco più di 15 le sale cinematografiche in Italia nelle quali è distribuita questa piccola chicca norvegese. Forse perchè Nord esprime un tipo di cinema che è così lontano dal nostro e da quello da noi più conosciuto, colmo di azioni e dialoghi, molto spesso superficiali o ridondanti o altre volte inanellati da una linea comica per nulla opportuna e forzata. Le parole e i dialoghi sono decisamente pochi in Nord. Quello che conta è il viaggio, è il percorso, fatto di incontri e tanta neve, che Jomar intraprende verso il Nord della Norvegia. E questo viaggio è come se fosse una terapia per l’ ex campione di sci Jomar, abbandonato a se stesso a causa di un esaurimento nervoso. Ma è anche il viaggio che  compie alla ricerca del figlio che non sapeva di avere e che non ha mai conosciuto. E ogni sosta che farà lungo il suo cammino innevato sarà in qualche modo educativa per lui e fungerà da specchio a quelle che per anni sono state le sue solitudini e le sue ansie. Tutti i suoi incontri sono inevitabilmente contraddistinti dalla solitudine e dall’ isolamento dal mondo e dalla società: per alcuni di loro (la bambina e la nonna) non è stata una scelta , per altri invece (il vecchio eremita) è stata l’ unica alternativa possibile per rifuggire gli agi e le comodità che la società ci impone, e ritrovare un’ armonia con la natura. Il giovane regista norvegese Rune Denstad Langlo ha girato tutte le riprese in condizioni quasi proibitive, in una zona a nord del circolo polare artico e con un cast improvvisato spesso sul loco, ed è proprio questo ad aggiungere sicuro valore alla storia silenziosa dei suoi personaggi, che si intrecciano in un deserto esistenziale fatto di dialoghi minimalisti e spesso ironici. Vengono quindi privilegiati gli stati emotivi ansiosi e le nevrosi del protagonista, le ansie e le solitudini di ogni personaggio sono espressi con la potenza delle immagini e delle sequenze, che divengono la vera voce narrante di Nord. Una metafora sulla difficoltà della vita e sulla maggiore importanza assunta dal suo percorso più che dal  risultato finale o dal traguardo raggiunto. Nel finale muto di Nord diventa chiaro  come non sia importante la risoluzione del rapporto tra il protagonista Jomar e il figlio appena incontrato, quanto il percorso che ha dovuto affrontare prima. Colmo di elementi surreali, bizzarri e dolorosi ma in qualche modo formativi. Una silente metafora di come si possa interpretare il viaggio della vita in maniera costantemente difficile ma non per sempre. Esattamente come afferma Jomar in uno dei pochi dialoghi di questo brevissimo film (78 minuti).

(Recensione corretta da Caterina Romaniello)

( Ubriacarsi)

(Ritorno alla natura)

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