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Posts Tagged ‘musulmani’

– Il Mio Nome è Khan – 2010 – ♥♥♥ –

di

Karan Johar

I tre cuori di questo film andrebbero da soli alla straordinaria interpretazione di Shah Rukh Khan, uno degli attori più in voga dell’ universo Bollywoodiano, che con questa sua interpretazione di un personaggio affetto da Sindrome di Asperger non sfigura difronte a ricordi di interpretazione analoghe, come Dustin Hoffman in Rain Man o Tom Hanks in Forrest Gump. I riferimenti a questi due film anche sul piano della sceneggiatura in effetti si sprecano ( anche il nostro Khan eredita dalla madre una frase simbolo sulla vita che però non ha come similitudine i cioccolatini ma suddivide gli uomini in buoni e cattivi) e non lasciano di certo spazio all’ originalità di questo lavoro perfettamente confezionato dall’ industria cinematografica Indiana. Esattamente come in Forrest Gump, infatti, la storia ci è narrata come se fosse un flashback dello stesso protagonista che racconta la sua storia di vita, dal passato in India fino al suo approdo negli USA e il suo amore con Mandira, giovane ragazza madre di origine indiana ma di religione indù. E la sua storia personale non è esente ( come non lo era quella del Forrest di Tom Hanks) dal subire le conseguenze di quelli che sono stati gli avvenimenti socio-politici prima in India e dopo negli USA in conseguenza ai tragici e noti fatti dell’ 11 Settembre 2001. Differente è  il periodo storico, che nel film di Zemeckis erano i Seventies, mentre qui sono il primo decennio degli anni duemila. Ma ovviamente la più sostanziale differenza sta proprio nella costruzione del film. Il mio nome è Khan, seppur girato per gran parte negli States e distribuito ampiamente anche in Occidente, non tradisce per nulla il modo di fare cinema tipicamente Bollywoodiano e tratta quindi avvenimenti attuali e tragici con una leggerezza consona a quello stile cinematografico, tenendo in primo piano la storia d’ amore tra i due protagonisti, le atmosfere da sogno e poco realistiche e la colonna sonora avvolgente che accompagna quasi tutte le sequenze maggiormente coinvolgenti. Ecco allora che la complessità che temi come le ripercussioni nei confronti dei musulmani dopo l’ 11 Settembre o le discriminazioni religiose vengono affrontate con numerosi stereotipi e un eroismo degno di certi film americani di serie B. Sicuramente l’ attenzione a queste complesse tematiche ha fruttato a questo film la selezione della Berlinale come film fuori concorso, ma certo è che se non fosse stato sorretto dalla straordinaria interpretazione di Shah Rukh Khan o dalla fotografia ottimamente costruita il film avrebbe avuto molta meno fortuna in Occidente. A mio avviso è degno di nota anche il repentino cambio di registro  da commedia decisamente leggera a melodramma (forse un pò troppo melò e un pò meno drammatico) che è presente in questo lungo film Indiano. Sicuramente è un film che va positivamente sfruttato per intrattenere un numero maggiormente largo di pubblico, sia quello amante delle commedie d’ amore e dei buoni sentimenti ma anche chi non disdegna la riflessione verso temi sociali e culturali oggi più che mai attuali. Certo è però che dalla riflessione che questo film suscita necessiterebbe in seguito un approfondimento, per non far si che certe tematiche restino solamente discusse in superficie. Ma in questo caso, nell’ epoca nella quale ci troviamo oggi, sarebbe forse molto più difficile riuscire ad intrattenere adeguatamente. Obiettivo d’ intrattenimento che Il mio Nome è Khan riesce a centrare molto bene.

( Al mondo esistono due tipi di persone: Quelle buone e Quelle cattive)

( In viaggio verso il Presidente)
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– Il Profeta – 2010 – ♥♥♥♥♥ –

di

Jacques Audiard

Il Carcere dovrebbe servire a reintegrare i criminali nella società e a far dimenticar loro il passato delinquenziale che li ha condannati a quegli anni. Ma per Malik ( Tahar Rahim) non sembra sia così. Il giovane diciannovenne fa ingresso in prigione con pochi stracci e una sola banconota e il suo periodo in prigione è per lui solamente l’ occasione per crescere come criminale fino a raggiungere il momento della libertà con forti amicizie e degli affari ben ramificati ed stabili. I personaggi di Audiard ( lo è anche il Vincent Cassel di Sulle mie labbra) sono sempre un pò vittime dei loro eventi che inevitabilmente li trasformeranno in uomini diversi. Il regista francese lascia però allo spettatore il giudizio finale se questo cambiamento sia stato qualcosa di positivo o di negativo per loro. Ed è proprio con questo occhio mai giudicante che la macchina da presa di Audiard si muove velocemente e in maniera sensibile tra i suoi personaggi facendo delle riprese dinamiche un vero raccordo tra l’ espressione cinematografica e l’ evoluzione di Malik. Anche il linguaggio (tre sono le lingue usate ne Il Profeta) diviene un mezzo simbolico del cammino di Malik verso l’ accettazione della propria identità e il raggiungimento della propria libertà, quella che non lo renderà più obbligato a ricevere ordini dall’ alto ( nello specifico quelli del Boss còrso Luciani). Il francese e la grammatica continuamente approfondita nelle lezioni carcerarie sarà per lui il modo per integrarsi maggiormente nello stato in cui vive (Malik è di origine araba), la lingua corsa lo aiuterà nella frequentazione della gang di Luciani e dei Corsi, fruttandogli anche il soprannome di profeta proprio perchè in grado di capire tutti in anticipo, mentre la lingua araba sarà per lui l’ espressione finale di quella libertà individuale che dovrà riconquistare. Ma Un Prophète ( questo il titolo originale) non è solo un’ opera sulla crescita di un personaggio ma racchiude al suo interno frequenti metafore sociali sulla realtà della Francia e le separazioni ancora presenti tra le etnie, non solo in carcere ma anche nella vita da uomini liberi. Proprio come accadeva un anno fà con La Classe di Cantet ancora una volta per parlare della condizione della Francia bisogna parlarne ” Entre les murs”. E’ come se Audiard volesse comunicarci che tutto quello che accade dentro di noi inevitabilmente è poi lo specchio di quello che all’ esterno facciamo vedere. E’ così che Malik prende gradualmente coscienza di quella che è la sua identità, delle sue aspirazioni come uomo, impara ad essere il principale artefice di sè stesso. E anche i 150 lunghi minuti del film evolvono da dei titoli d’ apertura che si intravedono nel buio, un pò come Malik che dal momento in cui entra in prigione acquisisce una visione limitata delle cose, a quel primo piano finale a schermo intero che apre la prospettiva sulla visione dei fatti (il Malik che dietro di sè ha creato un impero). Il Profeta è anche capace di fondere i continui sensi di colpa, esternati dalle visioni mistiche e oniriche del giovane Malik alla crudezza dei fatti, esplicati dagli intrecci malavitosi di droga e dalle intolleranze tra le etnie. Per gustarne del tutto queste varie sfumature, date soprattutto dalle tre lingue presenti nel film, un consiglio è quello di vederlo in lingua originale. Forse unico modo anche di comprendere in pieno gli immensi pregi presenti in questo perfetto lavoro di Audiard che gli ha fruttato il Grand Prix all’ ultimo Festival di Cannes.

( Il legame con i Corsi)

( Uno dei momenti onirici di Malik)

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– Religiolus – 2009 – ♥♥♥♥ –

di

Larry Charles

La religione passando per i suoi numerosi credi finisce per avere come unico intento quello di instillare false credenze che portano l’uomo all’autosuggestione e spesso a credere a ridicoli avvenimenti che con l’uso della ragione non avrebbero ragion d’ essere. E’ un pò quello che Bill Maher, noto comico americano, sembra voler sintetizzare in questo interessante documentario sulle religioni. O forse sarebbe meglio dire sulle patologie neurologiche che le religioni nel mondo provocano nei loro seguaci. Ed è proprio il titolo del film (crasi tra religion e ridicolous) a voler subito farci capire l’intento del film. Attraverso interviste di esponenti del mondo religioso (cristiano, ebraico e musulmano) ci guida attraverso i paradossi delle credenze religiose. Maher attraverso un’ ironia esilarante mette in difficoltà ognuno di loro (e ci riesce!) strappando un sorriso a qualunque spettatore, che sia egli ateo come lo showman o credente ma con ancora un briciolo di materia grigia in testa. Passando da vere e proprie sette come Scientology o i Mormoni arriva anche in Vaticano a Roma dove viene sbattuto fuori in maniera poco ortodossa. Si accontenta di intervistare un prete inglese in visita a s. Pietro che egli stesso espone la propria incredulità in merito agli sfarzi e ai lussi che il vaticano espone e che sono ben in contraddizione con quanto scritto nella Bibbia. Ed è agghiacciante venire a conoscenza della superstizione religiosa in Italia attraverso un sondaggioche mette solo al sesto posto le preghiere rivolte a Gesù ( fondatore della religione cristiana) in paragone a quelle rivolte ai vari santi o idoli. Aiutato da un collage di film che fanno da intermezzi di montaggio alle varie interviste o riflessioni di Maher Religiolus con gusto riesce a far riflettere e ridere al tempo stesso. Un film che mette in discussione le credenze religiose fin dalle loro fondamenta, portando a far pensare sulla anche scarsa originalità della vita dei fondatori delle varie religioni (porta ad esempio la storia di Gesù e le sue indubbie somiglianze con uno degli dei degli antichi egizi). Tutto fino al più preoccupante argomento conclusivo finale dell’apocalisse, era nella quale secondo i credenti dovrebbe avvenire la fine del mondo, e che come conseguenza porta appunto quest’ultimi a non curarsi di questa stessa terra (magari inquinandola o deturpandola) in prospettiva dell’ “assurda” credenza apocalittica. Religiolus non si preoccupa degli incassi (utilizza una fotografia sporca e realistica) ma vuole soltanto invitare a far riflettere coloro i quali non sono ancora “ammalati” di religione alla sua potenziale pericolosità espressa che fa del “non pensiero” una virtù e che lo illude ad avere risposte che non ha. Tutto questo sfruttando le debolezze  dell’essere umano inconsapevole dei grossi poteri che la mente e l’autosuggestione ha su tutti noi. Da non perdere per ogni agnostico o ateo che vuole solo farsi quattro risate. Da non perdere per ogni credente che vuole riflettere e comprendere che è il dubbio la nostra unica salvezza.

( Bill Maher cacciato da S. Pietro 
si accontenta di restare nel suo piazzale)
(Maher espone anche le contraddizione in atto a Gerusalemme)

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