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– Turistas – 2006 – ♥ e 1\2 –

di

John Stockwell

Un gruppo di giovani turisti americani in Brasile fa una gita pazza in corriera. L’autista della rapidao fa giustamente finire il tram giù per un dirupo, quasi provvidenzialmente, ma miracolosamente tutti quanti riescono a salvarsi. Questa scena iniziale, insieme alle ultime e claustrofobiche e subacque, direi che è la migliore del film. Il problema sorge immediatamente quando tutti scoprono che non c’è nessun’altra corriera, perciò si mettono alla ricerca di qualche altra soluzione per andarsene, ma dopo una notte passata a folleggiare in una bellissima spiaggia con tanto di bar e ballerine/prostitute brasiliane, i nativi del posto si mettono d’accordo con un dottore per drogare gli stupidi americani, sedurli, derubarli di tutto e imprigionarli nella sua casa sperduta nelle montagne, dove il dottore pianifica di asportare i loro organi per poi donarli. L’uomo, pur essendo perfido e preciso nel suo lavoro, è decisamente maldestro e finirà per rimanere ucciso da uno dei suoi servi durante l’inseguimento di alcuni superstiti fuggiti nelle grotte. Il film per certi versi ricorda Hostel, ma a differenza di quello, che oltre all’elemento splatter, in Turistas decisamente meno forte ma comunque disturbante, era spietato in quanto praticamente nessuno dei protagonisti alla fine si salvava (beh uno sì, ma considerando il numero di turisti iniziali). Il coraggio di Turistas è quello di mostrare – a  discapito delle prevedibili lamentele da parte del governo brasiliano che di certo non passa come un paradiso dopo questo film e a discapito del finale più o meno lieto per i due fratelli che si salvano – una poetica ambigua sugli americani, la cui stoltezza viene messa sì in evidenza, ma al contempo viene esaltata la loro presunta capacità di sapersi difendere e salvare quando vengono calati in situazioni estreme ed impossibili e messi a confronto con lo straniero. Tema interessante e affrontato ampiamente in vari film, da Cane di Paglia con Dustin Hoffmann ai più recenti The Beach e Bangkok senza ritorno. Il film se perde punti per la sua non eccessiva originalità, ne guadagna per essersi permesso di utilizzare,ad eccezione del divo e modello Josh Duhamel, attori poco conosciuti ma allo stesso tempo adeguati. L’australiana Pru è interpretata da Melissa George, già vista anche se in un ruolo minore non prominente nel capolavoro di Lynch Mulholland Drive. Il dottore splatter è Miguel Lunardi, bravissimo e misconosciuto attore brasiliano. Il regista è John Stockwell, attore in declino che cominciò bene negli anni 80 a fianco di Tom Cruise in film come Un week-end da leoni, Top Gun e l’horror kingiano Christine la macchina infernale. Il film nel complesso si fa vedere perchè è meno sadico e guardone di Hostel e gioca di più sul creare tensione, fastidio e antipatia nei confronti di tutti i personaggi. Inutile dire che fa definitivamente passare la voglia di andare ad avventurarsi in giri non organizzati negli entroterra dei paesi belli, esotici, ma poveri dunque selvaggi e spietati. Se film di questo genere si fanno ancora oggi con discreti risultati e successo, tutto lo si deve al maestro Deodato e al suo cultore Tarantino.

(Melissa George in una delle ultime scene claustrofobiche 
e subacquee nelle grotte)

(Ve lo diamo noi il Brasile, stupidi Yankee!)
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