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Posts Tagged ‘lega nord’

– Cose dell’ Altro Mondo – 2011 – ♥♥ e 1\2 –

di

Francesco Patierno

L’ idea alla base dell’ ultimo film di Francesco Patierno, Cose dell’ altro Mondo, è sicuramente interessante e oltre ad essere una commedia farebbe subito pensare a un intreccio fantapolitico. In effetti l’ idea di un Veneto , realmente “invaso” da immigrati che apportano forza lavoro e quindi produzione a una regione, non è molto distante dalla realtà. Francesco Patierno entra con il suo film in questa realtà mostrandoci come la ipotetica scomparsa della forza lavora data dagli extracomunitari al nostro Paese finirebbe per paralizzare il normale svolgimento della quotidianità. Ecco allora che senza spazzini o badanti, la sua visione dell’ Italia è quella di strade invase dall’ immondizia o di anziani in balia a loro stessi che vagano per le strade della città senza meta e senza alcuna assistenza. Questa allegoria sociale, della quale Patierno si fa portatore col suo film però non approfondisce il problema politico nazionale ma si limita solamente ad esternarne delle conseguenze superficiali e macchiettistiche. Il personaggio interpretato da Diego Abatantuono è poco più di uno stereotipo leghista, nordico e un pò sbruffone, ruolo che lo stesso attore in virtù del suo poliedrico passato non avrà avuto alcuna difficoltà ad interpretare. Anche il poliziotto romano un pò sfortunato e abbandonato dalla moglie, interpretato da Valerio Mastandrea, sembra non essere approfondito con sufficienza e viene decisamente salvato dalla bravura che lo stesso attore ha nell’ interpretare questo genere di personaggio un pò maldestro. Il personaggio paradossalmente che sembra più efficace è quello del tassista, interpretato dal molto veneto Vitaliano Trevisan, che sa bene esprimere quell’ ignoranza che spesso contraddistingue il nostro tessuto sociale razzista e che come unica via di sfogo ha spesso quello della violenza. Valentina Lodovini, al contrario, poco può fare di convincente nell’ interpretare il suo ruolo da maestra di ideali progressisti, e  oltre a sfoderare il suo sorriso e la sua notevolissima bellezza in pratica non riesce a lasciare un marchio evidente alla narrazione. La fotografia del film risulta spesso piatta non apportando nessun tipo di originalità al film. Sicuramente il regista ha voluto attraverso la commedia indagare un fenomeno molto attuale come quello dell’ immigrazione, ma il risultato è che nella sua commistione tra surreale e comico ne deriva uno sguardo un pò superficiale di quello che è questo importante problema nostrano. Anche il tema della gravidanza interrazziale finisce per diventare solamente un pretesto per l’ esplicarsi della storia d’ amore tra i due protagonisti interpretati da Mastandrea e dalla Lodovini, non indagandone mai a fondo la problematicità di integrazione. Non sono esenti alcune evidenti incertezze sul piano sceneggiativo, come la scena in cui Ariele (Valerio Mastandrea), appena dopo la tempesta notturna che fa scomparire gli immigrati, esce fuori di casa dapprima solo in biancheria intima; poi accorgendosi di ciò ritorna in casa, ma invece di prendere un qualsiasi paio di pantaloni (scelta che a quel punto sarebbe stata ovvia) , prende solo una vestaglia e torna fuori, pur sempre in mutande. Scelta che di certo strappa un sorriso nello spettatore, ma che risulta un pò poco credibile. Tipico esempio, questo film, di buona idea, ma non sviluppata in pieno.

( Un Abatantuono macchiettistico e razzista)
 
( In Vestaglia per strada...)
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– Barbarossa – ♥  –

di

Renzo Martinelli

Parlare di Barbarossa, il nuovo film kolossal di Renzo Martinelli voluto tanto dalla Lega Nord, esulandolo dal dibattito politico e dalla sua produzione costata ben 30 milioni di dollari sarebbe impossibile perchè un film va anche giudicato per il suo lato produttivo e non solo come dice il regista brianzolo stesso “se da emozioni o meno”. Tanto per iniziare il titolo è la prima cosa che trae in inganno lo spettatore perchè ci si accorge ben presto che il vero protagonista non è Federico I Von Hohenstaufen detto il Barbarossa (Rutger Hauer) ma l’eroe milanese (peraltro leggendario) Alberto da Giussano (Raz Degan). E l’ intero film è costruito per rendere onore a quel personaggio che non si sa se sia davvero esistito ma che la Lega Nord tanto detiene a modello. Tecnicamente c’è decisamente molto rammarico guardando Barbarossa perchè ci si accorge che è realizzato sicuramente per essere un kolossal con immagini e sequenze di forte impatto visivo. Ma quale è il senso? Perchè viene continuamente ripetuto il motto di memoria Gibsoniana “Libertà” e perchè continuamente vengono propinate agli occhi dello spettatore bandiere di Milano o sottolineato il concetto che la Padania deve unirsi contro la tirannia dei padroni (nel caso del film l’ Imperatore, oggi Roma ladrona) se non a causa del loro significato politico? E’ noto a tutti infatti che nel medioevo di Barbarossa non esisteva nessun concetto di Padania. E’ molto facile quindi realizzare un film con sensazionali seppur scontati effetti visivi, combattimenti alla Braveheart o eroismi alla Giovanna d’ Arco. Ma se poi tutto questo deve finire per essere politicizzato allora che senso ha con il cinema? Ancor di più se i soldi utilizzati per realizzare questo progetto vengono dalla nostra Rai e quindi dalle tasche di noi contribuenti? Il Barbarossa di Martinelli è una continua metafora delle ideologie leghiste soprattutto nella sua sceneggiatura che è il vero tasto dolente dell’ intera opera. Uno script che contiene continui riferimenti alle politiche del Carroccio sia nelle frasi che nelle ricostruzioni delle location (quando Barbarossa arriva a Roma la trova afflitta dalla peste). Ne sono un esempio frasi come: “Milano è la porta per la Sicilia” o ” Non portateci via i nostri soldi richiesti per le tasse di Roma” o ancora” Dobbiamo unire la Padania in una lega che sia più forte degli stranieri che vogliono invadere le nostre terre” . Il film viene salvato dal totale tracollo solamente dalla presenza di un cast sicuramente al di sopra delle pretese sceneggiative che vanta la presenza di un Farid Murray Abrams (vincitore del premio Oscar per l’ Amadeus di Milos Forman) nei panni del milanese traditore , una Kasia Smutniak che risponde bene alla prova interpretativa di una donna al limite tra la follia e la stregoneria e un Raz Degan doppiatissimo nelle vesti dell’ eroe da Giussano. Ma tra tutti sicuramente il migliore è il noto Rutger Hauer nei panni dell’ imperatore tedesco che affronta con freddezza un ruolo che sicuramente non è caratterizzato come si dovrebbe. E’ infatti anche l’evoluzione psicologica dei personaggi che di certo lascia spazio a non poche perplessità. L’eroe milanese interpretato da Degan infatti scena dopo scena muta sempre di più da un personaggio semplice e pacato a un condottiero assetato di sangue (e di Libertà??!) che sfodera sguardi arcigni e occhiate piene di sete di vendetta. Nei combattimenti Martinelli dà sfogo a tutta l’ ira dei personaggi non badando assolutamente a porre freni alla crudeltà dei corpo a corpo o agli spargimenti di sangue. E se sono più crudeli tanto meglio. Esaltano di più la folla dei facinorosi padani. E purtroppo basta farsi un giro su youtube per constatare quanto questa esaltazione per la violenza, per la lotta e per il sangue sia in voga tra i militanti padani durante la presentazione del Bravehearth della Lega Nord (Barbarossa).

(Bandiere di Milano in bella vista un pò sempre)

( Uno dei frequenti sguardi arcigni di Raz Degan alias Alberto da Giussano)

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