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Posts Tagged ‘jean pierre dardenne’

– Il Ragazzo con la bicicletta – 2011 – ♥♥♥♥ –

di

Jean Pierre e Luc Dardenne

Sembra essere questo Il Ragazzo con la bicicletta un perfetto film che segue perfettamente la linea cinematografica tracciata dai fratelli Dardenne e che vede ne Il Matrimonio di Lorna il passo precedente. E’ infatti la ricerca affettiva a fare ancora da protagonista in questo ultimo racconto dei fratelli  francesi. Sarà infatti la ricerca di affetto che spingerà il giovane protagonista Cyril (Jèrèmie Renier) a compiere scelte senza speranza ( la disperata e continua ricerca di un padre anaffettivo) o scelte pericolose (quella di seguire la compagnia di un giovane spacciatore di quartiere). Un film molto geometrico che delinea le tappe di questo momento di vita del giovane Cyril anche grazie a una colonna sonora, che è per tutto il film totalmente assente e che si fa sentire solamente quattro volte per delineare i punti di confini esperienziali di questa sua parentesi di esistenza. La fotografia lascia senza parole e seguendo i toni registici moderati dei due registi mescola tonalità calde ed estive a i toni freddi e bluastri delle sequenze girate in notturna. La sceneggiatura è ben costruita e ha come motore portante la dinamica tanto cara ai registi del mondo infantile che non si assoggetta a quello degli adulti e che cerca sempre una via di fuga o un’ alternativa per combatterlo a suo modo. Il vuoto affettivo del giovane Cyril sembra non trovare alcun tipo di contatto con la sua realtà e viene vissuto in maniera ostinata e a senso unico. Dovrà essere lui da solo ad arrivare alla consapevolezza di un padre incapace di ricambiare il suo desiderio di affetto. Funziona più che mai la prospettiva utilizzata dai  fratelli francesi per mostrare allo spettatore le vicende. Esse infatti ci vengono narrate interamente secondo le emozioni del giovane bambino, tralasciandoci i momenti di vita superflui (come le settimane trascorse in istituto da Cyril). I lunghi salti temporali, che possono apparire a prima vista dei vuoti, sono in realtà una scelta che si dimostra più che mai valida ai fini di coinvolgere lo spettatore nel filone portante della storia. Così come non è dato sapere allo spettatore il perchè Samantha (Cècile de France) decida di farsi carico improvvisamente del bambino conosciuto per caso in uno studio medico. Ciò che infatti preme maggiormente è delineare il mondo interiore emotivo ed affettivo dei due protagonisti, entrambi in lotta con due differenti tipi di solitudine. Ma entrambi, dopo un necessario percorso personale, saranno capaci di  donare reciprocamente il loro mondo interiore e interamente sè stessi. Una cosa che nel mondo occidentale contemporaneo sembra essere sempre più difficile e meno comune e che i Fratelli Dardenne, con questo loro film, sembrano volerne fare perfettamente un perfetto allegorico quanto mai attuale.

( La ricerca di un padre anaffettivo)
 
( Ricerca affettiva rischiosa)
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– Il Matrimonio di Lorna – 2008 – ♥♥♥♥♥ –

di

Jean-Pierre & Luc Dardenne

Raramente un film riesce a fondere così bene argomenti di attualità, sentimenti e moralità con quello che dovrebbe essere prerogativa di ogni essere umano: la voglia di vivere. Lorna, la protagonista del capolavoro dei fratelli Dardenne, è una giovane albanese che per ottenere la cittadinanza belga si è fidata di un tassista di origini italiane che le ha combinato un matrimonio con un giovane belga tossicodipendente, Claudy. Quello che Claudy non sa è che l’astuto tassista sta tramando alle sue spalle per farlo uccidere,simulando un overdose, ai fini di far risposare Lorna con un russo, anch’egli in cerca di cittadinanza belga. E’ proprio dal piano di Fabio,il tassista, che non è condiviso in pieno da Lorna che inizia la scoperta dei sentimenti della giovane albanese. Attraverso delle riprese a mano , che sempre hanno contraddistinto il cinema dei due fratelli registi francesi ma che in questo film sono saggiamente intervallate con riprese più larghe che includono più personaggi, seguiamo gli stati d’animo della protagonista quasi come a inseguirla in maniera costante come in una sua personale via Crucis di dolore.  E al centro di tutti questi scambi è costantemente presente il potere rappresentativo che in quel mondo di malavita rappresentano i soldi. Quasi come se i soldi potessero pagare non solo la vita ma anche i sentimenti delle persone, ci vengono sempre sbattuti in questo film davanti gli occhi e ne diventano l’efficace contrasto ai sentimenti di Lorna, che ne diventa invece pian piano sempre meno succube. Strepitoso è il realismo che spicca nella manifestazione dei conflitti interiori di Lorna e dei suoi sensi di colpa nei confronti della morte di Claudy. Come  superba è l’interpretazione della giovane attrice Arta Dobroshi nel mostrare la sua privatissima guerra “fredda” contro tutti e nella difesa di quell’ istante d’amore che solo Claudy ha saputo donarle. E allora, quasi come una sua redenzione personale, nell’iniziale insensibilità e avidità di Lorna si troverà sempre di più la speranza del cambiamento che la condurrà ad un finale concreto ma questa volta spinto da un desiderio di umanità. Un percorso, quello di Lorna , quasi spirituale (anche se laico) che la porterà alla pace con se stessa , all’assoluzione personale delle sue colpe e alla nascita di un seme di speranza nella sua vita. Vince la migliore sceneggiatura a Cannes perchè oltre che alla ben nota perfetta regia questo film gode di ottimi dialoghi e di una storia ben dosata in ogni sua sfaccettatura. 

(La iniziale insensibilità di Lorna nei confronti
dei problemi di astinenza di Claudy)
( Il russo contratta per lei con il tassista Fabio)

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