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– Niente Velo per Jasira – 2009 – ♥♥♥ e 1\2-

di

Alan Ball

Alan Ball è una certezza nel mondo della sceneggiatura. Vanta un premio Oscar per lo shockante American Beauty e il fatto di essere il creatore di due ben fatte quanto famose serie televisive come Six Feet Under e True Blood. Ma questa volta si cimenta dietro la macchina da presa traendo la sua sceneggiatura dalle pagine del romanzo di Alicia Erian “Beduina” creando un film per molti aspetti paragonabile al celebre film di Sam Mendes (American Beauty) ma con l’intento più profondo si indagare le radici di una cultura americana che nasconde dietro al puritanesimo una sessualità che dall’ altra parte ostenta. La protagonista è la tredicenne Jasira che viene mandata a vivere dal padre-padrone libanese, perchè la madre americana non riesce a gestire lo sguardo interessato del suo compagno verso la giovane ragazza che è nel bel mezzo del suo sviluppo sessuale. Jasira non saprà gestire in maniera corretta le pulsioni espresse dal suo corpo perchè circondata da un mondo di adulti ambigui e potenzialmente pericolosi che invece sanno perfettamente come trarre vantaggi da lei. Ball partendo dal forte valore che gli Stati Uniti danno alla bellezza punta il dito con coraggio verso le contraddizioni della sua stessa nazione sia in campo sessuale, che in campo politico (il periodo è quello della controversa Guerra del Golfo per stanare Saddam Hussein). E non solo. Anche la discriminazione razziale celata dietro un “velo” di perbenismo o protezione sembra essere ancora uno dei grandi problemi della società americana secondo il regista.E le emozioni dello spettatore durante la visione di questo film anch’esse sono pervase da un senso di ambiguità che portano a domandarsi quali siano i reali confini di una società dominata dal sesso e dall’ apparire ma che non sa gestire con adeguati metodi educativi questa esigenza esterna imposta. La fotografia di Towelhead (questo è il titolo originale del film che tradotto letteralmente sta a significare una delle offese lanciate ai mediorientali: “teste di turbante”) è interamente pervasa da tonalità calde giallo-arancioni che rendono le atmosfere del film ancora più avvolgenti e immergendo lo spettatore in un disagio continuo. Soprattutto durante le scene di molestie messe in atto dall’ ambiguo riservista dell’ esercito americano, nonchè vicino di casa di Jasira, Mr. Vuoso (Aaron Eckhart). Il personaggio di Jasira vorrebbe rappresentare secondo Ball una metafora perfetta dell’ ipocrisia della società statunitense in continuo dilemma tra la sua apparente realtà fatta di prati perfettamente curati e villette a schiera e la sua indole multi-culturale e razzista. L’ esordiente protagonista Summer Bishil, facendosi forza del suo naturale sguardo intenso da mediorientale, gioca bene a far la lolita confusa ma consapevole e dà luce a una prova soddisfacente seppur a tratti un pò monocorde. Un finale catartico e pervaso dal senso di rinascita dalle proprie ceneri e dalla confessione delle violenze pedofile sembra tuttavia apparire molto surreale. Ma quando ci si ricorda che a dipingere il tutto è un regista grottesco e ironico come Alan Ball in grado di parlare del puritanesimo statunitense anche utilizzando i vampiri (True Blood) si comprende il senso della scelta speranzosa.

( Mia figlia è casta e pura..guai a chi la tocca)

( Perdità della verginità)
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