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Posts Tagged ‘giuseppe tornatore’

– Baarìa – 2009 – ♥♥♥ e 1\2 –

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Giuseppe Tornatore

Tornatore torna in Sicilia a 21 anni dal suo capolavoro, Nuovo Cinema Paradiso, e lo fa intrecciando la storia popolare di una Sicilia di inizio secolo a quella “emozionale” del giovane Peppino (Francesco Scianna) che con i suoi sogni politici vorrebbe cambiare l’ ingiusta realtà isolana. Peccato per la prima mezz’ora. All’ inizio il regista siciliano sembra avere le idee confuse sulle troppe tematiche da trattare e finisce per sommergere in maniera frenetica lo spettatore di personaggi e situazioni apparentemente superflue e che solo dopo questa “lunga” e veloce introduzione riusciamo a comprendere. Il vero “la” musicale del film infatti si ha da quando il nostro protagonista incontra l’amore, perchè è dal legame con i sentimenti che nasce il vero kolossal di Tornatore. Ma Baarìa più che un film con un protagonista è un film corale. Peppino anche se resta il personaggio principale non è reso esclusivo mai da Tornatore ma è attorniato da cento altri personaggi che parallelamente a lui vivono le loro storie. Piccole storie quotidiane che si spiegano strada facendo e che hanno come scopo quello di mostrare l’immutabilità di certe situazioni e realtà della Sicilia. Il regista sembra voler raggruppare un pò tutti i film che in 50 anni sono stati fatti sulla Sicilia, che  siano questi sulla Mafia o sulle lotte politiche, e racchiuderli tutti all’ interno di una sola location popolare: quella di Bagheria, il suo paese natale. Ne viene fuori un film che fin dalle premesse si capisce che punta in alto. Vi sono dietro 3 anni di lavoro 35mila comparse e 122 differenti location, per non contare lo straordinario numero di celebri camei. Ma quello che mi sono domandato, scena dopo scena, è: era necessario tutto questo? Non sarebbero bastati pochi ma buoni attori come lo stesso Salvatore Scianna, che viene dal teatro, per fare un film coinvolgente? E’ inevitabile non pensare alle strategie commerciali vedendo attori come Raul Bova, Laura Chiatti o Monica Bellucci relegati a brevi sequenze non parlate. E allora forse vi sono due modi per vedere Baarìa. Il primo è quello che deriva dalla forza delle immagini, e la potenza visiva di alcune scene accompagnate da una perfetta colonna sonora di Ennio Morricone. E l’altro quello attento alla sceneggiatura, a dialoghi forzati e spesso innaturali che sono il vero punto debole di questo film. Nonostante il dialetto siciliano dia forza ed enfasi al contesto narrativo manca del tutto il coinvolgimento. Si finisce per essere spettatori di tante piccole sequenze di storia popolare, molte slegate tra loro, spesso montate anche come se fossero un unico grande trailer. Baarìa non è però esente di ottimi momenti, come ad esempio quello in cui Peppino ritorna al paese dopo aver cercato fortuna a Parigi ed è accolto da un suo compaesano che neanche si era accorto della sua assenza e vedendolo con la valigia pensa addirittura che sia in partenza. Oppure quella dell’ assessore all’ urbanistica cieco che “visiona” i progetti in maniera tattile solo dopo aver intascato la mazzetta. I simbolismi come questo sono frequenti in Baarìa e fanno parte del tipo di cinema al quale ci ha abituati Tornatore, fatto di poeticismi e di sottili metafore del vivere umano e in questo caso siciliano. Ottima è anche la sequenza finale sottile metafora “Gattopardiana” del tutto che muta esteriormente ma che rimane perfettamente immutato nella sostanza. E’ la storia del padre di Giuseppe Tornatore e vi sono molti elementi autobiografici in questo film cari al regista come il mescolamento tra religione e superstizione o quello tra cultura e arte popolare. Ma come sempre a spiccare sono i sentimenti. Aldilà del cast ricercato o delle sue pretese Baarìa è un film che credo debba esser visto solamente con gli occhi del cuore, perchè se si esula da tutto questo rischia di restare ingabbiato in una furba e ben fatta operazione commerciale.

( Alla ricerca di fortuna)

( Effetti collaterali dell' essere Comunista)

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– La Sconosciuta – 2006 – ♥♥♥ e 1\2 –

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Giuseppe Tornatore

Tornatore ormai si sa: è abile con le emozioni e a saper fare di una storia drammatica una trama pervasa da un’ atmosfera di speranza e di dolori passati. Il passato è sempre una caratteristica importante del cinema di Tornatore e lo ha contraddistinto in film come Nuovo Cinema Paradiso o L’ Uomo delle stelle. Lo rivive attraverso i continui flashback vissuti dalla protagonista ucraina e “sconosciuta” (Xenia Rappoport) della quale come un mosaico noi spettatori assistiamo passo dopo passo alla lenta ricostruzione del suo trascorso doloroso. Ed è proprio il contrasto tra un passato violento e un presente colmo di speranza e determinazione che Tornatore attraverso la sua solita regia essenziale ed asciutta tende a voler sottolineare. La fotografia si alterna dai toni molto luminosi della felicità a quelli più cupi e notturni che contraddistinguono le scene violente del film. La sconosciuta si fa inoltre forza  di attori già consolidati come Pierfrancesco Favino, Claudia Gerini, Alessandro Haber o Piera degli Esposti che ne apportano sicuramente un valore aggiunto. Il regista siciliano inoltre ancora una volta risulta abile nel dirigere i bambini regalandoci un’ interpretazione spontanea e semplice della piccola Clara Dossena. E’ una storia di un crimine su una donna e sull’ infanzia ma non vuole essere un film di denuncia quanto più un thriller che confina lo spettatore a continui colpi di scena su quali siano i reali intenti della protagonista extracomunitaria. Questa sconosciuta si infiltra in pratica nella vita familiare degli orafi Adacher e più di una volta sembra, per lo spettatore, che voglia sconvolgere negativamente la vita dei coniugi, rubando l’affetto della piccola bambina di casa. Ma lentamente si fa strada nel personaggio della giovane ucraina la bontà e la speranza (grazie sopratutto agli esplicativi flashback) che lentamente trascinano il film verso un finale tragico ma allo stesso tempo sentimentale e colmo di aspettative future. Anche Michele Placido regala una straordinaria interpretazione portando in scena un cattivo viscido e glabro che altro non deve fare se non instillare nelle menti del pubblico la sensazione di repulsione. Ma più di tutti è la Rappoport, attrice russa nota nel mondo teatrale, a dar di sè un’ ottima impressione essendo efficacemente in grado di far evolvere il suo personaggio attraverso i differenti piani temporali messi in scena da Tornatore. Molti hanno paragonato lo stile di Tornatore ne La Sconosciuta ai film di Hitchcock ma ci si rende ben presto conto che infondo manca un elemento fondamentale che contraddistingueva quei gialli: la distanza emotiva tra spettatore, regista e protagonisti. Ne La Sconosciuta c’è la compassione e il coinvolgimento che sono tipici del regista siciliano aiutati inoltre da un maestro del mood musicale come Ennio Morricone. Ci sono quegli elementi nostalgici che già si sono ben visti nel suo capolavoro (Nuovo Cinema Paradiso). Ma questa volta sono colmi di sangue e violenza.

la sconosciuta

( La buona e il brutto e cattivo)
Clara Dossena e Xenia Rappoport
( Bisogna anche imparare a cadere bene e a rialzarsi)

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– Nuovo Cinema Paradiso –  1988 – ♥♥♥♥♥ –

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Giuseppe Tornatore

Oggi è il mio compleanno e  mi sono voluto regalare quello che è senza alcun dubbio uno dei miei film preferiti da che io abbia memoria cinematografica. Nuovo Cinema Paradiso è un film che non può non restare indelebile nella memoria sicuramente di ogni siciliano che ha lasciato questa stupenda terra natale, ma anche di chi apprezza quel cinema evocativo dei ricordi, del quale gli americani sono stati spesso in passato maestri, e ancora anche dei film che aiutano a sperare anche quando ogni speranza futura sembra essere “crollata”. Le vicende sono narrate a Giancaldo, un immaginario paese della Sicilia, attraverso i ricordi di Salvatore Di Vita, un regista affermato che ha lasciato da tempo quel paese per la capitale Roma. In una narrazione quasi autobiografica, basata su personaggi e piccole gag veramente vissute da Tornatore durante la sua infanzia e adolescenza con immenso realismo racconta quegli stessi anni del personaggio di Salvatore e della sua relazione di amicizia  ( quasi di padre-figlio o nonno-nipote) con il proiezionista Alfredo (Philippe Noiret) di un piccolo cinema parrocchiale, simbolo e unico svago per gli abitanti del piccolo paese Giancaldo. E sarà Alfredo che accompagnerà Salvatore nelle tappe della sua crescita adolescenziale coltivando in lui quell’ amore verso il cinema che naturalmente già fin da piccolo possedeva. Un’ amore assoluto verso le pellicole, i film e l’arte cinematografica che non hanno rivali neanche se confrontati a quelli reali verso le ragazze. Philippe Noiret porta in scena un personaggio estremamente paterno e maestro di vita che quasi non crede nell’amore tra uomo e donna ( ne parla sempre scherzando o per battute cinematografiche), ma che confida nel valore dell’ amicizia, della sincerità e del cinema come unico luogo dove i sogni prendono forma. Tornatore è molto abile nel costruire un’ opera colma di poeticità e di ispirazioni classiche a miti Omerici o Greci (un Salvatore quasi Ulisse, la cecità di Alfredo come quella del ciclope, la madre che come Penelope tesse la tela o il cane che riconosce il protagonista Marco Leonardi che ricorda Argo), in un racconto che oltre ad essere un inno al cinema è sopratutto un inno alla Sicilia e una splendida terra mostrata in ogni sfaccettatura sia di luoghi che di personaggi. Un’ estrema cura per ogni particolare e per ogni personaggio fa di questo film un gioiello indimenticabile per ogni amante del cinema e che rende fieri noi italiani di aver prodotto opere come questa. Con molto rammarico e nostalgia spesso se si guarda a gran parte delle scarse pellicole che oggi invece il cinema nostrano è in grado (o forse sarebbe meglio dire non è in grado) di produrre. Anche il personaggio apparentemente secondario come quello della madre (Pupella Maggio) assume il ruolo dell’ unico vero personaggio compiuto, che non parla mai o poco durante tutto il film ma non appena si esprime sembra aver capito realmente tutto. Un film malinconico che rievocherà nei siciliani molti dei manierismi che li contraddistinguono come quello di non fidarsi della felicità e della fortuna e non appena la si raggiunge abituati a voltarle le spalle. Un connubio di romanticismo, emozioni e realismo che non lascerà indifferente nessuno spettatore e che ha portato Tornatore a vincere l’ Oscar come Miglior film straniero. Chiudete gli occhi prima di vederlo (come fa Salvatore) per poi riaprirli dopo la musica iniziale indimenticabile di Ennio Morricone. Perchè prima di una grande emozione bisogna prepararsi chiudendo gli occhi per cogliere la sorpresa della grandezza che solo un salto al cuore sa suscitare.

Alfredo e Totò

( Totò: posso prendermele??
Alfredo: Nooooooo!!!)
Noiret e Leonardi
( La storiella del soldato e della principessa inno  al romanticismo)

Pubblicato su Cineocchio

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