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– Tutta colpa di Giuda – 2009 – ♥♥♥♥ e 1\2 –

di

Davide Ferrario

Quando nel panorama del cinema italiano assistiamo a certe perle rare non si può non restare indifferenti e concedere un segno di plauso a registi come Davide Ferrario. Con l’ausilio di riprese che sanno benissimo fondere lo stile del documentario con quello della finzione cinematografica il suo Tutta colpa di Giuda è un film che pur parlando della situazione nelle carceri finisce per sottoindendere un profondo significato sulla religione. Ambientato quasi interamente nel carcere delle Vallette a Torino il film narra  di una giovane regista di teatro sperimentale, Irina (Kasia Smutniak), che accetta di allestire proprio all’interno della struttura penitenziaria una rappresentazione teatrale usufruendo delle sole prove recitative di alcuni detenuti. Ma ben presto Irina si troverà a dover affrontare le pressioni di don Iridio, il prete del carcere, che vuole a tutti i costi mettere in scena la passione di Cristo ma inizialmente anche quelle del direttore del penitenziario (Fabio Troiano) che ha paura del rischio che possa esserci nel fare appassionare troppo dei detenuti alla vita e quindi anche conseguentemente alla libertà. E proprio la libertà diventa un tema fondamentale del film e finisce per fondersi oltre che con il desiderio dei carcerati anche con quella della religione. L’interpretazione del vangelo usata da Irina per costruirne il suo musical recitativo è interamente liberamente reinterpratato attraverso il mondo laico e antiomologato di Ferrario che nel personaggio di Kasia Smutniak trova il perfetto alter-ego. E sarà proprio sfidando le convenzioni del prete moralista don Iridio e superando le frecciatine dell’ acida suor Bonaria (Luciana Littizzetto), che è intollerante dai calendari delle modelle seminude dei detenuti allo stesso modo che dalle preghiere buddiste, che Irina offrirà ai detenuti un diversivo artistico che si rivelerà essere il loro vero elemento salvifico. Al contrario dell’elemento salvifico basato sulla sofferenza e sull’espiazione attraverso la sofferenza, che la morale cattolica vorrebbe imporre ai suoi discepoli proprio portando ad esempio il sacrificio del Nazareno e il sacrificio di Giuda. E straordinario è anche come venticinque detenuti si siano trasformati in attori così reali da portare lo spettatore a non distinguere più quali nel film siano i veri attori e quelli invece che si limitano a impersonificare se stessi e la loro stessa condizione di prigionia. Gli stessi detenuti che proprio grazie all’ arte cinematografica e alla possibilità data loro da Ferrario si trasformano da squallidi e tristi ammassi di carne immobili a geniali danzatori e musicisti improvvisati mescolando il concetto di libertà con la magia della musica e della colonna sonora di questa brillante commedia. Io stesso non ho potuto fare a meno  di acquistare la colonna sonora (I Marlene Kuntz tra tutti sono autori principali di questa), vero punto di forza aggiunto in questo raro esempio di buon cinema nostrano. Cecco Signa diventa, con la sua rappeggiante canzone Tutta colpa di Giuda, il simbolo musicale della situazione dei carcerati come di quella religiosa e ben si fonde tra i detenuti. Quella situazione carceraria che da Ferrario non viene trattata in termini eroici o in termini di recupero ma solamente come un’ annoiata realtà nella quale gli abitanti di questa stessa ( i carcerati stessi) altro non fanno che fingere di comportarsi bene davanti ai loro custodi o di seguire fintamente la morale religiosa imposta dai moralisti guardiani della fede (preti o suore carcerarie). In un mondo dove ormai Giuda ha preso il comune significato di infame o di traditore Davide Ferrario aiuta a riflettere su come senza quell’apostolo la chiesa stessa non avrebbe potuto avere il suo Salvatore. Fa riflettere sul perchè la croce debba per forza avere quel significato di sofferenza attraverso la quale è solo il dolore e la sofferenza che portano all’espiazione e la porta invece ad assumere un significato di trampolino di lancio utile per spiccare il volo in una società nella quale è più semplice emarginare. Ottimi i due protagonisti: Fabio Troiano è abile a usare l’ironia del dialetto napoletano come abile spunto per riflettere su importanti tematiche carcerarie, mentre Kasia Smutniak abilmente costruisce un personaggio anticonformista che confida nell’arte come unica fede laica che possa offrire un’ utile alternativa leggera, magica e sognante rispetto a quella dolorosa e pesante che spesso la fede religiosa provoca. Spontaneo, filosofico e magico Tutta colpa di Giuda si pone senza dubbio come una delle rare  produzioni che ci rendono orgogliosi del cinema italiano.

(Signorì per sopravvivere qua dentro bisogna fare il morto)
(Tu dimmi adesso chi era l'idiota il Nazareno o Giuda Iscariota?)
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