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Posts Tagged ‘François Truffaut’

– Due Vite per Caso – 2010 – ♥♥♥ –

di

Alessandro Aronadio

E’ un film a metà questa opera prima di Alessandro Aronadio: a metà tra un film d’ attualità e  un racconto filosofico sulle esistenze parallele, per metà una riflessione sulle perplessità dei giovani di oggi e  per un’ altra  sulle contraddizioni dei ruoli sociali, buoni o cattivi che essi siano. Lo scopo del regista è infatti quello di mostrare allo spettatore come due diverse propensioni giovanili (quella verso l’ adeguarsi alle regole e quella che li spinge ad andare contro ad esse) possano essere facce della stessa medaglia se entrambe spinte da un comune sentimento di violenza, spesso repressa in entrambi i casi. Il giovane attore Lorenzo Balducci dimostra di saper stare bene davanti alla macchina da presa e risponde bene alla richiesta del suo duplice personaggio che deve interiorizzare due differenti modi di esprimere la sua rabbia. Un film decisamente a metà questo di Aronadio che ha forse nel troppo citazionismo le sue maggiori pecche: si passa infatti dal celebre fermo immagine finale de I Quattrocento Colpi di Truffaut al cinema di  Godard (“Aspettando Godard” pare doveva essere  inizialmente il titolo di questo film). Il regista romano ci riporta a quello che dovrebbe essere uno degli scopi del cinema: farci vivere l’ illusione di una vita diversa dalla nostra; infatti è attraverso la macchina da presa che vediamo come il destino del protagonista Matteo sarebbe potuto cambiare se solo un incidente ci fosse stato o meno nella sua vita. Il vero meccanismo narrativo di Due vite per caso diventa quindi come questi fatti ci vengono mostrati più che la sua storia in sè. Infatti spesso, durante questa opera prima del regista laureato in psicologia, si fa fatica a seguirne il suo meccanismo sceneggiativo, decisamente messo in secondo piano rispetto alla tecnica delle immagini e del montaggio, che mostrano sicuramente un tocco cinefilo. Le musiche di Louis Siciliano diventano quindi parte integrante di questo montaggio di sequenze di due differenti ipotesi di vita, a volte diventando vere protagoniste. E in queste due ipotesi di vita sorge spontaneo alla fine chiedersi chi delle due parti assume maggiormente un ruolo positivo nella società, se i carabinieri o i contestatori sociali. Di certo i primi hanno sempre il coltello dalla parte del manico e maggiori probabilità che per loro finisca bene. Carlo Giuliani e Mario Placanica restano un fulgido esempio e ricordo di tutto questo, quindi non resta difficile a conti fatti intuirne la risposta. Certo è che è sicuramente ben evidenziato da Aronadio come la violenza intrinseca nell’ uomo sia comunque un male sociale.

( Dalla parte della legge...)

( ... o dei No Global?)
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– La Signora della Porta Accanto – 1981 – ♥♥♥♥ –

di

François Truffaut

Non c’è limite all’infelicità umana di quando un amore non permette di vivere nè con la persona amata nè senza di essa. E quando sono due persone apparentemente semplici a farci riflettere sulla potenza dell’amore e sulla sua possibilità a diventare facilmente ossessione, tutto potrebbe finire in tragedia.  E la casualità di un incontro può essere fatale. Bernard (Gerard Depardieu) e Mathilde (Fanny Ardant) dopo essersi amati da giovani in maniera turbolenta, per caso si ritrovano a condividere il vicinato a Grenoble quando lui è sposato con un altra e ha già un bambino. E se all’inizio tentano di evitarsi la loro fiamma che sembrava essere spenta sotto la cenere degli anni prende nuovamente vita in maniera passionale costringendo i due ad un rapporto clandestino da amanti in una camera di albergo. L’ infelice ma passionale storia dei due ci viene raccontata dalla voce di una loro amica, proprietaria di un noto circolo di Tennis di Grenoble, che è un pò il punto d’incontro di tutti i cittadini medio borghesi della cittadina francese. La stessa narratrice, come Mathilde, ha sofferto in passato per un amore irrequieto che la ha costretta a gettarsi da un palazzo ma alla quale è miracolosamente sopravvissuta. E tutto questo suona subito come una tragedia annunciata. E lo stesso club di tennis da lei gestito diventa un metaforico sfondo alla relazione di Bernard e Mathilde. Due giocatori che come pallina hanno le loro stesse emozioni che si lanciano contro , quasi a voler spiazzare l’altro, come fosse una lotta a chi riuscisse per primo a liberarsi del pesante fardello dei sentimenti passati. La passione è vista da Truffaut come un’ inevitabile peso che quando esploso è difficile da tenere a freno, quasi come una malattia che affligge l’essere fino a quando in qualche modo non si riesce a liberarsene. Ed è anche vista come quella forza che mette a rischio la normalità borghese di una famiglia. Emblema ne è la scena in cui Bernard non riesce a tenere a freno la sua passione nel bel mezzo di un barbecue con il vicinato e si scaglia, quasi come un cacciatore nei confronti di una preda, verso Mathilda con l’intento di baciarla. E sarà proprio questa “rude” passione  fra i due che sembrerà predominare  alla fine. Sull’uscio di una casa ormai disabitata,  con due colpi sordi di pistola e un fugace e non trattenuto amplesso amoroso come ultimo testamento di due vite dominate dall’istinto della passione.

fanny et gerard

(Bernard e Mathilde durante uno dei loro fugaci incontri)
truffardant
( Truffaut dirige la Ardant)

Pubblicato su Cineocchio

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– Gli Anni in Tasca – 1976 – ♥♥♥♥-

di

François Truffaut

Ancora una volta Truffaut torna ad esplorare il mondo dei ragazzini esplicando in questo suo film una discreta conoscenza di psicologia infantile. Anche se non del tutto azzeccata. Narra gli intrecci di alcuni bambini di differenti età che vivono in maniera diversa la loro infanzia. Anche se tutti hanno una caratteristica in comune: sono tutti vittime degli adulti. Chi, come Julien, ne è emarginato, addirittura maltrattato e costretto , a causa della sua situazione povera, a girovagare per la città rimediando oggetti abbandonati per terra. O chi , come Patrick, che può dirsi essere il vero protagonista del film, vive la sua storia di crescita e di scoperta della sessualità praticamente in solitudine anche lui, anche se per diversi motivi di quelli di Julien. Patrick, orfano di madre, passa il suo tempo ad accudire il padre invalido e costretto su una sedia a rotelle, avendo quindi di conseguenza poco tempo da dedicare allo studio o alla normale crescita in atto nei suoi coetanei. Quindi come è tipico del complesso di Edipo, compensa la sua mancanza affettiva invaghendosi della madre di un suo compagno, fino a quando , durante le colonie estive, dopo un bacio scambiato con una sua coetanea riuscirà a distinguere la figura della madre con quella di un “amante”. Tutte le situazioni dei bambini di Truffaut vengono trattate in chiave leggera, come se non esistesse nessun dramma di fondo in nessuna delle storie dei ragazzi. Come se per tutti i 104 minuti del film l’apparente obiettivo del regista francese fosse quello di far sorridere il suo pubblico, anche se quello più attento di sicuro non potrà non coglierne il dramma che se ne cela sotto quelle risate che naturalmente le vicende dei protagonisti suscitano. Sopratutto quando il piccolo Gregory di due anni , vittima della disattenzione della madre che lo lascia solo, e per cercare di acchiappare un gatto su un cornicione, cade dall’ottavo piano, sotto gli occhi increduli dei vicini, uscendone del tutto illeso in maniera quasi miracolosa. E forse è proprio questa l’unica cosa che manca in questo film di Truffaut, il dramma. Il dramma che invece molte volte fa parte dei bambini, la cattiveria che spesso questi hanno, sia tra di loro che con gli adulti. E certamente in alcuni episodi se ne intravede e se ne percepisce appena la forza di questo dramma, anche se sono più forti i sorrisi che le attenzioni per i problemi infantili dei protagonisti. Sembra appunto non mancare nulla a livello di tematiche infantili in questo film, compresa anche la situazione scolastica nella quale i ragazzi preferiscono recitare o studiare per se stessi più che per i voti scolastici o la carriera scolastica. Ed è come se tutte le mancanze familiari o affettive dei bambini inevitabilmente come quasi una forza naturale, trovino una compensazione all’esterno in qualsiasi altro oggetto o relazione. A mio giudizio manca forse quel tocco in più di drammaticità che avrebbe aiutato a fare di questo film un capolavoro della psicologia infantile e del cinema di questo genere.

cast

(Il Cast di "monelli" quasi al completo)
l' argent de poche
(La piccola Martine lasciata a casa per punizione)

Pubblicato su Cineocchio

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