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Posts Tagged ‘commedia all’ italiana’

– Figli delle Stelle – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Lucio Pellegrini

E’ un’ occasione questo film di Lucio Pellegrini. Un’ occasione, in un delicato momento come il nostro, di fare una commedia che in qualche modo faccia riflettere sui risvolti economici e politici che la nostra Italia sta subendo. Soprattutto perchè i protagonisti sono quei quasi quarantenni vittime del precariato dilagante e con all’ interno un’ immensa frustrazione e sfiducia sul futuro. Protagonisti che non hanno più alcun punto di riferimento o famiglia e che non sono altro che figli delle stelle. E’ un peccato però che questi personaggi tirati in ballo da Pellegrini finiscano per essere banalizzati a tal punto da apparire solo una banda di gente onesta (e un pò minus habens) che tenta di cambiare la loro vita dandosi alla criminalità. Il film si sviluppa narrativamente in maniera del tutto insolita poichè dopo l’ iniziale rapimento ci vengono di frequente mostrati flashback come a volerci svelare qualcosa di importante nelle personalità dei protagonisti. Queste aspettative però non vengono esaudite e tutti i personaggi restano molto eterei, galleggiando in un limbo macchiettistico caratterizzato sulla base di icone simboliche e un pò malinconiche di una generazione che vorrebbe gridare il suo no alle politiche dei potenti ma che si trova impotente poi nel momento di farlo. Come bloccata dal senso mediatico e vacuo delle chiacchiere da talk show che di fatto niente di diverso apportano nei futuri di queste persone tanto deluse. Ciò che invece colpisce di più e funziona in Figli delle stelle è invece il “risveglio” che il film ha nella sua parte finale. Perchè, da dopo l’ uscita di scena del personaggio anonimo interpretato da Fabio Volo (decisamente sottotono in questa prova), il film assume quella vena un pò folle e surreale che ricorda tanto la vecchia commedia all’ Italiana. Splendidi sono sia Pierfrancesco Favino, nell’ interpretare un insegnate precario che sogna la supplenza e cova il desiderio di innamorarsi, come anche l’ ormai certezza Giuseppe Battiston nel ruolo di un ricercatore universitario di sociologia con idee rivoluzionarie e di memoria “cheguevaresca”. Perchè è in questi ultimi momenti di delirio che il film ci regala che riscopriamo quanto possa essere surreale questa condizione sociale quanto mai più attuale oggi. Una mezz’ ora conclusiva che sa alternare momenti di leggerezza a momenti di commozione e riflessione, per chi ancora non sa rassegnarsi alla comicità becera e senza senso di alcune storie poco utili che spesso il nostro cinema ci propone. Apprezzabile, in definitiva, il tentativo di Lucio Pellegrini, di analizzare i nostri problemi in questa chiave, certo è che se i suoi personaggi fossero stati costruiti con una maggiore attenzione al loro background psicologico-sociale di certo il film sarebbe stato molto meno imperfetto.

( La frustrazione della protesta )

( Mi Dichiaro prigioniero politico)
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– Genitori & Figli: Agitare bene prima dell’ Uso – 2010 – ♥  –

di

Giovanni Veronesi

Ci ha abituato ormai Veronesi ai suoi film “manuali”, nei quali dispensare istruzioni su quelli che sono le maggiori preoccupazioni del popolo Italiano del nostro ventunesimo secolo. E allora ecco che dopo averci parlato in due capitoli dell’ amore torna sul grande schermo cercando di spiegare il perchè dei conflitti generazionali moderni tra genitori e figli. E lo fa, come ormai ci ha abituato, con leggerezza, semplicità e con anche la medesima dose di banalità e superficialità. E si sa, nella nostra Italia un film come questo fa molto presto a  essere definito di interesse e valore artistico e culturale, perché oggi ci siamo ridotti proprio ad apprezzare ciò che in questo film, i bravi attori protagonisti mettono in luce. E cioè le litigate furibonde, i turpiloqui frequenti e le urla, quelle stesse urla che spesso possiamo aver modo di ascoltare nelle trasmissioni di punta della nostra televisione privata e ultimamente anche pubblica. Veronesi utilizza questa volta la voce narrante di un’ adolescente per condurci attraverso due storie parallele di famiglia e conflitti generazionali. Quella dominata da Michele Placido, professore in conflitto con il figlio che vorrebbe partecipare al nuovo fratello e che incarna la cultura del “niente” giovanile di oggi, e quella che vede come genitori Luciana Littizzetto e Silvio Orlando, genitori separati di Nina, voce narrante e a sua volta alunna del professore interpretato da Placido. Il film è caratterizzato dai soliti dialoghi leggeri che ultimamente hanno caratterizzato i film di Veronesi, con personaggi che si riducono ad interpretare delle moderne macchiette , in episodi che si intrecciano e che danno sfogo solo a immensi luoghi comuni su quelli che vengono considerati i problemi predominanti nella nostra società: il sesso adolescenziale, i conflitti padre-figlio e la frustrazione di una vita che sembra non soddisfare mai. Lo sfondo economico-sociale è sempre lo stesso, quello della Roma dialettale e borghese, quello delle famiglie che guadagnano duemila euro al mese e che comunque sembrano trovare pretesti e occasioni per lamentarsi delle loro situazioni di vita. Di certo negli ultimi venti anni Giovanni Veronesi è stato tra i registi che più si è distinto nella commedia all’ italiana per aver sempre sbancato i botteghini italiani ed essere apprezzato dal pubblico. Ma di questo non ci si stupisce se poi l’ Italia è proprio quella che lui fa vedere nei suoi film: un’ Italia fatta di Italiani lamentosi e che sembrano non essere mai soddisfatti di quello che hanno, caratterizzati tutti quanti da quell’ atteggiamento superficiale e un pò individualista che non porta di certo alla comprensione dell’ altro, quanto più facilmente alla critica non costruttiva. E’ infatti proprio l’ atteggiamento di vera critica che manca del tutto in questo film di Veronesi, che piuttosto che analizzare veramente queste piaghe sociali italiane si limita a sminuirle in simpatiche gag dialettali, restando in maniera sicura nel politically correct senza mai veramente osare, quello di cui il cinema Italiano oggi avrebbe forse più bisogno. Ecco quindi che vediamo piccoli ragazzini cinesi che iniziano le adolescenti italiane al sesso o un rom chiedere soldi alla “mamma” Littizzetto che va da loro a chieder scusa per l’ atteggiamento razzista del figlio. Piacerà ai più di certo perchè non richiede di certo impegno per vederlo, e non invita nemmeno a riflettere su quelli che sono gli argomenti di sfondo del film. Solo un’ ennesima occasione per invitare alla risata becera, sfruttando la bravura di sicuri bravi attori del panorama italiano. Ovviamente in questo frangente piuttosto sprecati.

( Litigi Sboccati tra padre e figlio)

( e i soliti amori adolescenziali un pò ribelli)

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– La Prima Cosa Bella – 2010 – ♥♥♥♥ –

di

Paolo Virzì

C’ era una volta la commedia all’ Italiana. Iniziare così a parlare di quest’ ultima opera del regista Livornese di Ovosodo sembrerebbe quasi una prefazione a un’ intenzione di volerne parlare male. Ma in realtà è proprio rammentare la nostra vera commedia italiana che credo bisogni fare quando ci si approccia alla visione di questo La Prima Cosa Bella. Perchè trovare dei parallelismi positivi con quel tipo di fare film, che si tuffava nella realtà di una società in maniera diretta e sincera, magari descrivendone dei ben delineati spaccati, qui nel film di Virzì è spontaneo. Erano altri tempi quelli, quelli in cui una donna di provincia subiva l’ incomprensione di un genere maschile spesso padrone e limitato mentalmente ai pregiudizi di paese o di città di provincia come Livorno è in questo caso. La protagonista è Anna (interpretata da Micaela Ramazzotti durante la sua giovinezza e da Stefania Sandrelli nella fase anziana),  un personaggio che vive costantemente questa incomprensione, ma che nonostante tutto va oltre le lacrime, e con una straordinaria forza da quello che sente ai propri figli, consapevole di non poter loro offrire il più roseo dei futuri agiati. Il fulcro dell’ intero film è però la relazione di amore\odio che il figlio Bruno ( un ottimo Valerio Mastandrea) ha con la madre. Da un lato, come il padre non ne comprende la sua candida autenticità al limita del pudore secondo i pregiudizi del paese, ma dall’ altra ne invidia sicuramente il coraggio e l’ apertura alla vita, alle persone, al mondo. Tutto quello che lui nel suo piccolo e anche dopo la sua fuga da Livorno a Milano non riesce comunque ad esprimere nella sua vita. Virzì elabora il suo film su due diversi livelli temporali, quello della memoria, ambientato negli anni ’70 e quello del presente fatto delle ripercussioni psicologiche di quello stesso passato. La fotografia dalle tonalità molto accese accompagna le riprese del passato riuscendo a immergere lo spettatore in un’ epoca caratterizzata proprio da una pellicola sgranata e dalle tonalità molto gialle. Le interpretazioni di tutti i protagonisti sono perfette e sincere e riescono a calibrare tutte le atmosfere del film senza mai eccedere nel melodrammatico. Ottimamente sfruttata la scelta di Micaela Ramazzotti e di Stefania Sandrelli nell’ interpretare un ruolo non sicuramente facile ma che le due attrici sanno ben rendere spontaneo; ma soprattutto sono capaci di donare coerenza al personaggio di Anna nelle due differenti età temporali. Eccellente Valerio Mastandrea che riesce in maniera efficace a liberarsi del suo naturale dialetto romanesco, donando qui al suo Bruno una parlata livornese spontanea che non fa di certo rimpiangere quella naturale dell’ Edoardo Gabbriellini (nel film il protagonista Piero) di Ovosodo. Un inno alla vita è la vera cosa bella che Virzì ci regala vedendo questo film: la capacità di comprendere che spesso è nella spontaneità e nella semplicità che forse si riesce a vivere meglio, liberi da quei pregiudizi e sovrastrutture che spesso la società ci impone. Un invito ad allontanarsi da quella tendenza moderna, e non solo, di aspirare alla fama e alla ricchezza, ritrovando nelle piccole cose e nei piccoli gesti l’ importanza di quel grande sentimento chiamato amore. Che non si compra con i soldi ma che è fatto molto spesso di spontaneità. Un’ ottima eredità anche del nostro buon vecchio cinema italiano (quello esente dalle politiche “d’ essai” dei cinepanettoni) che si spera con opere come questa possa donarci un futuro cinematografico italiano decisamente migliore. E questo 2010 con Virzì sicuramente si può dire che ci ha donato, cinematograficamente parlando, “la prima cosa bella”.

( Strappata via dal sogno del cinematografo)

(Ricordi d' Infanzia)

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