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Posts Tagged ‘camorra’

– Into Paradiso – 2011 – ♥♥♥ –

di

Paola Randi

Into Paradiso è un esordio cinematografico, quello della regista Paola Randi. Ma guardandolo si ha l’ impressione e la speranza, che il futuro della commedia italiana non possa essere solo spinto da interessi economici di botteghino ma anche dalla volontà di comunicare qualcosa di attuale come l’ immigrazione o la multiculturalità. E trattarla in chiave di commedia, come se questa fosse una realtà non necessariamente drammatica ma vitale, esattamente tanto quanto i conflitti generazionali o i problemi di coppia (entrambi temi gettonatissimi dalla moderna commedia italiana). La regista che viene da esperienze di teatro e da cortometraggi tratta l’ argomento dell’ immigrazione, infatti, come se fosse qualcosa di necessario nella società in cui oggi viviamo. Non a caso lo sfondo scelto dalla regista è quello di Napoli, una città da sempre dipinta come capitale della camorra e della malavita, ma nella quale la società multiculturale che vive al suo interno può rappresentare metaforicamente un vero e proprio “Paradiso”. I protagonisti di questo film (Gianfelice Imparato, Peppe Servillo e Saman Anthony) si incontrano tutti proprio in questo “Paradiso”, ognuno con esigenze diverse ma tutti a loro modo disposti a collaborare pur di venir fuori da una situazione di vita difficile. La parte iniziale del film purtroppo risente un pò di una certa lentezza narrativa e che in alcune sequenze (quelle dei capannoni camorristici) risente forse un pò troppo dell’ impostazione teatrale dalla quale Paola Randi proviene. Le prove degli attori, al contrario sono sempre convincenti e denotano una buona preparazione nella direzione artistica di questi stessi, anche sul cantante degli Avion Travel Peppe Servillo che sembra avere la recitazione nel sangue, in alcune convincenti espressioni facciali. Alcune scelte di sceneggiatura , come l’ innamoramento del protagonista Alfonso per la cugina di Gayan, sembrano essere un pò troppo pretestuose, soprattutto perchè si perdono poi nelle trame della narrazione principale e non trovano una reale esplicazione definitiva nel finale. Al contrario ciò che appare funzionare maggiormente in questa opera prima, oltre alle interpretazioni, sono le scelte sperimentali della regista, come i particolarissimi momenti di isolamento mentale di Alfonso, vissuti come dei veri e propri film mentali ai quali noi spettatori assistiamo. E ovviamente una lode va anche data alla scelta del difficile ma attualissimo tema che mescola, oltre alla questione multiculturale che ho già citato, anche la situazione politica italiana, fatta di una classe dirigente che pensa solo a “mangiare tutto” e di una situazione lavorativa di precariato che costringe un ricercatore di mezza età ad essere cacciato dal suo lavoro a causa del taglio ai fondi, e costretto a cercarsi una raccomandazione da un amico di infanzia lanciato nella politica. Si sorride nel film della Randi, senza mai però eccedere nella risata sguaiata, come a voler dimostrare che una commedia diversa può esistere, anche in Italia. E come Alfonso con la sua leggera metafora “biologica” ci rammenta, non può esistere una ricerca del proprio spazio vitale senza la volontà di ognuno di noi di trovare una strada per comunicare e cooperare insieme nonostante le differenze morfologiche (di etnia o colore della pelle), proprio come fanno le nostre cellule. Solo in questo modo potremmo vivere “into Paradiso”.

( Lettura degli Astri )
 
( Scacchi con Telenovelas)
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– Una Vita Tranquilla – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Claudio Cupellini

Peccato viene da dire. E’ davvero un peccato che in Italia si producano pochissimi noir, ma ancor più è un peccato che quelle poche volte che vengono distribuiti le storie siano potenzialmente interessanti, ma telefonate fin dal principio e con pochissimo pathos. E’ questo il caso de Una Vita Tranquilla, noir di Claudio Cupellini gradevole e godibilissimo solamente se si guarda la recitazione di uno straordinario Toni Servillo, sempre perfetto in ogni cambio di emozione e in ogni sottile espressione manifestata nel suo volto. Per il resto la sceneggiatura ci offre il solito ritorno di un figlio, pronto a sconvolgere l’ apparente vita tranquilla di Rosario (Toni Servillo), ristoratore di origini campane che in Germania si è rifatto una vita dopo un passato turbolento da camorrista. Il problema è che fin dai primi venti minuti del film lo spettatore percepisce i legami tra i personaggi e quello che è peggio la personalità del suo protagonista, ragion per cui l’ unica cosa che per consolarci si può fare è seguire (come già fa la macchina da presa) le espressioni del mattatore Servillo, il suo alternare momenti di quiete a momenti di rabbia e la sua controllata angoscia.  Servillo è decisamente ottimo nel recitare in due lingue diverse un personaggio colmo di ambiguità che da solo è capace di imprimere quell’ alone di mistero che la sceneggiatura al contrario non riesce ad apportare. Edoardo (Francesco Di Leva) e Diego (Marco D’Amore), il figlio napoletano di Rosario, nei panni dei due delinquentelli camorristi arrivati in Germania per compiere un omicidio, finiscono per essere decisamente troppo macchiettistici. Soprattutto Edoardo concentra l’ intero personaggio sulla sua parlata eccessiva napoletana tralasciando del tutto altri aspetti del personaggio. Il confronto finale tra padre e figlio in macchina è sbrigativo e veloce, sottolineato dalle urla dei due protagonisti e conduce ad un finale ciclico che non ha nulla di particolarmente originale per questo genere. Il testo sceneggiativo è ridotto all’ essenziale e Cupellini forse preferisce lasciare esprimere gli sguardi e le espressioni di Servillo e del giovane D’ Amore, la loro fisicità in grado di trasmettere allo spettatore, anche con solo un abbraccio, la potenza di mille parole. La macchina da presa quindi si alterna tra primi piani dei volti e piani lunghi (che attraversano anche le trasparenze di un vetro di una finestra) per spiegare l’ evoluzione dei suoi personaggi. Ma non basta puntare tutto sugli attori per rendere un film veramente completo. Un’ occasione (sprecata) che Cupellini dovrebbe capire.

( L' apparente Vita Tranquilla di Rosario)

( Verso il finale ciclico)

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