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Posts Tagged ‘bossi’

– Qualunquemente – 2011 – ♥♥ e 1\2 –

di

Giulio Manfredonia

Pensa al suo popolo il politico Cetto La Qualunque. Pensa ai desideri e ai bisogni dei suoi concittadini, seppur quelli primari, li illude con promesse e non sembra preoccuparsi minimamente della legalità (che considera una vera e propria piaga) . Ma soprattutto il brillante personaggio interpretato da Antonio Albanese dà sfogo al suo “machismo” primordiale da uomo che non ha alcun rispetto per le donne e che le considera solo “pilu” o escort da comprare e invitare a fare un tuffo nella sua vasca idromassaggio. Ovviamente rigorosamente nude. Il trionfo del qualunquismo dei furbetti che vanno contro le regole e la democrazia sembra essere, purtroppo, non solo qualcosa che ci dovrebbe far ridere ma un serio argomento di riflessione. Qualunquemente, il nuovo film dell’ istrionico Antonio Albanese, talento comico di origini meridionali ma cresciuto al Nord, e attore che sembra ormai non essere più una positiva novità nel panorama attoriale italiano, è infatti una commedia che dovrebbe far ridere ma che finisce per far tutt’ altro. A ogni gesto macchiettistico del suo personaggio Cetto La Qualunque, è infatti difficile non ridere, ma immediatamente ci si rende conto che molte di quelle che dovrebbero essere solo delle gag sono purtroppo una triste realtà politica italiana. E’ quindi un sorriso amaro quello che strappa continuamente il film di Giulio Manfredonia nei suoi mille momenti in cui rappresenta un Paese che sembra ormai aver perso fiducia nella legalità e nella democrazia e si rifugia in un’ etica del malcostume, degli abusi di potere e della volgarità ormai purtroppo scambiata per bellezza. Sono infatti emblematiche e non possono non invitare alla riflessione, le sequenze nelle quali il protagonista Cetto interagisce col figlio Melo (che ricorda visivamente “Il Trota” di Bossi) un pò timido e decisamente diverso da lui e che sembra dare maggiore importanza alla purezza di un sentimento come l’ amore, rispetto alla volgarità pacchiana di un procace seno o di un provocante fondoschiena propagandata dal padre. Il personaggio di Cetto La Qualunque più che invogliare alla satira politica però sembra rimandare a una più profonda riflessione sulla volgarità italiana, quella che spesso viene enfatizzata e sbeffeggiata di noi anche all’ estero. E’ per questo che il regista Manfredonia sceglie di usare toni e colori, soprattutto negli abiti, molto accesi e dal look cafone come a voler ricordare quello che sembra essere diventato oggi nel nostro paese un must: l’ ostentazione degli sfarzi e delle paillettes senza la minima attenzione all’ interiorità. Infatti è proprio da questa sua morale, basata sulla vacuità delle apparenze, che il calabrese Cetto La Qualunque dà vita alle sue “non idee” politiche concrete, anche quelle improvvisamente trasformate in pura ostentazione di spacconeria e bullismo. È su queste basi che poi ne deriverà in concreto tutto ciò che è materia di attualità nella nostra Italia da anni: l’ egoismo e il menefreghismo totale per la legalità, l’ ambiente e nei confronti dei diritti umani e sociali. In definitiva c’è sicuramente del talento nella comicità espressa in Qualunquemente. Un tipo di comicità che una volta tanto non arriva solamente per farci dimenticare quelli che sono i nostri problemi reali coprendoli con vuote gag (si veda l’ opera omnia dei cinepanettoni), ma che ce li fa rievocare. Nella speranza che questa leggerezza nella rievocazione possa al tempo stesso farci assumere consapevolezza, sdegno e vergogna per un Paese come il nostro che sembra aver dimenticato (come anche Cetto) il significato di Cultura.

( A caccia di mamme con un bel corpo da assessore)

( Prima regola nei talk show: attaccare con simpatia e arroganza 
senza lasciare parlare l' avversario)
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– Barbarossa – ♥  –

di

Renzo Martinelli

Parlare di Barbarossa, il nuovo film kolossal di Renzo Martinelli voluto tanto dalla Lega Nord, esulandolo dal dibattito politico e dalla sua produzione costata ben 30 milioni di dollari sarebbe impossibile perchè un film va anche giudicato per il suo lato produttivo e non solo come dice il regista brianzolo stesso “se da emozioni o meno”. Tanto per iniziare il titolo è la prima cosa che trae in inganno lo spettatore perchè ci si accorge ben presto che il vero protagonista non è Federico I Von Hohenstaufen detto il Barbarossa (Rutger Hauer) ma l’eroe milanese (peraltro leggendario) Alberto da Giussano (Raz Degan). E l’ intero film è costruito per rendere onore a quel personaggio che non si sa se sia davvero esistito ma che la Lega Nord tanto detiene a modello. Tecnicamente c’è decisamente molto rammarico guardando Barbarossa perchè ci si accorge che è realizzato sicuramente per essere un kolossal con immagini e sequenze di forte impatto visivo. Ma quale è il senso? Perchè viene continuamente ripetuto il motto di memoria Gibsoniana “Libertà” e perchè continuamente vengono propinate agli occhi dello spettatore bandiere di Milano o sottolineato il concetto che la Padania deve unirsi contro la tirannia dei padroni (nel caso del film l’ Imperatore, oggi Roma ladrona) se non a causa del loro significato politico? E’ noto a tutti infatti che nel medioevo di Barbarossa non esisteva nessun concetto di Padania. E’ molto facile quindi realizzare un film con sensazionali seppur scontati effetti visivi, combattimenti alla Braveheart o eroismi alla Giovanna d’ Arco. Ma se poi tutto questo deve finire per essere politicizzato allora che senso ha con il cinema? Ancor di più se i soldi utilizzati per realizzare questo progetto vengono dalla nostra Rai e quindi dalle tasche di noi contribuenti? Il Barbarossa di Martinelli è una continua metafora delle ideologie leghiste soprattutto nella sua sceneggiatura che è il vero tasto dolente dell’ intera opera. Uno script che contiene continui riferimenti alle politiche del Carroccio sia nelle frasi che nelle ricostruzioni delle location (quando Barbarossa arriva a Roma la trova afflitta dalla peste). Ne sono un esempio frasi come: “Milano è la porta per la Sicilia” o ” Non portateci via i nostri soldi richiesti per le tasse di Roma” o ancora” Dobbiamo unire la Padania in una lega che sia più forte degli stranieri che vogliono invadere le nostre terre” . Il film viene salvato dal totale tracollo solamente dalla presenza di un cast sicuramente al di sopra delle pretese sceneggiative che vanta la presenza di un Farid Murray Abrams (vincitore del premio Oscar per l’ Amadeus di Milos Forman) nei panni del milanese traditore , una Kasia Smutniak che risponde bene alla prova interpretativa di una donna al limite tra la follia e la stregoneria e un Raz Degan doppiatissimo nelle vesti dell’ eroe da Giussano. Ma tra tutti sicuramente il migliore è il noto Rutger Hauer nei panni dell’ imperatore tedesco che affronta con freddezza un ruolo che sicuramente non è caratterizzato come si dovrebbe. E’ infatti anche l’evoluzione psicologica dei personaggi che di certo lascia spazio a non poche perplessità. L’eroe milanese interpretato da Degan infatti scena dopo scena muta sempre di più da un personaggio semplice e pacato a un condottiero assetato di sangue (e di Libertà??!) che sfodera sguardi arcigni e occhiate piene di sete di vendetta. Nei combattimenti Martinelli dà sfogo a tutta l’ ira dei personaggi non badando assolutamente a porre freni alla crudeltà dei corpo a corpo o agli spargimenti di sangue. E se sono più crudeli tanto meglio. Esaltano di più la folla dei facinorosi padani. E purtroppo basta farsi un giro su youtube per constatare quanto questa esaltazione per la violenza, per la lotta e per il sangue sia in voga tra i militanti padani durante la presentazione del Bravehearth della Lega Nord (Barbarossa).

(Bandiere di Milano in bella vista un pò sempre)

( Uno dei frequenti sguardi arcigni di Raz Degan alias Alberto da Giussano)

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