Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘Fantascienza’ Category

 – Thx 1138 – 1971 – ♥♥♥♥♥ –

di

George Lucas

Che cos’è la fantascienza? Per Lucas e Murch è un guscio dove l’uomo si controlla senza soluzione, senza darsi respiro, senza neanche permettere rapporti sessuali tra coniugi. Chi la pensa diversamente viene drogato oltre la soglia di sopportazione e reso un automa da riciclare nella catena di montaggio di altri automi. Un guscio nel quale non esiste la privacy. Thx1138, nome in codice del protagonista interpretato magistralmente da Robert Duvall, rimane uomo con la sua curiositas che lo porterà al di là di questo mondo posticcio, bianco, dove la religione non è che un nastro registrato. George Lucas in questa sua opera prima si fa notare per la sua lungimiranza, vedi la televisione (composta da ologrammi creati appositamente) che sembra riecheggiare il nostro digitale, riuscendo nella non facile “impresa” di donare ai suoi personaggi tutto il pathos necessario di disadattati/perseguitati. Per quanto riguarda l’aspetto estetico/scenografico è innegabile che segua le “direttive” kubrickiane di “2001- Odissea nello spazio”, uscito solamente due anni prima, ma rilancia rendendole più underground, più metropolitane, meno futuribili e astratte. Diciamo pure più alla portata di uomo, si pensi a stabilimenti industriali. Ho avuto la fortuna di vedere gli speciali della versione restaurata nel 2004. Sia Lucas che Murch (rispettivamente regista e sceneggiatore) affermano che il loro intento era di analizzare ciò che stava accadendo negli anni ’70, ma seppur alcuni effetti speciali possono risultare oggi un po’ datati, non cambia la sostanza dell’analisi e, se vogliamo, anche della denuncia. La stessa ossessione del controllo sulla persona la possiamo osservare in simili film dei giorni nostri, vedi ….. Primo film prodotto dalla Zoetrope film di Francis Ford Coppola, che dovette sudare più del necessario per racimolare il denaro perché nessuno credeva in questo progetto. Storia già sentita in effetti. Ma in pochi credevano solo tre anni prima nel cortometraggio “Labirinto Elettronico-THX38EB”, che George Lucas aveva portato come tesi finale alla University of Southern California.  Invece oltre ad ottenere un discreto successo di pubblico concorse nel formare e far conoscere una generazione di professionisti del cinema americano. Oltre ai già citati Lucas e Murch, possiamo annoverare anche direttore della fotografia (David Myers) con le sue atmosfere al contempo plumbee e vivide e la luce rossa del Sole nel finale, simbolo del tramonto di una visione robotcentrica castrante e di un ritorno ad una sicuramente più ecologica e naturale (in anticipo sui tempi rispetto al pixariano Wall-E). Sicuramente non possiamo dimenticarci di Donald Pleasence, che dona a SEN5241 un’aura di opalescenza morale che aiuta lo spettatore a estraniarsi dalla realtà diegetica. Amore e sesso, Thex e Lo, THX e LU con questo sillogismo Walter Murch (che nove anni più tardi firmerà il montaggio di “Apocalypse now”) prova a dare le chiavi di lettura al film.

Per concludere una piccola curiosità: è il film che viene messo alla berlina da Woody Allen ne “Il dormiglione”, copiandone le scene e le maschere dei robot poliziotti.

(nessuna pietà con la libertà...)


(anche in un mondo parallelo esiste la religione...cristiana per giunta)

Read Full Post »

– Super 8 – 2011 – ♥♥♥ –

di

J.J. Abrams

Alla fine degli anni settanta e a Hollywood nacque un genere cinematografico che fù destinato a raggiungere il suo apice durante gli anni ’80: quello dei blockbuster fantascientifici. Erano gli anni di George Lucas e il suo Guerre Stellari. Erano gli anni di Steven Spielberg con Lo Squalo e dopo con Incontri ravvicinati del terzo tipo ed ET. Furono gli anni in cui il Cinema sofisticato che si era ben radicato durante gli anni Settanta ricevette un duro colpo dalla concezione di Cinema come intrattenimento puro, effetti speciali e storie semplici ma emozionanti. Furono gli anni in cui i ragazzi con problemi con i genitori, che scappavano in bicicletta e che erano ostinati a seguire i loro sogni e le loro avventure erano i veri protagonisti dei film. J. J. Abrams con questo film decide di partire da questi elementi tipicamente Spielberghiani, senza però abbandonare il suo stile e la sua passione per il mistero e per i mostri indefiniti. In Super 8 infatti i protagonisti avranno a che fare con una creatura aliena, ma mai la macchina da presa indugerà troppo sul suo “mostro” lasciando allo spettatore quella paura mista a mistero su come realmente sia l’ identità della creatura. E’ questo ciò che ben contraddistingue Super 8 dai film di Spielberg, e cioè il fatto che è ben evidente che l’ occhio con cui sono trattati gli stessi temi e argomenti è quello personale del creatore di Lost , Cloverfield o Fringe. Oltre alle citazioni che sono ben evidenti il regista è in grado di formare un ottimo ensemble di giovani attori tra i quali spicca la giovanissima sorella di Dakota Fanning (Elle Fanning), che come a suo tempo fece una giovanissima Drew Barrimore in E.T. è capace di regalare momenti di straordinaria espressività. Ecco quindi che ciò che andremo a vedere in questo film saranno le solite famiglie tradizionaliste americane, fatte di lavoratori e i soliti ragazzini che attraversano un periodo importante della loro crescita diviso tra grandi sogni e spirito di coraggio e amicizia. E ovviamente loro rappresentano i buoni e verranno contrapposti ai tipici cattivi anni ’80 , quelli rappresentati da forze governative, militari o dell’ industria e che vedono nel progresso e nella tecnologia l’ unica via per il futuro. Tutto questo ovviamente andrà contro lo spirito rurale e affettivo delle semplici famiglie. Il film di J. J. Abrams è come se fosse diviso in due parti. La prima è maggiormente avvolta nel mistero e si limita ad esporre in toni un pò da dejavù in stile anni ’80 , mentre nella seconda si libera di più quello spirito un po’ fracassone del blockbuster , contraddistinto da effetti speciali, inseguimenti ed esplosioni. E’ un pò come se il regista abbia voluto comunicarci una rottura con quel tipo di cinema un po’ magico e racconta storie. Come a voler sottolineare che oggi i blockbuster, i film americani che riempiono i botteghini, più che raccontare storie preferiscono stupire i loro spettatori con effetti speciali fracassoni e rumorosi.

(Come i Goonies)
 
( Il Cinema protagonista)

Read Full Post »

– 6 Giorni sulla Terra – 2011 – ♥ e 1\2 –

di

Varo Venturi

Il genere fantascientifico è un tipo di cinema che in Italia non ha mai attecchito più di tanto, quindi sicuramente questo tentativo di Varo Venturi di parlarci di Alieni scegliendo come scenario la nostra Roma vale sicuramente l’ interesse di almeno una visione. Purtroppo però Varo Venturi, nonostante si professi un accanito sostenitore delle abduzioni da parte degli alieni e della manipolazione mentale che questi esercitano su di noi attraverso svariate forme, il suo film risulta essere solamente un enorme calderone di tutte queste teorie, senza però mai essere in grado di esporle in maniera cinematograficamente coinvolgente per lo spettatore. Ovviamente per lo spettatore che non ha alcuna nozione a priori di tutte queste teorie e decide di approcciarsi al film come un qualsiasi spettatore desideroso di godersi un film di fantascienza. E’ già infatti in questa catalogazione di genere però che il regista pone il suo primo accento, tenendoci a specificare che il suo è un film di realscienza e che intende mostrare quella che per lui è la vera realtà. Ecco allora che con questa presunzione si può subito capire che è impossibile produrre un film che risulti gradevole a un pubblico vasto e che magari si trova in disaccordo con la sua visione del mondo. Soprattutto poi se il prodotto finale contiene al suo interno numerose pecche stilistiche e tecniche. Tralasciando gli evidenti difetti nel mixaggio sonoro,  vi sono in 6 Giorni sulla terra delle  indiscutibili lacune sia nella sceneggiatura che nella recitazione degli attori. I buchi di sceneggiatura presenti nel film spesso non ci fanno comprendere in pieno i perchè di certe azioni dei protagonisti (o forse il regista compie il grossolano errore di darne per scontate le ragioni), e  rendono l’ intero prodotto narrativamente confuso e diviso a metà tra la sua evidente ostentazione di effetti visivi e il linguaggio degli iniziati, a tutti i costi inserito in maniera frequente. La recitazione inoltre è di evidente stampo televisivo e in ogni battuta denota un enfasi talvolta inopportuna che molto ricorda quella che spesso si vede nelle fiction. E’ un peccato perchè infondo alla base sembra evidente che da parte del regista c’è una ricerca e una dedizione all’ argomento molto chiara. Non a caso il regista si è avvalorato dell’ aiuto in fase di sceneggiatura di un esperto in materia come il professore Corrado Malanga. Molte delle teorie esplicate nel film sicuramente non avranno difficoltà infatti ad appassionare chi è molto convinto di queste dottrine o chi non sia di certo un iniziato alle tesi complottistiche di David Icke. E’ proprio per questa ragione che 6 Giorni sulla terra potrà più facilmente interessare un pubblico “militante” all’ interno di tali dottrine che chi invece sarà solamente interessato all’ opera cinematografica. Per quanto mi riguarda è sicuramente un’ occasione sprecata di una teoria cinematograficamente originale, che sarebbe però risultata maggiormente interessante senza la pretesa di convertire il suo spettatore ad essa.

( Ipnosi aliena)
 
( Imbarazzanti effetti speciali)

Read Full Post »

– Inception – 2010 – ♥♥♥♥♥ –

di

Christopher Nolan

E’ presentato come il film dello stesso regista de Il Cavaliere Oscuro e gode di una promozione ottimale quest’ ultimo film di Christopher Nolan, regista che preferisco ricordare per il magnifico Memento piuttosto che per il suo film batmaniano. In realtà non è semplicemente un blockbuster ma un ‘ opera che ha una storia molto personale per il regista britannico, che ne ha scritto interamente da solo la sceneggiatura ben dieci anni fa. Celato dietro la parvenza di un action movie fantascientifico, Inception risulta alla fine essere un film molto più complesso che al suo interno racchiude elementi visionari che però vogliono essere da Nolan organizzati linearmente per risultare poi allo spettatore fruibili. Il protagonista Dom Cobb (interpretato da un ormai sempre perfetto Leonardo Di Caprio) ha lo scopo di volere innestare un’ idea nel subconscio di una persona utilizzando il fantascientifico mezzo di penetrare nei suoi sogni, aiutato da uno staff artistico completo in grado di controllare ogni aspetto dell’ esperienza onirica del malcapitato. In questo intreccio di sogni e subconsci la narrazione non risulta mai essere fine a se stessa ma costruita da Nolan abilmente come un gioco ad incastri che fino alla fine ha una sua logica ben precisa, ordinata in vari livelli onirici. La costruzione è, come già si era vista in Memento, frammentata ma non impedisce allo spettatore di esserne coinvolto riuscendo con abilità a trascinare all’ interno delle vicende ognuno di loro. E’ fondamentale fare attenzione a tutti i dialoghi del film, anche se spesso veloci e complessi, perché soltanto attraverso di essi si potrà avere una visione globale di ciò che sta accadendo sullo schermo. Il cast gira alla perfezione e oltre a Leonardo di Caprio, ormai a suo agio dopo Shutter Island in personaggi dal passato turbato, vanta di un ottimo Joseph Gordon- Levitt e di una brava Ellen Page, apprezzata precedentemente in Juno. I riferimenti ad opere cinematografiche che hanno cambiato l’ immaginario fantascientifico come Matrix o Brazil sono evidenti così come anche quelli mitologici ( il personaggio della Page si chiama Arianna e tesse le fila del sogno come un architetto). La differenza sostanziale tra un qualsiasi blockbuster hollywoodiano e Inception risiede appunto nella consistenza dei dialoghi e nel posto non prioritario degli effetti speciali, che in questo caso non dominano l’ azione ma ne sono solamente un utile mezzo visivo. Inoltre tutto questo è arricchito da una riflessione metacinematografica sul cinema stesso, che crea delle vere e proprie trame nei nostri subconsci, proprio come fanno i sogni, e che proprio come Cobb e compagni ha bisogno di uno staff ben nutrito di persone per funzionare alla perfezione. Anche le musiche non sembrano per nulla essere scelte a caso e se si glissa sulla già ben nota esperienza nel campo di Hans Zimmer, non si può restare positivamente sorpresi dalla scelta  della canzone utilizzata dai protagonisti per risvegliarsi dai loro sogni, la “Non, je ne regrette rien” di Edith Piaf, personaggio che non meno di un anno fa è stato interpretato dalla stessa Marion Cotillard. E’ proprio questo che Nolan sembra volerci sottolineare: il cinema non è solo recitazione o soltanto effetti speciali, ma un lavoro artistico corale che se eseguito perfettamente, senza tralasciarne ogni suo singolo aspetto, è in grado di entrare alla perfezione nei subconsci ( e nelle preferenze) di ogni spettatore. E sicuramente gli spettatori e i critici non potranno non ricompensarlo nel breve e nel lungo tempo, poichè, a mio avviso, difficilmente questo film non sarà preso in futuro come spunto da altri blockbuster hollywoodiani che però difficilmente terranno conto così perfettamente della coralità ricercata e ottenuta in Inception da Nolan.

( Livello 2 del sogno)

( Manipolazione del subconscio)

Read Full Post »

– Pandorum – 2010 – ♥♥ –

di

Christian Alvart

Vorrei iniziare a scrivere su questo film specificando che ho volutamente ignorato di inserire il sottotitolo italiano (L’ Universo Parallelo) nel titolo del film perchè credo che sia ancora una volta una dimostrazione di come i titolisti delle case di distribuzione italiane sfornino i loro titoletti con l’ obiettivo di accalappiare i loro spettatori fuorviandoli da quello che in realtà è il vero tema del film. In Pandorum infatti non si tratta affatto di Universi paralleli quanto piuttosto di una fictionaria sindrome di Pandorum, una condizione psicologica con tendenze omicide e allucinazioni nella quale si ritrovano coloro che sono stati sottoposti a lunghi periodi di iper-sonno. In questa bizarra condizione si ritrovano i due protagonisti (Ben Foster e Dennis Quaid) di questo thriller fantascientifico che al suo interno racchiude miriadi di riferimenti a precedenti film di generi analoghi. In primo luogo abbiamo una nave spaziale che come la saga di Alien ci ha ben insegnato può essere una straordinaria ambientazione per creare situazioni di suspense, paura e claustrofobia. Abbiamo anche delle creature che inizialmente sembrano aliene ma che poi si rivelano solamente delle mutazioni umane che ricordano quelle di The Descent- Discesa nelle tenebre, ma soprattutto abbiamo la perdita di memoria degli astronauti che non sanno bene dove si trovino che tanto ricordano Solaris. E come se non bastasse tutto questo citazionismo per rendere quest’ opera un lavoro non pienamente originale si aggiungono anche i movimenti di macchina, decisamente un pò troppo “movimentati”, che “shakerano” lo spettatore nel buio trascinandolo in atmosfere da film horror. Sono questi tutti elementi che fanno di Pandorum un film che non può certo fregiarsi di essere un titolo memorabile ma solamente un lavoro capace di allietare le calde notti d’ estate. Certamente il mix di alcune sequenze soprattutto iniziali sono interessanti. Ad esempio il susseguirsi di inquadrature durante il risveglio dall’ iper-sonno del protagonista Ben Foster sono capaci di creare quel giusto pathos che il plot richiede, alternando le urla dell’ attore all’ interno della sua cella al silenzio totale all’ esterno che già da solo non preannuncia nulla di positivo per le sorti del suo personaggio, il Caporale Bower. Ed è proprio il giovane attore di Boston che si distingue maggiormente in questo film, perchè il povero Dennis Quaid, ormai richiamato a ricoprire ruoli di comprimari in  qualsiasi film di serie B dalle atmosfere fantascientifiche, thriller o catastrofiche, sembra limitarsi al suo solito “fraseggio” espressivo che non lascia spazio a nessun tipo di originalità interpretativa. Anche la giovane e bella attrice tedesca Antje Traue è richiamata a ricoprire il ruolo della bella amazzone fantascientifica, che come spesso capita in questo genere di film inizialmente è dai comportamenti un pò burberi e antipatici ma alla fine mostra tutti i suoi lati più femminili. Il finale è prevedibile e come sempre felice ed è condimento perfetto ad un film estivo che di certo si lascia guardare, ma dal quale non ci si può aspettare nulla di più che la sufficienza.

( Il Risveglio dall' Iper-sonno di Ben Foster)

( E' ovvio che per rendere un film almeno mediamente 
di successo bisogna scritturare una bell' attrice)

Read Full Post »

– The Box – 2010 – ♥ e 1\2 –

di

Richard Kelly

Forse Richard Kelly avrebbe voluto indagare,  in maniera insolita e un po’ surreale, la difficoltà di una coppia nel compiere una scelta importante e dalle conseguenze non semplici. O forse avrebbe voluto indagare come l’ essere umano si rapporta davanti al desiderio di ricchezza e alla tentazione di un facile guadagno economico. Certo è che se questi erano i presupposti del regista Statunitense, famoso per il visionario Donnie Darko, in questo suo The Box non si può dire che ci sia completamente riuscito. I personaggi costruiti da Kelly riescono a trasmettere quel senso di angoscia misto ad ambiguità e grazie alle loro malformazioni fisiche (il personaggio interpretato da  Frank Langella ha metà volto completamente deturpato mentre quello personificato da Cameron Diaz ha una malformazione al piede) conducono lo spettatore in un mondo fatto di stranezze irreali. Ma a quale scopo? Forse con il puro piacere (esclusivo del regista ma ben meno presente negli occhi dello spettatore) di imitare atmosfere alla David Lynch e trame suggestive che farebbero invidia al migliore episodio di X-Files?  Quello che è sicuro è che i protagonisti della vicenda vivono un incubo reale originato dalla loro scelta di schiacciare quel pulsante della ingegnosa quanto misteriosa scatola consegnata da un ambiguo Signor Steward (Frank Langella). E’ infatti da quel momento che l’ intero film da misteriosa e angosciosa riflessione sulle scelte e i desideri dell’ essere umano si trasforma in un film dalle sembianze fantascientifiche più che da film thriller. Quello però che ancor più stona sono i presupposti iniziali. Perchè la coppia di coniugi interpretata da Cameron Diaz e James Marsden sembra essere spinta a premere il pulsante da problemi economici, ma al tempo stesso non sarà difficile accorgersi della situazione lavorativa e residenziale nella quale si trova la famiglia in questione. Lui impiegato alla NASA e lei professoressa risiedono in una perfettamente arredata villetta a schiera con tanto di giardino curato. Non è abbastanza per ritagliarsi una piccola oasi di tranquillità? Sembrerebbe volerci dire di no Richard Kelly, ma un pò tutti sappiamo che la risposta a questa domanda per molte famiglie decisamente in condizioni peggiori sarebbe stata ben diversa. In definitiva è proprio l’ obiettivo che il regista si prepone che non risulta per nulla reale e finisce per non coinvolgere lo spettatore, più preoccupato, dopo la prima mezz’ ora di film, di cercare di capire come mai i protagonisti vengano sballottati da una location ad un’ altra senza il minimo collegamento razionale. Per poi concludere il tutto in un finale che era già ovvio fin dal principio e che fa “chiudere” questo film in una scatola che non verrà facilmente riaperta per essere nuovamente rivista.

( La Scelta in un pacco: Soldi e morte o Vita tranquilla?)

(Surrealtà Acquatica)

Read Full Post »

– Gamer – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Mark Neveldine &  Brian Taylor

C’è ancora la pena di morte negli Stati Uniti, anche nel futuro immaginario ed estremamente tecnologico di Gamer. Ma i condannati a morte non sono semplicemente rinchiusi nel loro specifico “braccio” ma sono forzatamente sottoposti ad esporsi ai piaceri dei ragazzini più ricchi che attraverso un gioco ( e un futuristico cip impiantato nel cervello) li “gestiscono” in un violento gioco sparatutto nel quale sono a rischio di vita. Questo è il futuro. O perlomeno è la riflessione che i due registi Neveldine e Taylor vorrebbero sottoporre agli spettatori in merito all’ utilizzo  della tecnologia per scopi quantomeno eccessivi. La loro regia però invece di andare contro il senso del loro messaggio non fa che rafforzare questa tendenza ipertecnologica che anche nel cinema spesso trova il suo sfogo. Ecco allora che abbiamo un montaggio iperveloce e sequenze che abbinano le musiche ad immagini da videoclip capaci soprattutto di intrattenere lo spettatore che però non avrà il tempo di riflettere perchè continuamente bombardato da scene d’ azione. Il risultato è che quindi l’ occhio dello spettatore è maggiormente attratto dalla velocità con i quali si snodano gli avvenimenti ( il film dura soltanto novanta minuti), più che chiedersi dove internet e la crescente attrazione giovanile verso il mondo delle realtà virtuali ci porterà se non presa con la dovuta moderazione e l’ utilità che di certo questo straordinario mezzo di comunicazione possiede. Tutto questo preoccupandosi molto meno della violenza che in Gamer è sempre in bella mostra e non ha di certo nessun freno. I personaggi sono tutti decisamente non approfonditi e specialmente coloro che stanno dietro i protagonisti del gioco, interpretati da  Gerard Butler e il suo antagonista Michael C. Hall, finiscono per essere decisamente degli stereotipi dell’ immaginario americano. Non è un caso quindi che dietro il personaggio di campione ci sia un ragazzino diciassettenne, ricco di cui si ignora il perchè molta gente si sia interessata alla sua sorte ma del quale noi spettatori poi conosciamo ben pochi elementi, e dietro una appetibile donna ci sia dietro il consueto ciccione sporco e unto che è costretto a deambulare su una carrozzina a motore. Decisamente tutte lacune sceneggiative che avrebbero dovuto destare maggiormente l’ attenzione dei due registi attenti forse più a portare a casa la pagnotta dell’ intrattenimento che quella della riflessione. Peraltro notevoli sono anche i riferimenti a precedenti film che hanno trattato l’ argomento in maniera piuttosto simile (chi non ricorda L’ Implacabile degli anni ’80 con Arnold Schwarzenegger che all’ epoca tentava di evitare la pena di morte partecipando ad un gioco mortale). Al contrario il personaggio del villain interpretato da Michael C. Hall ( famoso per l’ interpretazione in Dexter) è forse quello che maggiormente funziona, capace di dar vita a un genio senza scrupoli del mercato dei videogame che pur di manipolare migliaia di persone si dimostra del tutto incurante delle vite umane. Un perfetto manipolatore potente del futuro insomma. Forse non troppo lontano da quelle ideologie di potere e controllo che molti ricchi di oggi già hanno o vorrebbero avere sulla popolazione. Il risultato finale è decisamente godibile anche se un pubblico intelligente si accorgerà ben presto dell’ atteggiamento un pò furbetto che Taylor e Neveldine di certo hanno avuto nel dar vita a questo film.

( Il giocatore e il condannato a morte)

( Il condannato a morte e il burattinaio ricco)

Read Full Post »

– Daybreakers – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Michael Spierig & Peter Spierig

Mescolano i generi cinematografici i fratelli Spierig, che prendono in prestito i vampiri dai film horror e immaginano un futuro 2019 nel quale questa razza domina il nostro pianeta terra e gli esseri umani sono solamente una razza in estinzione. Ma se il sangue umano è in estinzione con la razza stessa di cosa si nutriranno le sanguisughe vampiresche? Sembra essere proprio questo il dilemma che i potenti di questa ipotesi fantascientifica sembrano chiedersi, accompagnato dall’ ambizioso progetto farmaceutico di riuscire a sintetizzare in laboratorio un surrogato di sangue umano. I due registi australiani sono decisamente abili nel costruire questa ambientazione futuristica iniziale nella quale vi sono anche frequenti sottotesti politici e sociali, ma peccano dopo la metà del film nel passo di qualità. Sembra infatti che una volta “curato” il vampiro Ethan Hawke il film si trasformi in un action movie un pò fracassone nel quale umani e vampiri si combattono a suon di paletti nel cuore e succhiate di sangue. I Vampiri del 2019 sono civilizzati e non fanno più parte di quell’ immaginario horror comune di dannati che rifiutano le croci e sono spinti da istinti del male. Sembrano quasi vittime di un virus invece, dal quale alcuni vorrebbero “curarsi” mentre altri invece sono così ottusi da bramare così tanto il sangue umano, ignari del fatto che l’ estinzione di quella specie finirebbe per condannare anche loro. Daybreakers sembra porsi a metà tra la riflessione fantapolitica e sociale sulla brama di potere insita nell’ uomo (in questo caso vampirizzato) e la riflessione sulla possibilità del cambiamento umano verso valori e obiettivi più nobili degni appunto di quell’ umanità che oggi in tante occasioni sembra essersi persa per strada. I riferimenti ad altre opere sia cinematografiche che televisive di questo genere sono molto evidenti: dall’ ambientazione notturna e metropolitana molto alla Blade Runner, fino ad arrivare al desiderio di umanizzazione che hanno i personaggi di Being Human (serie Britannica in onda sulla BBC) o la caratterizzazione dei vampiri che molto si avvicina a quella dei protagonisti del True Blood di Alan Ball, seppur molto meno grotteschi e metaforici. I fratelli Spierig riescono a fare dei primi quarantacinque minuti del film un perfetto quadro di una realtà dominata dalle multinazionali che plagia con prepotenza le persone rendendole conformiste e schiave di caffè corretto al sangue e di lavoro notturno. Allo stesso tempo danno importanza al valore della ricerca e alla speranza di miglioramento costruendo nel personaggio interpretato da Ethan Hawke un perfetto ricercatore che non si piega alle politiche economiche che la stessa multinazionale per la quale lavora gli offre. A William Dafoe spetta invece il ruolo del ribelle, ex vampiro, che per caso ha scoperto un’ alternativa e una cura alla realtà vampiresca ed è deciso a lottare per la propagazione di questa sua giusta causa. In definitiva un’ opera che è gradevole per l’ ambientazione e la buona fusione fra generi cinematografici differenti (l’ horror, l’ azione e la fantascienza), ma che nel finale pecca nel diventare solamente una manifestazione splatter di un cinema di basso livello, nel quale la sceneggiatura viene messa in secondo piano rispetto alle sequenze  d’ azione. Un’ occasione non sfruttata in pieno. Peccato.

( Il destino dei vampiri in carenza di sangue)

( L' Umanizzazione del Vampiro Hawke)

Read Full Post »

– Il Mondo dei Replicanti – 2010 –  ♥  –

di

Jonathan Mostow

E’ un futuro quello dipinto ne Il Mondo dei Replicanti che non è il massimo dell’ originalità e che di certo non è lontanissimo nemmeno da quella che potrebbe essere la realtà tra qualche centinaio di anni. In questo futuro gli abitanti della nostra amata terra preferiscono rifugiarsi nelle loro case e far vivere la vita ai loro “surrogati” (entità robotiche collegate all’ umano matrice). E già solo questa ipotesi basta a far pensare che questa idea di sicurezza e maniera di vivere con lontananza i propri rapporti sociali e di vita non è poi molto lontana da oggi se si pensa allo spiccato aumento e proliferazione delle relazioni virtuali tramite internet. Se non fosse che tutto questo è stato già ipotizzato in maniera simile nel geniale Blade Runner, o in altri lavori come Strange Days o la trilogia di Matrix. E non solo, perchè anche capolavori d’ animazione come Wall-e ci hanno messo davanti ad un futuro dove gli esseri umani saranno relegati su una poltrona automatizzata e controlleranno proprio da quella l’ andamento del loro futuro. Considerando poi che il film esce quasi contemporaneamente ad un colosso come Avatar è difficile non intravederne delle analogie. Prende ispirazione da un fumetto il film di Mostow che relega la società alla rinuncia dei problemi attraverso la robotizzazione dell’ uomo. Infatti ciò che funziona maggiormente è forse proprio il soggetto ispirato appunto alle strisce a disegni di Robert Venditti e Brett Weldele. Per il resto ciò che per gli interi 82 minuti del film si lascia intravedere è un continuo martellamento di come questo futuro sia prossimo e di come noi esseri umani ci stiamo avviando verso la disumanizzazione e la second life. Con decisamente troppa insistenza, e soprattutto tralasciando dei particolari di coerenza del tutto fondamentali. Ad esempio, in questo periodo di netta crisi economica, è poi così realizzabile che il 98% della popolazione mondiale sia in grado di permettersi economicamente un “surrogato” meccanico in grado di sostituire il nostro corpo e la nostra vita? Insomma a parte queste incoerenze abbiamo il solito Bruce Willis, duro a morire, in veste di “sacco di carne” tra i replicanti, che alquanto claudicante ed emaciato tenta di salvare il mondo da uno sterminio di massa ad opera del prevedibile inventore frustrato e depresso. Tutto misto in un finale veramente enfatizzato e ripetitivo (la frase : “Se non premi quel bottone ucciderai tutti i replicanti” viene ripetuta almeno tre volte), che vorrebbe solo farci rammentare fin dove la nostra tecnologia potrebbe spingersi. Ma un minuto dopo resta solo l’ amaro in bocca dell’ ennesimo sci-fi poco originale e dalla sceneggiatura ben confezionata ma che racchiude al suo interno meccaniche già collaudate. E ovviamente resta anche l’ iconica  immagine del surrogato di Willis dotato di parrucchino.

( Bruce Willis collegato al suo Avatar col parrucchino)

( Surrogati col parrucchino alla conquista del mondo)

Read Full Post »

Older Posts »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: