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Archive for the ‘Fantascienza’ Category

 – Thx 1138 – 1971 – ♥♥♥♥♥ –

di

George Lucas

Che cos’è la fantascienza? Per Lucas e Murch è un guscio dove l’uomo si controlla senza soluzione, senza darsi respiro, senza neanche permettere rapporti sessuali tra coniugi. Chi la pensa diversamente viene drogato oltre la soglia di sopportazione e reso un automa da riciclare nella catena di montaggio di altri automi. Un guscio nel quale non esiste la privacy. Thx1138, nome in codice del protagonista interpretato magistralmente da Robert Duvall, rimane uomo con la sua curiositas che lo porterà al di là di questo mondo posticcio, bianco, dove la religione non è che un nastro registrato. George Lucas in questa sua opera prima si fa notare per la sua lungimiranza, vedi la televisione (composta da ologrammi creati appositamente) che sembra riecheggiare il nostro digitale, riuscendo nella non facile “impresa” di donare ai suoi personaggi tutto il pathos necessario di disadattati/perseguitati. Per quanto riguarda l’aspetto estetico/scenografico è innegabile che segua le “direttive” kubrickiane di “2001- Odissea nello spazio”, uscito solamente due anni prima, ma rilancia rendendole più underground, più metropolitane, meno futuribili e astratte. Diciamo pure più alla portata di uomo, si pensi a stabilimenti industriali. Ho avuto la fortuna di vedere gli speciali della versione restaurata nel 2004. Sia Lucas che Murch (rispettivamente regista e sceneggiatore) affermano che il loro intento era di analizzare ciò che stava accadendo negli anni ’70, ma seppur alcuni effetti speciali possono risultare oggi un po’ datati, non cambia la sostanza dell’analisi e, se vogliamo, anche della denuncia. La stessa ossessione del controllo sulla persona la possiamo osservare in simili film dei giorni nostri, vedi ….. Primo film prodotto dalla Zoetrope film di Francis Ford Coppola, che dovette sudare più del necessario per racimolare il denaro perché nessuno credeva in questo progetto. Storia già sentita in effetti. Ma in pochi credevano solo tre anni prima nel cortometraggio “Labirinto Elettronico-THX38EB”, che George Lucas aveva portato come tesi finale alla University of Southern California.  Invece oltre ad ottenere un discreto successo di pubblico concorse nel formare e far conoscere una generazione di professionisti del cinema americano. Oltre ai già citati Lucas e Murch, possiamo annoverare anche direttore della fotografia (David Myers) con le sue atmosfere al contempo plumbee e vivide e la luce rossa del Sole nel finale, simbolo del tramonto di una visione robotcentrica castrante e di un ritorno ad una sicuramente più ecologica e naturale (in anticipo sui tempi rispetto al pixariano Wall-E). Sicuramente non possiamo dimenticarci di Donald Pleasence, che dona a SEN5241 un’aura di opalescenza morale che aiuta lo spettatore a estraniarsi dalla realtà diegetica. Amore e sesso, Thex e Lo, THX e LU con questo sillogismo Walter Murch (che nove anni più tardi firmerà il montaggio di “Apocalypse now”) prova a dare le chiavi di lettura al film.

Per concludere una piccola curiosità: è il film che viene messo alla berlina da Woody Allen ne “Il dormiglione”, copiandone le scene e le maschere dei robot poliziotti.

(nessuna pietà con la libertà...)


(anche in un mondo parallelo esiste la religione...cristiana per giunta)

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– Super 8 – 2011 – ♥♥♥ –

di

J.J. Abrams

Alla fine degli anni settanta e a Hollywood nacque un genere cinematografico che fù destinato a raggiungere il suo apice durante gli anni ’80: quello dei blockbuster fantascientifici. Erano gli anni di George Lucas e il suo Guerre Stellari. Erano gli anni di Steven Spielberg con Lo Squalo e dopo con Incontri ravvicinati del terzo tipo ed ET. Furono gli anni in cui il Cinema sofisticato che si era ben radicato durante gli anni Settanta ricevette un duro colpo dalla concezione di Cinema come intrattenimento puro, effetti speciali e storie semplici ma emozionanti. Furono gli anni in cui i ragazzi con problemi con i genitori, che scappavano in bicicletta e che erano ostinati a seguire i loro sogni e le loro avventure erano i veri protagonisti dei film. J. J. Abrams con questo film decide di partire da questi elementi tipicamente Spielberghiani, senza però abbandonare il suo stile e la sua passione per il mistero e per i mostri indefiniti. In Super 8 infatti i protagonisti avranno a che fare con una creatura aliena, ma mai la macchina da presa indugerà troppo sul suo “mostro” lasciando allo spettatore quella paura mista a mistero su come realmente sia l’ identità della creatura. E’ questo ciò che ben contraddistingue Super 8 dai film di Spielberg, e cioè il fatto che è ben evidente che l’ occhio con cui sono trattati gli stessi temi e argomenti è quello personale del creatore di Lost , Cloverfield o Fringe. Oltre alle citazioni che sono ben evidenti il regista è in grado di formare un ottimo ensemble di giovani attori tra i quali spicca la giovanissima sorella di Dakota Fanning (Elle Fanning), che come a suo tempo fece una giovanissima Drew Barrimore in E.T. è capace di regalare momenti di straordinaria espressività. Ecco quindi che ciò che andremo a vedere in questo film saranno le solite famiglie tradizionaliste americane, fatte di lavoratori e i soliti ragazzini che attraversano un periodo importante della loro crescita diviso tra grandi sogni e spirito di coraggio e amicizia. E ovviamente loro rappresentano i buoni e verranno contrapposti ai tipici cattivi anni ’80 , quelli rappresentati da forze governative, militari o dell’ industria e che vedono nel progresso e nella tecnologia l’ unica via per il futuro. Tutto questo ovviamente andrà contro lo spirito rurale e affettivo delle semplici famiglie. Il film di J. J. Abrams è come se fosse diviso in due parti. La prima è maggiormente avvolta nel mistero e si limita ad esporre in toni un pò da dejavù in stile anni ’80 , mentre nella seconda si libera di più quello spirito un po’ fracassone del blockbuster , contraddistinto da effetti speciali, inseguimenti ed esplosioni. E’ un pò come se il regista abbia voluto comunicarci una rottura con quel tipo di cinema un po’ magico e racconta storie. Come a voler sottolineare che oggi i blockbuster, i film americani che riempiono i botteghini, più che raccontare storie preferiscono stupire i loro spettatori con effetti speciali fracassoni e rumorosi.

(Come i Goonies)
 
( Il Cinema protagonista)

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– 6 Giorni sulla Terra – 2011 – ♥ e 1\2 –

di

Varo Venturi

Il genere fantascientifico è un tipo di cinema che in Italia non ha mai attecchito più di tanto, quindi sicuramente questo tentativo di Varo Venturi di parlarci di Alieni scegliendo come scenario la nostra Roma vale sicuramente l’ interesse di almeno una visione. Purtroppo però Varo Venturi, nonostante si professi un accanito sostenitore delle abduzioni da parte degli alieni e della manipolazione mentale che questi esercitano su di noi attraverso svariate forme, il suo film risulta essere solamente un enorme calderone di tutte queste teorie, senza però mai essere in grado di esporle in maniera cinematograficamente coinvolgente per lo spettatore. Ovviamente per lo spettatore che non ha alcuna nozione a priori di tutte queste teorie e decide di approcciarsi al film come un qualsiasi spettatore desideroso di godersi un film di fantascienza. E’ già infatti in questa catalogazione di genere però che il regista pone il suo primo accento, tenendoci a specificare che il suo è un film di realscienza e che intende mostrare quella che per lui è la vera realtà. Ecco allora che con questa presunzione si può subito capire che è impossibile produrre un film che risulti gradevole a un pubblico vasto e che magari si trova in disaccordo con la sua visione del mondo. Soprattutto poi se il prodotto finale contiene al suo interno numerose pecche stilistiche e tecniche. Tralasciando gli evidenti difetti nel mixaggio sonoro,  vi sono in 6 Giorni sulla terra delle  indiscutibili lacune sia nella sceneggiatura che nella recitazione degli attori. I buchi di sceneggiatura presenti nel film spesso non ci fanno comprendere in pieno i perchè di certe azioni dei protagonisti (o forse il regista compie il grossolano errore di darne per scontate le ragioni), e  rendono l’ intero prodotto narrativamente confuso e diviso a metà tra la sua evidente ostentazione di effetti visivi e il linguaggio degli iniziati, a tutti i costi inserito in maniera frequente. La recitazione inoltre è di evidente stampo televisivo e in ogni battuta denota un enfasi talvolta inopportuna che molto ricorda quella che spesso si vede nelle fiction. E’ un peccato perchè infondo alla base sembra evidente che da parte del regista c’è una ricerca e una dedizione all’ argomento molto chiara. Non a caso il regista si è avvalorato dell’ aiuto in fase di sceneggiatura di un esperto in materia come il professore Corrado Malanga. Molte delle teorie esplicate nel film sicuramente non avranno difficoltà infatti ad appassionare chi è molto convinto di queste dottrine o chi non sia di certo un iniziato alle tesi complottistiche di David Icke. E’ proprio per questa ragione che 6 Giorni sulla terra potrà più facilmente interessare un pubblico “militante” all’ interno di tali dottrine che chi invece sarà solamente interessato all’ opera cinematografica. Per quanto mi riguarda è sicuramente un’ occasione sprecata di una teoria cinematograficamente originale, che sarebbe però risultata maggiormente interessante senza la pretesa di convertire il suo spettatore ad essa.

( Ipnosi aliena)
 
( Imbarazzanti effetti speciali)

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– Inception – 2010 – ♥♥♥♥♥ –

di

Christopher Nolan

E’ presentato come il film dello stesso regista de Il Cavaliere Oscuro e gode di una promozione ottimale quest’ ultimo film di Christopher Nolan, regista che preferisco ricordare per il magnifico Memento piuttosto che per il suo film batmaniano. In realtà non è semplicemente un blockbuster ma un ‘ opera che ha una storia molto personale per il regista britannico, che ne ha scritto interamente da solo la sceneggiatura ben dieci anni fa. Celato dietro la parvenza di un action movie fantascientifico, Inception risulta alla fine essere un film molto più complesso che al suo interno racchiude elementi visionari che però vogliono essere da Nolan organizzati linearmente per risultare poi allo spettatore fruibili. Il protagonista Dom Cobb (interpretato da un ormai sempre perfetto Leonardo Di Caprio) ha lo scopo di volere innestare un’ idea nel subconscio di una persona utilizzando il fantascientifico mezzo di penetrare nei suoi sogni, aiutato da uno staff artistico completo in grado di controllare ogni aspetto dell’ esperienza onirica del malcapitato. In questo intreccio di sogni e subconsci la narrazione non risulta mai essere fine a se stessa ma costruita da Nolan abilmente come un gioco ad incastri che fino alla fine ha una sua logica ben precisa, ordinata in vari livelli onirici. La costruzione è, come già si era vista in Memento, frammentata ma non impedisce allo spettatore di esserne coinvolto riuscendo con abilità a trascinare all’ interno delle vicende ognuno di loro. E’ fondamentale fare attenzione a tutti i dialoghi del film, anche se spesso veloci e complessi, perché soltanto attraverso di essi si potrà avere una visione globale di ciò che sta accadendo sullo schermo. Il cast gira alla perfezione e oltre a Leonardo di Caprio, ormai a suo agio dopo Shutter Island in personaggi dal passato turbato, vanta di un ottimo Joseph Gordon- Levitt e di una brava Ellen Page, apprezzata precedentemente in Juno. I riferimenti ad opere cinematografiche che hanno cambiato l’ immaginario fantascientifico come Matrix o Brazil sono evidenti così come anche quelli mitologici ( il personaggio della Page si chiama Arianna e tesse le fila del sogno come un architetto). La differenza sostanziale tra un qualsiasi blockbuster hollywoodiano e Inception risiede appunto nella consistenza dei dialoghi e nel posto non prioritario degli effetti speciali, che in questo caso non dominano l’ azione ma ne sono solamente un utile mezzo visivo. Inoltre tutto questo è arricchito da una riflessione metacinematografica sul cinema stesso, che crea delle vere e proprie trame nei nostri subconsci, proprio come fanno i sogni, e che proprio come Cobb e compagni ha bisogno di uno staff ben nutrito di persone per funzionare alla perfezione. Anche le musiche non sembrano per nulla essere scelte a caso e se si glissa sulla già ben nota esperienza nel campo di Hans Zimmer, non si può restare positivamente sorpresi dalla scelta  della canzone utilizzata dai protagonisti per risvegliarsi dai loro sogni, la “Non, je ne regrette rien” di Edith Piaf, personaggio che non meno di un anno fa è stato interpretato dalla stessa Marion Cotillard. E’ proprio questo che Nolan sembra volerci sottolineare: il cinema non è solo recitazione o soltanto effetti speciali, ma un lavoro artistico corale che se eseguito perfettamente, senza tralasciarne ogni suo singolo aspetto, è in grado di entrare alla perfezione nei subconsci ( e nelle preferenze) di ogni spettatore. E sicuramente gli spettatori e i critici non potranno non ricompensarlo nel breve e nel lungo tempo, poichè, a mio avviso, difficilmente questo film non sarà preso in futuro come spunto da altri blockbuster hollywoodiani che però difficilmente terranno conto così perfettamente della coralità ricercata e ottenuta in Inception da Nolan.

( Livello 2 del sogno)

( Manipolazione del subconscio)

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– Pandorum – 2010 – ♥♥ –

di

Christian Alvart

Vorrei iniziare a scrivere su questo film specificando che ho volutamente ignorato di inserire il sottotitolo italiano (L’ Universo Parallelo) nel titolo del film perchè credo che sia ancora una volta una dimostrazione di come i titolisti delle case di distribuzione italiane sfornino i loro titoletti con l’ obiettivo di accalappiare i loro spettatori fuorviandoli da quello che in realtà è il vero tema del film. In Pandorum infatti non si tratta affatto di Universi paralleli quanto piuttosto di una fictionaria sindrome di Pandorum, una condizione psicologica con tendenze omicide e allucinazioni nella quale si ritrovano coloro che sono stati sottoposti a lunghi periodi di iper-sonno. In questa bizarra condizione si ritrovano i due protagonisti (Ben Foster e Dennis Quaid) di questo thriller fantascientifico che al suo interno racchiude miriadi di riferimenti a precedenti film di generi analoghi. In primo luogo abbiamo una nave spaziale che come la saga di Alien ci ha ben insegnato può essere una straordinaria ambientazione per creare situazioni di suspense, paura e claustrofobia. Abbiamo anche delle creature che inizialmente sembrano aliene ma che poi si rivelano solamente delle mutazioni umane che ricordano quelle di The Descent- Discesa nelle tenebre, ma soprattutto abbiamo la perdita di memoria degli astronauti che non sanno bene dove si trovino che tanto ricordano Solaris. E come se non bastasse tutto questo citazionismo per rendere quest’ opera un lavoro non pienamente originale si aggiungono anche i movimenti di macchina, decisamente un pò troppo “movimentati”, che “shakerano” lo spettatore nel buio trascinandolo in atmosfere da film horror. Sono questi tutti elementi che fanno di Pandorum un film che non può certo fregiarsi di essere un titolo memorabile ma solamente un lavoro capace di allietare le calde notti d’ estate. Certamente il mix di alcune sequenze soprattutto iniziali sono interessanti. Ad esempio il susseguirsi di inquadrature durante il risveglio dall’ iper-sonno del protagonista Ben Foster sono capaci di creare quel giusto pathos che il plot richiede, alternando le urla dell’ attore all’ interno della sua cella al silenzio totale all’ esterno che già da solo non preannuncia nulla di positivo per le sorti del suo personaggio, il Caporale Bower. Ed è proprio il giovane attore di Boston che si distingue maggiormente in questo film, perchè il povero Dennis Quaid, ormai richiamato a ricoprire ruoli di comprimari in  qualsiasi film di serie B dalle atmosfere fantascientifiche, thriller o catastrofiche, sembra limitarsi al suo solito “fraseggio” espressivo che non lascia spazio a nessun tipo di originalità interpretativa. Anche la giovane e bella attrice tedesca Antje Traue è richiamata a ricoprire il ruolo della bella amazzone fantascientifica, che come spesso capita in questo genere di film inizialmente è dai comportamenti un pò burberi e antipatici ma alla fine mostra tutti i suoi lati più femminili. Il finale è prevedibile e come sempre felice ed è condimento perfetto ad un film estivo che di certo si lascia guardare, ma dal quale non ci si può aspettare nulla di più che la sufficienza.

( Il Risveglio dall' Iper-sonno di Ben Foster)

( E' ovvio che per rendere un film almeno mediamente 
di successo bisogna scritturare una bell' attrice)

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– The Box – 2010 – ♥ e 1\2 –

di

Richard Kelly

Forse Richard Kelly avrebbe voluto indagare,  in maniera insolita e un po’ surreale, la difficoltà di una coppia nel compiere una scelta importante e dalle conseguenze non semplici. O forse avrebbe voluto indagare come l’ essere umano si rapporta davanti al desiderio di ricchezza e alla tentazione di un facile guadagno economico. Certo è che se questi erano i presupposti del regista Statunitense, famoso per il visionario Donnie Darko, in questo suo The Box non si può dire che ci sia completamente riuscito. I personaggi costruiti da Kelly riescono a trasmettere quel senso di angoscia misto ad ambiguità e grazie alle loro malformazioni fisiche (il personaggio interpretato da  Frank Langella ha metà volto completamente deturpato mentre quello personificato da Cameron Diaz ha una malformazione al piede) conducono lo spettatore in un mondo fatto di stranezze irreali. Ma a quale scopo? Forse con il puro piacere (esclusivo del regista ma ben meno presente negli occhi dello spettatore) di imitare atmosfere alla David Lynch e trame suggestive che farebbero invidia al migliore episodio di X-Files?  Quello che è sicuro è che i protagonisti della vicenda vivono un incubo reale originato dalla loro scelta di schiacciare quel pulsante della ingegnosa quanto misteriosa scatola consegnata da un ambiguo Signor Steward (Frank Langella). E’ infatti da quel momento che l’ intero film da misteriosa e angosciosa riflessione sulle scelte e i desideri dell’ essere umano si trasforma in un film dalle sembianze fantascientifiche più che da film thriller. Quello però che ancor più stona sono i presupposti iniziali. Perchè la coppia di coniugi interpretata da Cameron Diaz e James Marsden sembra essere spinta a premere il pulsante da problemi economici, ma al tempo stesso non sarà difficile accorgersi della situazione lavorativa e residenziale nella quale si trova la famiglia in questione. Lui impiegato alla NASA e lei professoressa risiedono in una perfettamente arredata villetta a schiera con tanto di giardino curato. Non è abbastanza per ritagliarsi una piccola oasi di tranquillità? Sembrerebbe volerci dire di no Richard Kelly, ma un pò tutti sappiamo che la risposta a questa domanda per molte famiglie decisamente in condizioni peggiori sarebbe stata ben diversa. In definitiva è proprio l’ obiettivo che il regista si prepone che non risulta per nulla reale e finisce per non coinvolgere lo spettatore, più preoccupato, dopo la prima mezz’ ora di film, di cercare di capire come mai i protagonisti vengano sballottati da una location ad un’ altra senza il minimo collegamento razionale. Per poi concludere il tutto in un finale che era già ovvio fin dal principio e che fa “chiudere” questo film in una scatola che non verrà facilmente riaperta per essere nuovamente rivista.

( La Scelta in un pacco: Soldi e morte o Vita tranquilla?)

(Surrealtà Acquatica)

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