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Archive for the ‘2002’ Category

– Nati Stanchi – 2002 – ♥ e 1\2 –

di

Dominick Tambasco

La comicità italiana di oggi ci ha abituato molto spesso ( i “cinepanettoni” natalizi ne sono un valido esempio) alla volgarità o alla commedia incentrata su svariate perversioni a sfondo sessuale. Salvo Ficarra e Valentino Picone sono tra i pochi che riportano il senso comico alle sue origini, basandolo sulle espressioni facciali o sulle abitudini, stereotipi e debolezze di una generazione (il compianto Antonio De Curtis in arte Totò fù un fulgido esempio di questo stile comico). In questo caso sono i giovani trentenni siciliani. Ma a parte gli usi e costumi del luogo di certo l’ immagine disegnata in questo film del giovane trentenne medio è in grado di rispecchiare ampiamente anche la condizione di molti italiani e non solo di quelli isolani. E quindi ecco pronti stereotipi su giovani, eterni Peter Pan che hanno paura delle responsabilità o che, anche colpa di un’ ignoranza di fondo, preferiscono passare le loro giornate al bar tra progetti di scherzi notturni e pettegolezzi spesso falsi piuttosto che lavorare. Peccato che la sceneggiatura di questa commedia non sia in grado di sostenere gli sketch dei due comici siciliani provenienti dal noto cabaret di Zelig. Basta un’ attenzione non profonda per comprendere che il merito dell’ intero film ricade sul carisma e talento dei due protagonisti e non sui meriti registici o sceneggiativi dell’ ensemble esecutivo. Inesistenti infatti sono i meriti registici che si riducono ad elementari inquadrature che finiscono per annoiare lo spettatore che si aspetta qualcosa di più. Troppo poco anche basare un’ intera sceneggiatura di un’ ora e mezza solo su stereotipi siciliani di famiglie apprensive che vogliono “sistemare” i propri figli, boss mafiosi che raccomandano pupilli e fidanzate storiche ossessionate dal dubbio tra matrimonio e emancipazione economica. Gradevole e azzeccata la colonna sonora del gruppo musicale Palermitano “Tinturia”. Il divertimento sicuramente non manca ma non mancava nemmeno (parlando di Ficarra e Picone) ai “vecchi” tempi di Zelig. E la differenza in materia comica è veramente poca. Solo che questa volta siamo al cinema e non sul palcoscenico di un teatro di cabaret quindi “dovrebbe” essere un pò diverso. Il tutto dovrebbe essere sostenuto da una sceneggiatura molto più consistente.

( Si apprende la notizia che "purtroppo" il concorso 
per il posto di bibliotecario è vinto)
( Protagonisti e fidanzate di scena)
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– The Bourne Identity- 2002 – ♥♥♥  –

di

Doug Liman

Per il buon successo di uno spy-movie è di certo fondamentale il plot che c’è alle fondamenta e quello di The Bourne Identity di certo funziona. L’ottimo attore Matt Damon interpreta perfettamente le sembianze di questo nuovo “James Bond” in preda ad un amnesia della quale per buona parte del film non ne conosciamo il motivo. E Liman è abile a tenere alta la suspance attraverso la velocità di scene altamente adrenaliniche che assumono spesso le sembianze di meccaniche un pò da videogioco. Altro motivo di sicura attrazione di questo film è la location europea, il film è interamente girato tra Francia e Germania, che ne evidenzia sicuramente diverse caratteristiche rispetto a quelle americane a cui i film d’azione moderni ci hanno spesso abituato. In definitiva 110 minuti che scorrono tra inseguimenti in auto, passaporti falsi dei quali inizialmente non se ne conoscono le ragioni e tentativi , vani, di “cancellare” Jason Bourne. Un amante dei film d’azione non può perdersi questo film avvincente che ci regala un protagonista con capacità eccezionali, che ogni buona spia della CIA come da contratto dovrebbe avere, ma in costante lotta con il suo handicap mnemonico che non gli permette fino alla fine di fare chiarezza sulle sue azioni e le sue straordinarie qualità.

bourne-identity-4

 

( I due protagonisti che come da contratto devono innamorarsi)
Scalatore
(possiede anche doti da abile scalatore 
anche se non ricorda il motivo)

Pubblicato su Cineocchio

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– 8 Donne e un Mistero – 2002 – ♥ e 1\2 –

di

François Ozon

Senza dubbio le attrici francesi presenti in questo film rappresentano tre generazioni recitative francesi (dai 18 agli 85 anni). Senza dubbio le critiche acclamano questo film per la riuscita, a loro parere, fusione tra la “finzione” del teatro e la realtà che il cinema invece attua sugli schermi. In me ha suscitato non poche perplessità invece . 8 Donne e un mistero nasce da un opera teatrale di Robert Thomas che narra la storia di 8 donne che si ritrovano isolate in una casa durante il periodo natalizio e sono testimoni dell’assassinio dell’unico uomo della casa. Rimanendo fedele ai ritmi teatrali viene portata sugli schermi cinematografici da Ozon avvalendosi delle straordinarie capacità di otto grandi attrici francesi. E a questo senza dubbio ne rendo atto. Sicuramente tutte le attrici sono a mio parere l’unico evidente punto di forza di questo film, ma il resto invece fa cadere il tutto nella noia. I dialoghi palesemente teatrali portati sugli schermi cinematografici risultano evidentemente noiosi riuscendo a oscurare anche quelle doti che la Deneuve e compagne non esitano di certo a dimostrarci. E se di certo la Deneuve e la Ardant ci riservano un bacio appassionato da storia del cinema , tutto questo poi viene “distrutto” dagli intermezzi musicali che ognuna delle attrici canta . Si forse ammetto che non sono abbastanza entrato nei ritmi lenti e un pò teatrali che questo film impone. A metà tra un Giallo alla Agatha Christie, un buon testo teatrale alla Pirandello e una commedia anni ’50 di Hollywood. Sicuramente c’è chi lo apprezzerà. Io ho apprezzato esclusivamente le attrici. Per il resto sono caduto anche io vittima del mistero dello sbadiglio.

( Le due più piccole del cast )

( Primedonne di scena)

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– Ticket to Jerusalem – 2002 – ♥♥♥ e 1\2 –

di

Rashid Masharawi

Come può il cinema essere un arma contro la guerra? Come può essere la cultura e la propria ricerca di un’ identità culturale essere il miglior mezzo per costruire la pace? Questa è la domanda nonchè l’obiettivo che c’è alla base di Ticket to Jerusalem. Masharawi nel suo film ci narra la storia di una coppia palestinese (Jabeb e Sanah) che vivono in un campo profughi vicino Ramallah. Sanah è volontaria in un pronto soccorso mentre Jabeb è un proiezionista che si occupa di cinema mobile. Ogni giorno si sposta con la sua vecchia jeep attraverso i territori occupati con l’unico scopo di portare 1 o 2 ore di pace nelle menti dei bambini proiettando film d’animazione. Masharawi ci narra questa storia attraverso una tecnica registica a metà tra il documentario e la fiction così da portare agli occhi dello spettatore un maggiore realismo di quella che è la situazione a Gerusalemme e nei suoi territori vicini. Il suo film è sia un inno alla passione per il cinema, sia una lode verso tutte quelle persone che con ostinazione e coraggio tentano di vivere una vita quotidiana fatta di piccole cose. Piccole cose come possono essere quelle di portare il sorriso sui volti dei bambini. Perchè il cinema oggi può avere questo potere. Perchè personalmente credo che il cinema oggi possa essere un’arma silenziosa di dialogo di pace. Possa far si che i sogni e i desideri dei bambini che vivono in condizioni di guerra possano restare sempre accesi, così da alimentare una speranza che mai dovrebbe spegnersi. E allora in questi casi non sempre è il caso di mostrare nei film la vera e propria guerra armata ma è sufficiente portare ai nostri occhi una guerra culturale così da accrescere la consapevolezza in ogni palestinese come in ogni israeliano che la propria identità culturale è l’unica cosa da difendere e da valorizzare aldilà della sua stessa diversità. Il cinema mobile in quei luoghi può farlo, con un pò di ottimismo, come quella presente in questo film, e con la necessaria speranza.

(Jabeb monta una pellicola parlando con sua moglie Sanah)


(Jabeb passa la frontiera di Gerusalemme per una proiezione)


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