Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘2001’ Category

    Locandina La Nobildonna e il Duca

    – La Nobildonna e il Duca – 2001 – ♥♥♥♥ –

    di

    Eric Rhomer

Dopo un periodo di retrospettiva rhomeriana, giungo finalmente alla visione de La nobildonna e il duca (L’inglese e il duca) e mi accorgo di essere davanti a un film assolutamente senza precedenti. Rhomer, che in tutta la sua filmografia precedente a questo è sempre stato pur diversamente dagli altri comunque appartenente alla scuola di cinema della nouvelle vague ossia della rappresentazione di situazioni e ambienti naturali, sovverte i suoi abituali schemi di regia e compone una opera d’arte difficile e complessa, in cui a brillare e a rimanere nel cuore dello spettatore certamente non sono le scene in interni in cui la realmente esistita scozzese e ‘realista’ Grace Elliott, in trasferta francese, entra nel vivo della vibrante Rivoluzione Francese. A rimanere impresse sono le numerose tavole prospettiche dipinte da Jean Baptiste Marot che ritraggono la Parigi del 700 e che al suo interno, grazie al digitale e alla computer grafica, finalmente Rhomer è riuscito ad integrare con azione e attori creando un piccolo kolossal politico francese che ha avuto in mente per una decina di anni. Il risultato è un ibrido di tecnica in cui si uniscono la moderna arte del compositing e l’arte sublime del fondale appartenente al cinema classico – ma ad appartenere a questo sono anche le inquadrature ravvicinate degli attori e la loro stessa recitazione. Il risultato è un film che si dilunga in chiacchiere indiscutibilmente tendenti all’annoiare il pubblico medio, come tutto il cinema Rhomer, ma trattasi di chiacchiere solo in apparenza futili poiché in tutta l’opera di questo regista fuori dalle righe i suoi personaggi sono esseri pensanti che per forza di cose devono scontrarsi con la dura realtà sociale a cui appartengono pur non sentendovisi integrati. Un errore che si commette spesso davanti ai suoi film è proprio quello di osservarne oggettivamente i protagonisti e reputarli incapaci e bloccati dalla ragione, insomma considerarli pazzi. Rhomer, come il più grande entomologo, riesce invece a creare delle psicologie, cosa assai rara nel cinema odierno, e diventa inevitabile per il godimento e la comprensione del film immedesimarsi nella vicenda, anche se può risultare difficile in quanto viene stavolta narrata dal punto di vista di chi la Rivoluzione la critica. Il finale, in cui pullulano vari attori del cinema rhomeriano in alcuni gustosi cameo, è appagante come tutta l’estetica del film, disconosciuto aimè dalla patria di Rhomer, ma fortunatamente lodato a Venezia. Certo, non è Barry Lyndon, ma comunque nell’ambito del cinema in costume si offre una ricostruzione dell’epoca narrata stranamente più veritiera di quando si ricostruisce in fiction nei teatri di posa Hollywoodiani o di Cinecittà.

( La presa della Bastiglia... da molto lontano)

(Grace finisce in prigione)

Read Full Post »

Locandina Waking Life

– Waking Life – 2001 – ♥♥♥ e 1\2 –

di

Richard Linklater

Un film può nel suo essere sperimentale riuscire a concedere interessanti spunti per riflettere e lo spettatore intelligente può nelle imperfezioni confuse che questo detiene trovare concetti, pensieri o nuove trovate visive sicuramente interessanti. E’ il caso di Waking Life di Richard Linklater. Reduce da Prima dell’ Alba Linklater si pone con questo suo film un obiettivo non di certo facile, non dimenticando di tenere sempre i dialoghi alla base della struttura portante del suo lavoro. Ma osa di più. Utilizza la tecnologia Rotoscope per portarlo a compimento. Dopo aver girato il film con i veri attori lo anima ridipingendo i vari frame impressi sulla pellicola e rendendo l’intero film un’ animazione tutt’ altro che statica e priva di punti fissi. Tutto si muove, scorre e cambia in Waking Life, quasi come un fluido Panta Rei di un’ ora e trenta. Il film di Linklater non ha una vera e propria trama ma è un continuo risvegliarsi e ascoltare dialoghi di giornalisti, filosofi e personaggi bizzarri del giovane Wiley Wiggins che per tutto il film avrà  il dubbio di stare sognando. Ma il sogno del giovane invece sarà propio la realtà e l’intero percorso narrativo del film così da far dimenticare sia a noi spettatori che al protagonista stesso che si tratti di un sogno. In definitiva è importante sognare per vivere, ma non solo per il nostro apparato psicologico o emotivo, ma anche per il nostro processo di vita. Il nostro cammino esistenziale. E da questo concetto che il film si propone come una vera realtà nella realtà e il sogno ne è solo una sua metafora. Questo concetto spesso è riconducibile e fa pensare all’ antecedente Matrix nel quale il protagonista Neo (Keanu Reeves) scopriva di vivere appunto una realtà dietro la quale se ne celava un’ altra. E all’ interno di questa realtà c’è un incontrarsi di vari personaggi che discutono (in maniera caotica e non di certo facilmente comprensibile) di filosofia esistenzialista, di cinema di neurobiologia ma soprattutto di vita. Le idee e i dialoghi sono ispirati ad autori e pensatori del presente e del passato che spaziano da Andrè Bazin a Kierkegaard, da Nietzsche a Jean Paul Sartre. Ma soprattutto c’è tanto di Philip K. Dick e del suo romanzo nel quale si sostiene che la realtà temporale nella quale noi tutti “fluttuiamo” sia un’ illusione di una potenza malvagia che ha l’intento di impedire ai comuni mortali di accettare Dio. Credo che la pecca del film risieda proprio nella sua difficoltà di comprensione (è proprio ciò che lo fa definire un film sperimentale e non un film capolavoro come avrebbe potuto essere), che potrebbe far allontanare lo spettatore più impaziente e viceversa portare a rivederlo sicuramente più di una volta quello più attento. Waking Life però si fa sicuramente forza dell’ eleganza “pittorica” della sua animazione e dei volti noti di attori come Ethan Hawke, Julie Delphy o Steven Soderbergh per attirare l’attenzione dello spettatore che nella visione di  questo film si troverà sbalzato in una realtà artistica e filosofica anche se fin troppo spesso il rischio è quello di perdersi in questa miriade di concetti a volte un pò pretenziosi. Certo però è che se si rifletterà o si avrà l’occasione di rivedere questo film più di una volta ci si accorgerà di alcuni aspetti della vita forse oggi sopiti o dimenticati ai quali però ogni tanto bisognerebbe “risvegliarsi”. Un consiglio: vedetelo con penna e taccuino a portata di mano.

( Ethan Hawke e Julie Delphy discorrono sulla reincarnazione)

( Wiley Wiggins nella sua realtà Sogno ritrova anche una ragazza 
che ha semplicemente guardato un pò troppo su un autobus)

Read Full Post »

– Shrek – 2001 – ♥♥♥♥ –

di

Vicky Jenson & Andrew Adamson

Il lieto fine nelle favole presuppone il “vissero felici e contenti” ma sottintende anche che tutto intorno sia bello e raggiante. Ma in Shrek è diverso il finale come è diversa la morale e forse questo lo ha fatto uno dei gioielli della moderna animazione più apprezzato di tutti i tempi. In un mondo dove un Lord Farquaad alto 1 metro e 20 e con seri problemi ad accettare la realtà cerca di compensare tutto con la sua politica scorretta e sicuramente poco coraggiosa, sarà il cuore nascosto sotto gli strati di un orco dalle maniere brute a conquistare il cuore della principessa Fiona. Shrek è una favola che sovverte i tipici canoni dell’animazione concentrandosi sull’esprimere una morale che va contro la casta politica che spesso tende a plagiare i propri cittadini ( in questo caso i popolani del Lord) imponendo il proprio erroneo punto di vista. Farquaad infatti nasconde sempre la sua altezza se in pubblico ( ricordando il nostro Berlusconi e le sue scarpe con i tacchi alti),  lo stesso suo castello è una proiezione delle sue mancanze ( è altissimo ) e costringe i suoi sudditi ad applaudire, ridere o emozionarsi attraverso cartelli ( ricordano i metodi televisivi degli show american style e anche adesso sbarcati nella nostra tv). Shrek è invece sotto tanti punti di vista il contrario. Anche lui come Farquaad non rispecchia i canoni della bellezza e del buon apparire, ma non se ne nasconde, non cerca di camuffarsi ma si accetta. Accetta le sue maniere da orco, il suo essere rude e “orco” e non si vergogna della solitudine nella quale vive, nè ricerca la fama o il successo che invece Farquaad ambisce. Desidera solo la pace e la tranquillità di stare con se stesso, perchè lui si accetta anche se il mondo fuori lo vede solo in maniera superficiale e non lo accetta. Metafora della società odierna che stimola alla non accettazione e all’imitazione di esempi spesso non raggiungibili, finendo per instillare, sopratutto negli adolescenti, un conflitto tra mete irraggiungibili e realtà. Fiona rappresenta un pò la vittima di tutto questo meccanismo, colei che è condannata al rigido meccanismo (nel film per incantesimo) di trasformarsi da bella di giorno a brutta di notte fino al suo primo bacio d’amore. E sarà proprio l’amore che riuscirà a salvarla da questa eterna non accettazione e a raggiungere la consapevolezza che è la bellezza interiore che contra e non quella che solo la luce del giorno vuole farci vedere che sia. Apparenza contro realtà.  Felicità contro imperfezione. Non è il trionfo della bellezza Shrek, ma di certo è un elogio all’importanza della felicità. Quella vera. Quella che va oltre il materialismo. Il tutto accompagnato dal buon gusto ironico di un ciuchino capace di strappare risate anche al più serio degli spettatori.

lordfarquaad

( Lord Farquaad tortura uno dei personaggi delle favole)
shrek
( la principessa Fiona in apprensione per Shrek)

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: