Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘1994’ Category

– Pulp fiction – 1994 – ♥♥♥♥♥ –

di

Quentin Tarantino

Notoriamente la difficoltà del cosiddetto critico viene quando si deve (o si vuole) recensire uno dei propri film preferiti. Pulp fiction, se fossi costretto a scegliere fra le varie opere di Tarantino, sarebbe senza alcun dubbio fra i miei cinque preferiti in assoluto, che mi porterei sull’isola deserta, o meglio ancora, che farei bruciare insieme al mio cadavere. E parliamo dunque di cadaveri. L’episodio centrale della storia molto semplice e solo apparentemente complessa di Pulp fiction è proprio l’incidente di percorso, se così si può definire, dei due sicari dipendenti di un nero malavitoso – Marcellus Wallace -, interpretati da un Samuel Jackson e un John Travolta in stato di grazia, che presi dai loro discorsi filosofeggianti e spirituali uccidono un innocente negro (‘nigga’) durante una discussione in auto sull’esistenza o meno dei miracoli, dunque di Dio. Il film è molto celebre, citatissimo, modello di riferimento per tutti i suoi successori, i suoi numerosi fan conoscono scene e battute ormai a menadito, ma forse ora è stato superato in fama dal più romanzesco e sguaiato Kill Bill. Lo si accetti o meno, Pulp fiction al di là del suo aspetto divertente e ludico, è un film di genere noir ma rivisitato in chiave più leggera, sarcastica direi. Storia d’ una manciata di uomini coinvolti nel crimine organizzato e delle loro compagne. Tutti coloro sono creature più o meno coscienti dell’insensatezza della loro vita. Cercano una fuga, un riscatto. Il male e nemico comune sembra essere Marcellus Wallace, un boss di colore che in una lunga scena convince il pugile interpretato da Bruce Willis a “mandare il proprio culo a tappeto” al terzo round per interessi d’azzardo. Ma il pugile tenterà di fregarlo e di scapparsene con la fidanzata francese a Bora Bora, la moglie Mia (Uma Thurman) lo tradisce e Jules il protagonista, vuole lasciare il mestiere e darsi al pellegrinaggio spirituale. La svolta di questa storia è piuttosto banale, ossia che nulla va secondo come era stato previsto, dunque gli incidenti vari che capitano ai personaggi sono pretesti di Tarantino e del suo co-sceneggiatore Roger Avary per calarli in situazioni estreme che metterano a dura prova la loro persona. Estrema è la violenza ed estrema sarà l’illuminazione finale che forse spingerà ognuno di loro al cambiamento. Ma solo forse, perchè il finale del film, anche se non pare, è estremamente aperto in quanto si chiude laddove avevamo iniziato, non dandoci grandi soluzioni su quello che sarà il futuro dei nostri eroi, nel bar dove avviene la rapina di Zucchino (Tim Roth) e Coniglietta (Amanda Plummer). Ma ritorniamo all’aspetto che, finite tutte le possibili e un po’ vacue analisi filmiche sui dettagli tecnici e sulla manipolazione temporale applicata dal montaggio anacronico del film, ad oggi rimane quello più interessante, ossia l’enigmatica valigetta misteriosa che irradia una luce dorata e affascinante. Che cosa contiene? Soldi o oro, aimè, non pare proprio e a sostentermi un po’ in questa teoria c’è pure il detto ‘non tutto ciò che è oro luccica’. Alcuni fanatici, forse non solo rispetto al film ma anche alla religione cristiana, hanno ipotizzato che la chiave per risolvere l’enigma risieda nella combinazione della valigetta, ossia 666, che è una serie numerica associata dalla comunità cristiana a Satana, ma in realtà fa riferimento alla “bestia selvaggia, terrena e imperfetta che è il governo umano”, così dice il testo biblico originale. Ma tornando al film per quello che è e che si manifesta, possiamo dire che l’insistenza su Dio, l’intervento divino, la Bibbia e il Demonio non si possano ignorare ma nemmeno attribuire come elementi decisivi per la comprensione della trama. Anzi, l’impressione che si ha in questo film e negli ultimi tre di Tarantino (Kill Bill 1/2 e A prova di morte), è che quest’uomo voglia divertirsi, come faceva Hitchcock, a prendere un po’ in giro il pubblico, a prendersi gioco. Infatti non ci è dato in alcun modo di sapere il contenuto della valigetta, l’elemento biblico rimane lì sospeso quasi a voler mettere la pulce nell’orecchio, e il dubbio esistenziale rimane vivo e intatto nei personaggi, che continuano (o non continuano) a vivere in quell’inferno americano pieno di gente simpatica ma un po’ pazza, sadica e crudele che è Los Angeles. Per carità, non scordiamoci la breve ma grandiosa performance di Harvey Keitel nei panni dell’azzeccagarbugli Mr. Wolfe, già presente nel precedente Le iene, ma anche tutto il resto del cast è favoloso e per questo forse il film, anche se ora è tardi, meriterebbe un riconoscimento per il migliore ensemble di attori mai trovato.

(Gara di Twist)

(Girl, you'll be a woman soon)

Read Full Post »

– Priscilla la Regina del Deserto – 1994 – ♥♥♥ –

di

Stephen Elliot

A volte capita che io sia prevenuto nei confronti di un film e vado a vederlo pensando all’argomento che poco mi interessa o alla probable noia che potrà suscitarmi. Ma molto spesso capita, per fortuna, che io sia sorpreso positivamente. E’ il caso di Priscilla La regina del Deserto un bel film che mi ha notevolmente meravigliato. Perchè non è il tipico film sugli omosessuali, un pò moralista e un pò sentimentale, ma è innanzitutto un film kitsch che vuole indagare un settore ben definito della schiera gay e cioè quello dei transessuali. Lo fa con poesia e disincanto e con un tocco di umorismo. E per far questo Elliot carica su un bus ( da loro chiamato Priscilla) tre di loro: la vedova Bernadette (Terence Stamp), Mitzi, che ha un passato etero,una moglie e un figlio, e la giovane e  bella Felicia interpretata in ottimo modo da un Guy Pearce totalmente diverso da chi se lo ricorda in Memento. E durante il loro viaggio attraverso il deserto australiano, si fermeranno a ballare e cantare dove capita, anche in mezzo al deserto, incontreranno bizzari personaggi,verranno insultati a volte e accolti dagli aborigeni del luogo altre volte ma sopratutto si confronteranno tra loro. Si confideranno i loro segreti non confessati, le loro debolezze fino a divenire sempre più uniti.Avranno modo di scoprire le intolleranze , ma anche le tolleranze della popolazione dell’entroterra australiano. Un film che perfettamente fa intendere come i pensieri o le azioni di  un gay possano essere perfettamente normali e come , a parte la sfarzosità dei loro costumi, abbiamo ben poco di “diverso” dal resto della popolazione eterosessuale. Hanno gli stessi sogni o le stesse debolezze di chi viene definito “normale”. E’ interessante sopratutto l’evidenza che il film pone nei confronti dell’accettazione e del superamento di ogni pregiudizio attraverso la potenza dell’amore. Quell’amore che aiuterà Mitzi a comprendere che oltre la sua omosessualità esiste anche quel ruolo di padre che infondo tanto sente ma che per paura appunto dei pregiudizi teme di non poter svolgere bene nei confronti del figlio, che invece inaspettatamente si dimostrerà con molti meno preconcetti dello stesso padre gay. Leggero ma allo stesso tempo profondo.

i tre

( Le tre dive del film)
Priscilla
( e Priscilla la regina del Deserto)

Pubblicato su Cineocchio

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: