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Archive for the ‘1984’ Category

– Dune – 1984 – ♥♥♥ –

di

David Lynch

In molti lo hanno definito un film squilibrato e non assolutamente all’ altezza delle aspettative che i lettori del romanzo fantascientifico al quale è ispirato (l’ omonima opera dello statunitense Frank Herbert) avevano in serbo. Certo è che a mio giudizio non si vede di certo il miglior Lynch in questa sua opera fantascientifica, anche se la sua impronta originale si intravede e si ha modo di apprezzarla anche qui. Abituati alla fantascienza in Stile Star Wars o Star Trek, di facile comprensione e con un gran numero di battaglie pirotecniche che rendono più vivace e leggero il plot sarò difficile approcciarsi alla complessità farraginosa di Dune. Un genere che da sempre è stato considerato dagli spettatori quasi ludico non può aspettarsi un pubblico che è pronto a prendersi il tempo necessario a comprendere tutti i simbolismi che questo film ha al suo interno. E di sicuro ve ne sono tanti, complessi e spesso incomprensibili. Le più significative sono quelle che vedono molti parallelismi con la società occidentale di quel tempo e anche di quella odierna: uomini che combattono per una fantomatica spezia che si dice dia la saggezza assoluta e che ha le fattezze di un gas. E’ difesa da enormi vermoni che hanno le fattezze di grossi tubi che ricordano quelli usati per gli oleodotti del nostro oro nero. Il merito più grande di Lynch sta nell’ aver donato una dimensione onirica ai personaggi di fantascienza che per la prima volta in un film di questo genere si ritrovano ad affrontare i loro incubi e le loro rappresentazioni mentali. Lo stesso futuro (ricordiamoci che il film è ambientato in un immaginario 10191) non è il tipico governato dall’ ipertecnologia, ma è contraddistinto da un misto di regresso e progresso ( i combattimenti hanno delle corazze “di vetro” ma ancora in taluni casi si ricorre a rudimentali armi come le balestre). L’ ipotesi del futuro di Dune è sicuramente possibile sia per le ambientazioni desertiche e prive di acqua che per i frequenti riferimenti ai popoli arabi (linguaggio e fattezze) come indigeni dei luoghi nei quali vi è la spezia. La scenografia è sicuramente originale caratterizzata da paesaggi desertici e carenti di acqua che fanno pensare alla nostra attuale crisi ecologica e vanta costumi che hanno un misto di rococò e medievale. La fotografia è atipica rispetto a quella dei tipici film di fantascienza nei quali assume spesso tinte accese. In Dune tutto è cupo e scuro come a voler seguire i dialoghi e le tempistiche lente dell’ intero film. La caratterizzazione dei personaggi non è sempre riuscita: l’ attore “feticcio” di LynchMacLachlan, è decisamente poco espressivo, mentre al contrario il personaggio del cattivissimo e pustoloso Barone Harkonnen funziona nei suoi deliri. Scene d’enorme impatto visivo a sprazzi e originalità nel trattare la materia fantascientifica ma globalmente resta il rammarico di non poter affermare che il genio di Lynch si esprime pienamente anche in un genere a lui non consueto. Curiosità spiacevole: la produzione DeLaurentis non riuscì nemmeno lontanamente a recuperare il budget di utilizzato per lanciare il film.

dune

( Uno degli immensi vermoni-oleodotti a difesa della spezia)

Dune Duke

( Il pustoloso Barone Harkonnen)
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– Dove Sognano le Formiche Verdi – 1984 – ♥♥♥♥ –

di

Werner Herzog

Esprimere un concetto filosofico attraverso la semplicità delle immagini e qualcosa a cui il regista tedesco Werner Herzog ci ha spesso abituati. Questa volta la tematica è prettamente ecologista e aiuta a riflettere  su come il mondo civilizzato occidentale abbia iniziato ( proprio durante gli anni ’80) a sfruttare le risorse di luoghi della terra incontaminati e ricchi di risorse, usurpandone i diritti e le tradizioni dei legittimi proprietari di quelle terre. Nel caso di questo favolistico dramma di Herzog c’è l’ Australia, ben lontana dai toni sfarzosi di Luhrmann, e i suoi aborigeni che si oppongono alla volontà di una compagnia mineraria occidentale che vorrebbe stabilire un giacimento di uranio in una zona considerata quasi sacra dai loro abitanti. Quel luogo è come il titolo preannuncia il posto dove le formiche verdi continuano a sognare e se smetteranno di farlo con i loro sogni cesserà di esistere anche l’umanità. Un argomento quello del rispetto delle credenze altrui che oggi ci appare estremamente lontano. A più di vent’ anni di distanza da quando è stato prodotto questo film tutto ci appare quasi surreale poichè adesso viviamo in un’ epoca nella quale l’uomo ha già “rubato” ai legittimi proprietari quasi tutto ciò che c’era da prendere in termini di risorse anche, quando necessario, calpestando credenze, diritti o vite umane. Forse l’unico difetto risiede nel fatto che spesso Herzog sembra voler cadere nel demagogico esprimendo le sue terorie un pò come se cadessero dall’alto senza delle vere e proprie profonde spiegazioni. Lunghi piani sequenza contraddistinguono questo film che mette da una parte i silenzi e le espressioni degli aborigeni  e dall’ altra il chiasso dei macchinari della compagnia mineraria fino a una scena finale che ha del poetico con il protagonista che si addentra nel paesaggio australiano con solo l’eco della dinamite, usata per stanare i giacimenti, intorno a lui. Un film a metà tra il documentario e la finzione che chiaramente analizza la società contemporanea fatta di materialismo e di capitalismo e che lascia poco spazio ai sogni degli uomini. La scena sicuramente più esplicativa del cinismo della nostra società è ben espressa da Herzog quando mostra un gruppo di aborigeni che prega in un supermercato , proprio dove un tempo sorgeva un albero che per gli uomini di quella cultura era considerato sacro. Per il proprietario del supermercato la loro concentrazione in quel punto sarà solo uno squallido pretesto per riempire di prodotti tendenzialmente appetibili per gli aborigeni gli scaffali adiecenti. Oggi è estremamente difficile e quasi utopistico rinunciare ai beni materiali ma forse questo film può aiutare tutti a riflettere prendendo magari per una volta come esempio civiltà che sono state relegate da noi al ruolo di meno civilizzate, ma dalle quali invece avremmo molto da apprendere in merito al loro legame con la natura e con la terra.

Macchine vs Aborigeni

( Il silenzio e l'impassibilità degli aborigeni difronte
 all' irruenza delle macchine)

Scena finale

( Scena finale che ha del poetico)

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