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Archive for the ‘1975’ Category

– Qualcuno volò sul nido del cuculo – 1975 – ♥♥♥♥♥ –

di

Milos Forman

Lo spirito di libertà verso le rigide istituzioni è sempre stato un argomento simbolo di intere generazioni. Quando questo innato desiderio umano è racchiuso in un interpretazione cinematografica di uno straordinario attore come Jack Nicholson non si può restare indifferenti. Jack Nicholson interpreta Randle McMurphy, un teppistello che per evitare la galera si fa rinchiudere in un ospedale psichiatrico. E da quel momento è tutto un crescendo. Randle si accorge subito dei metodi freddi e indifferenti utilizzati dall’ infermiera Ratched ( Louise Fletcher) all’interno della struttura e diviene quel vero personaggio che aiuta gli altri pazienti a dirigersi, seppur ognuno con i suoi tempi, verso il “risveglio”. Randle è una splendida metafora di libertà e un simbolo contro quei meccanismi di oppressione che per tanto tempo hanno soggiogato i malati o i più deboli. Parafrasando le parole di Walter Veltroni, in un suo commento a questo film, Nicholson fa quello che qualche anno dopo sugli schermi cinematografici farà Robin Williams ne L’attimo fuggente, intepreta il risveglio  della libertà del pensiero contro i rigidi sistemi delle istituzioni. Stravolge le regole e i meccanismi. E  quello che dovrebbe essere visto come un personaggio negativo o addirittura pazzo (Randle) diventa insieme a tutti gli altri malati un ribelle alla “dittatura” imposta da Ratched che invece ne rappresenta l’unico vero e proprio ruolo negativo del film. Randle organizza genuine fughe da quella realtà glaciale che vi è all’interno delle mura dell’ ospedale portando prima a pescare in barca gli altri malati e dopo organizzando un festino alcolico all’interno della stessa struttura psichiatrica, iniziando anche alle gioie del sesso il giovane Billy. Ma quando questo confine di ribellione verrà considerato incontrollabile dallo staff medico ecco che l’inevitabile accadrà e Randle sarà condannato alla lobotomizzazione. Uno schietto e sincero spaccato di quelli che per anni sono stati i  cosidetti barbari “metodi di cura” utilizzati per i matti: l’ isolamento, l’elettroshock e la lobotomizzazione. Qualcuno volò sul nido del Cuculo è un chiaro manifesto contro il razzismo di tutti i generi e un invito al risveglio affettivo . Esplicativo anche il personaggio del pellerossa  Grande Capo che si finge sordomuto per non essere costretto a relazionarsi con i suoi “carcerieri”, simbolo di quel razzismo che per lungo tempo ha contraddistinto gli Statunitensi nei confronti degli indigeni d’ America. E sarà proprio Grande Capo a raccogliere l’eredità lasciata da Randle, quella della libertà tanto istigata, attraverso un’ indimenticabile scena di fuga “calma”, al rallentatore nella notte. Straordinarie anche le interpretazioni di Danny De Vito e di Christopher Lloyd, poi diventato lo strampalato ma geniale Doc di Ritorno al futuro. Indimenticabile e sincero.

( Attesa Elettroshock)
(Barbari "Metodi di cura")

Pubblicato su Cineocchio

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