Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘1956’ Category

Locandina La banda degli Onesti

– La banda degli onesti – 1956 – ♥♥♥ e 1/2 –

di

Camillo Mastrocinque

La banda degli onesti è un film che rivisto oggi pone lo spettatore attento davanti ad un disarmante confronto con la società d’oggi. Gli onesti e squattrinati personaggi del portinaio e del tipografo che si danno alla stampa di soldi falsi interpretati da Peppino e Totò – qui al loro meglio storico – possono essere paragonati ai lavoratori di oggi che vengono spinti alla truffa, alla disonestà, per tirare avanti? La risposta è semplice e ovvia, no. Perché questo splendido filmetto che sembra girato e pensato sommariamente per le masse da Mastrocinque, ha tutto il sapore malinconico di quegli anni, la metà dei 50, quando il benessere doveva esserci, ma si stentava ancora a viverlo pienamente. Le gag comiche di questa farsa sono non poche. Le più divertenti, va detto, sono quelle verbali, ma non è assolutamente da meno anche la fisicità di Peppino e Totò, che si sbizzarriscono persino con travestimenti. Il finale è perfido, anzi perfidissimo, perché i soldi falsi che Totò e compagnia bella non sono riusciti neanche a spacciare per paura, sono la copia di un altro falso, ma in mezzo a tutto questo mare di soldi bruciati, ci finiscono pure i soldi veri dello stipendio, lasciando cadere i personaggi in un baratro peggiore. Tutto il paese è in mano ai falsari e il figlio (Gabriele Tinti) che fa la guardia di finanza, ruffiano quanto basta, salva la situazione al padre che si vorrebbe sacrificare andandosi a costituire per farla finita con la disonestà. La libertà che si prende la sceneggiatura di Age e Scarpelli è quella di andare oltre il plausibile e di creare dei siparietti disperatamente comici, ma al limite del grottesco. Interessante l’introduzione del personaggio della moglie tedesca, con un chiaro rimando alla guerra, un po’ meno la relazione fra i figli rispettivi di Bonocore (Totò) e Lo Turco (Peppino), che sembra forzata all’interno del plot per accontentare i sentimentali dell’epoca e i goderecci per i giovani volti da rotocalco. Siccome non c’è due senza tre, alla coppia consolidata dei due napoletani è stato aggiunto Cardone, un ‘pittore’  goffo e mammone che li aiuterà con la colorazione dei soldi, interpretato da un bravo ma superfluo Giacomo Furia. Si ha la non troppo vaga impressione che questi film di Totò e Peppino, seguiti dagli altri famosi Totò Peppino e la Malafemmina e simili, fossero un po’ il corrispondente degli attuali Ficarra e Picone o De Sica-Boldi. Semplicemente che a livello sia di contenuti che di estetica, ci corre proprio un abisso. L’imbaranataggine ladronesca farà ritorno due anni dopo, nel 58, nel più strutturato e curato, dunque premiato, I soliti ignoti, sempre sceneggiato da Furio Scarpelli e Agenore Incrocci e diretto dal maestro Monicelli.

la-banda-degli-onesti

(Totò nei panni del modesto portiere Antonio Bonocore)
falsari
(I tre onesti falsari danno un'occhiata a un originale in realtà falso,
 ma il pubblico lo scoprirà insieme a loro solo nel finale!)
Annunci

Read Full Post »

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: