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Archive for the ‘1948’ Category

– Rope Nodo alla Gola – 1948 – ♥♥♥♥ –

di

Alfred Hitchcock

Due studenti universitari, il pianista ipocodriaco Shaw (John Dall) e il risoluto e più scaltro Philip (Farley Granger), durante l’allestimento di un cocktail nel loro appartamento hanno un diverbio con un loro amico: ne segue un omicidio. Un loro vecchio insegnante (James Stewart), invitato al ricevimento, attraverso un’acuta indagine della loro psiche tenterà di arrivare a capo della situazione. Primo film di Hitchcock a colori. L’intero film è composto da un unico piano-sequenza, dove il regista non compie nessun stacco visibile al montaggio e camuffa i cambi di bobina con zoom sul nero delle giacche degli attori e sul riflesso della cassapanca, protagonista silente del film. In realtà i piano-sequenza erano undici, comunque pochissimi rispetto ai film odierni. La tensione non ne risente affatto perchè è presente dal primo all’ultimo fotogramma, grazie all’intelligente utilizzo della macchina da presa, che bracca i due amici-complici senza dar loro alcuna via di scampo. Con asfissianti primissimi piani Hitchcock incastra i colpevoli ancor prima del professor Cadell, interpretato da un James Stewart ispirato e in forma sebbene il ruolo fosse stato studiato per Montgomery Cliff, che rifiutò a pochi mesi dall’inizio delle riprese. Quando sembra che tutto vada per il meglio (costante nei film di tensione e nella maggiorparte della cinematografia hitchcockiana) il professore tesse le fila di tutta la faccenda. La scelta di un piano sequenza unico e quindi apparentemente continuo non è soltanto un virtuosismo ma è anche una forte dichiarazione di un modo di fare cinema, benchè limitata ad una sola opera. Dal momento che la storia si svolge quasi interamente in una sola stanza e in un lasso di tempo ininterrotto, Hitchcock decide di utilizzare un unico piano sequenza: all’unità di luogo e di tempo dell’azione corrisponde la continuità della ripresa. Non è la storia narrata che si adatta al ritmo del film, ma è il film che rispetta il tempo e lo spazio in cui si svolge la vicenda. Hitchcock recupera la capacità della macchina da presa di rispettare il tempo naturale della vita attraverso il rifiuto di scomporla e ricomporla in modo innaturale attraverso il montaggio. E’ una scelta decisamente inusuale, perché da almeno due decenni il montaggio è ritenuto l’elemento che caratterizza il cinema e lo distingue dalle altre arti, tanto che la scuola sovietica degli anni venti lo considera il principale momento creativo nella realizzazione di un film (si pensi in particolare a Dziga Vertov e alla sua opera L’uomo con la macchina da presa del 1929). Se però si tiene presente che già nel 1941 il piano sequenza viene utilizzato e reso celebre da Orson Welles in Citizen Kane (it. Quarto potere, 1941) e che nello stesso periodo Andrè Bazin lo esalta in un famoso scritto sul “montaggio proibito”, allora l’operazione di Hitchcock risulta non tanto una rottura isolata con la pratica ormai consolidata del montaggio quanto l’espressione più completa di una tendenza già iniziata da altri autorevoli cineasti. In quest’estate priva di novità cinematografiche rilevanti o mal distribuite perchè non concedersi il piacere di riscoprire qualche perla del passato? buona visione!

(Piccolo particolare di un cappello di cui si serve Hitchcock 
per dissolvere in nero e continuare il piano-sequenza unico!!!)
(James Stewart ha capito tutto!)

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