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Archive for ottobre 2011

– A Dangerous Method – 2011 – ♥♥♥ –

di

David Cronenberg

L’ ultimo film di Cronenberg utilizza la storia di un giovane e brillante Carl Gustav Jung e del suo legame pericoloso con la sua paziente Sabina Spielrein per indagare le relazioni umane, fatte di ambiguità, fraintendimenti e di emozioni inespresse. Utilizzando un soggetto non suo e meno visionario e labirintico di quelli che contraddistinguevano i suoi film negli anni ’80, indaga questa volta i meandri della psiche e come questa influenzi poi i comportamenti e le relazioni. A Dangeroud Method, è un film che invita i suoi spettatori a riflettere sul desiderio insito nell’ essere umano di dominare e plasmare a proprio piacimento l’ altro. Da questo desiderio, poichè i soggetti coinvolti avranno tutti quanti delle forti personalità, non potrà che venir fuori uno scontro che li porterà alla distruzione dei loro rapporti interpersonali. Le recitazioni dei tre attori protagonisti sono forse ciò che maggiormente spicca nel film di Cronenberg, dove, anche un Viggo Mortensen che visivamente forse poco può far rammentare l’ icona mentale di Freud, poi nella sua recitazione sarà in grado di trasmettere la rigidità e la fermezza del padre storico della psicoanalisi. Ben trapela la sensazione di quel tipo di società che reprime gli istinti dell’ essere umano, di qualunque genere esse siano. L’ unico personaggio esente da questa dinamica è Otto Gross, interpretato convincentemente da Vincent Cassel, che si lascia andare ai suoi istinti e pulsioni, senza porvi freni alcuni. Eccetto lui l’ intero film è focalizzato sulle parole e  i dialoghi che sono forse il nodo focale della psicoanalisi. Attraverso i dialoghi Cronenberg vuole introdurre lo spettatore all’ interno di ciò che la cura della psicoanalisi si prefigge come scopo: curare l’ inconscio malato attraverso le parole. Quelle parole che permetteranno al nostro inconscio malato di astrarci da lui fino a focalizzare autonomamente il problema. Problema però che una volta focalizzato finirà per distruggere definitivamente le relazioni tra i tre, perchè non è di sole parole e analisi che si possono risolvere i problemi. Cronenberg evidenzia, forse in maniera sceneggiativamente un po’ ridondante e noiosa quelli che sono stati i pregi e i fallimenti della psicoanalisi. Da spettatori assistiamo a un film che ne esplica interamente questo processo e che alla fine può lasciarci svuotati, insoddisfatti e incompleti. Alla superficie il film è patinato e anche la ricostruzione degli ambienti e dei costumi risulta meticolosa e attenta. Il risultato è un pò quello che la psicoanalisi per più di mezzo secolo ha fatto quello di ottenebrarci con parole e parole, lasciando poco spazio al demone delle pulsioni che abbiamo dentro reprimendolo e lasciandolo spesso inespresso. Un film che può annoiare ma che sicuramente è una lucida manifestazione di un regista che anche questa volta non sbaglia il suo colpo. Lo si vede dalla direzione degli attori. Perfetta.

(Lasciarsi andare alle pulsioni)
 
( I Rapporti epistolari tra Freud e Jung)

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– Super 8 – 2011 – ♥♥♥ –

di

J.J. Abrams

Alla fine degli anni settanta e a Hollywood nacque un genere cinematografico che fù destinato a raggiungere il suo apice durante gli anni ’80: quello dei blockbuster fantascientifici. Erano gli anni di George Lucas e il suo Guerre Stellari. Erano gli anni di Steven Spielberg con Lo Squalo e dopo con Incontri ravvicinati del terzo tipo ed ET. Furono gli anni in cui il Cinema sofisticato che si era ben radicato durante gli anni Settanta ricevette un duro colpo dalla concezione di Cinema come intrattenimento puro, effetti speciali e storie semplici ma emozionanti. Furono gli anni in cui i ragazzi con problemi con i genitori, che scappavano in bicicletta e che erano ostinati a seguire i loro sogni e le loro avventure erano i veri protagonisti dei film. J. J. Abrams con questo film decide di partire da questi elementi tipicamente Spielberghiani, senza però abbandonare il suo stile e la sua passione per il mistero e per i mostri indefiniti. In Super 8 infatti i protagonisti avranno a che fare con una creatura aliena, ma mai la macchina da presa indugerà troppo sul suo “mostro” lasciando allo spettatore quella paura mista a mistero su come realmente sia l’ identità della creatura. E’ questo ciò che ben contraddistingue Super 8 dai film di Spielberg, e cioè il fatto che è ben evidente che l’ occhio con cui sono trattati gli stessi temi e argomenti è quello personale del creatore di Lost , Cloverfield o Fringe. Oltre alle citazioni che sono ben evidenti il regista è in grado di formare un ottimo ensemble di giovani attori tra i quali spicca la giovanissima sorella di Dakota Fanning (Elle Fanning), che come a suo tempo fece una giovanissima Drew Barrimore in E.T. è capace di regalare momenti di straordinaria espressività. Ecco quindi che ciò che andremo a vedere in questo film saranno le solite famiglie tradizionaliste americane, fatte di lavoratori e i soliti ragazzini che attraversano un periodo importante della loro crescita diviso tra grandi sogni e spirito di coraggio e amicizia. E ovviamente loro rappresentano i buoni e verranno contrapposti ai tipici cattivi anni ’80 , quelli rappresentati da forze governative, militari o dell’ industria e che vedono nel progresso e nella tecnologia l’ unica via per il futuro. Tutto questo ovviamente andrà contro lo spirito rurale e affettivo delle semplici famiglie. Il film di J. J. Abrams è come se fosse diviso in due parti. La prima è maggiormente avvolta nel mistero e si limita ad esporre in toni un pò da dejavù in stile anni ’80 , mentre nella seconda si libera di più quello spirito un po’ fracassone del blockbuster , contraddistinto da effetti speciali, inseguimenti ed esplosioni. E’ un pò come se il regista abbia voluto comunicarci una rottura con quel tipo di cinema un po’ magico e racconta storie. Come a voler sottolineare che oggi i blockbuster, i film americani che riempiono i botteghini, più che raccontare storie preferiscono stupire i loro spettatori con effetti speciali fracassoni e rumorosi.

(Come i Goonies)
 
( Il Cinema protagonista)

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