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Archive for settembre 2011

– Terraferma – 2011 – ♥♥♥♥ e 1\2 –

di

Emanuele Crialese

L’ ultimo film di Emanuele Crialese è ambientato in un’ isoletta sperduta del Mediterraneo, della quale volutamente non si cita il nome, ma che chi conosce quei luoghi riconoscerà come Linosa. In quest’ isola dimenticata anche dalla moderna geografia il mare sembra essere l’ unico vero deus ex machina. E’ mezzo di sostentamento per la comunità di pescatori locali ma è anche portatore di novità e di ricchezze per chi ne sfrutta il turismo derivante dalle bellezze dei suoi fondali. Due generazioni a confronto fin dai primi minuti del film sono evidenziati da Crialese, quella dei figli che sfruttano il turismo e sono attratti dai lussi dei turisti e quella degli anziani pescatori che vogliono mantenere intatte le usanze e le tradizioni isolane. In mezzo a queste due ci stanno i giovani, con i loro dubbi e le loro continue incertezze; in perenne bilico tra questi due stili di vita, rappresentati dal ventenne Filippo. Filippo non sa ancora che decisione prendere in merito alla sua vita, orfano di padre, inghiottito anche lui misteriosamente dal mare, si ritrova a lottare tra le contraddizioni dei suoi coetanei e ciò che i suoi parenti gli propongono come alternativa di vita. Poi c’è Giulietta (Donatella Finocchiaro), giovane vedova e madre, che nasconde i propri ricordi e la sua casa affittandoli ai turisti, combattuta tra la volontà di un futuro migliore per suo figlio e la sua insoddisfazione personale. Ma sicuramente uno dei protagonisti indiscussi di Terraferma è il mare. Proprio da quel mare, che unisce e separa, arriveranno dalle coste dell’ Africa, a bordo di imbarcazioni fatiscenti, molti disperati e saranno costretti a scontrarsi con le leggi isolane, sia quelle della terra che quelle del mare. Lo stile con cui Crialese analizza la situazione degli immigrati, ormai diventata attualità, è mista da lirismo, poesia e anche ironia. Il regista di origine siciliana alterna questi suoi stili bombardando lo spettatore con questo suo continuo cambio di registro emotivo con il risultato di coinvolgerlo intensamente con ogni singolo momento del film. Si respirano di conseguenza toni neorealisti in Terraferma in molti dei dialoghi tra i pescatori o tra gli stessi familiari protagonisti del film. Il dramma dell’ immigrazione si respira intensamente in tutto il film raggiungendo anche picchi quasi horror, come nell’ assalto notturno dei clandestini all’ imbarcazione del giovane Filippo. In quell’ istante il film sembra tramutarsi in un film horror e i clandestini tramutarsi in poco più di zombie spinti però non dall’ odore della carne umana quanto dalla speranza di salvezza. E quindi ecco emergere la contraddizione e il fraintendimento  che spesso vi è quando si discute di immigrazione: quella di percepire quella che per loro (i clandestini) è una richiesta di speranza come una vera e propria minaccia per la nostra terra. Un percorso quello della sensibilizzazione all’ immigrazione che Crialese affronta come se fosse un lungo viaggio interiore ed emotive che conduce ad un finale nuovo e rischioso ma che al suo interno racchiude tutta la potenza di una nuova sfida che non può che condurre alla crescita individuale e collettiva.

(Fedele alla legge del mare)
 
(Fedele alla legge dei soldi e del turismo)
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– Cose dell’ Altro Mondo – 2011 – ♥♥ e 1\2 –

di

Francesco Patierno

L’ idea alla base dell’ ultimo film di Francesco Patierno, Cose dell’ altro Mondo, è sicuramente interessante e oltre ad essere una commedia farebbe subito pensare a un intreccio fantapolitico. In effetti l’ idea di un Veneto , realmente “invaso” da immigrati che apportano forza lavoro e quindi produzione a una regione, non è molto distante dalla realtà. Francesco Patierno entra con il suo film in questa realtà mostrandoci come la ipotetica scomparsa della forza lavora data dagli extracomunitari al nostro Paese finirebbe per paralizzare il normale svolgimento della quotidianità. Ecco allora che senza spazzini o badanti, la sua visione dell’ Italia è quella di strade invase dall’ immondizia o di anziani in balia a loro stessi che vagano per le strade della città senza meta e senza alcuna assistenza. Questa allegoria sociale, della quale Patierno si fa portatore col suo film però non approfondisce il problema politico nazionale ma si limita solamente ad esternarne delle conseguenze superficiali e macchiettistiche. Il personaggio interpretato da Diego Abatantuono è poco più di uno stereotipo leghista, nordico e un pò sbruffone, ruolo che lo stesso attore in virtù del suo poliedrico passato non avrà avuto alcuna difficoltà ad interpretare. Anche il poliziotto romano un pò sfortunato e abbandonato dalla moglie, interpretato da Valerio Mastandrea, sembra non essere approfondito con sufficienza e viene decisamente salvato dalla bravura che lo stesso attore ha nell’ interpretare questo genere di personaggio un pò maldestro. Il personaggio paradossalmente che sembra più efficace è quello del tassista, interpretato dal molto veneto Vitaliano Trevisan, che sa bene esprimere quell’ ignoranza che spesso contraddistingue il nostro tessuto sociale razzista e che come unica via di sfogo ha spesso quello della violenza. Valentina Lodovini, al contrario, poco può fare di convincente nell’ interpretare il suo ruolo da maestra di ideali progressisti, e  oltre a sfoderare il suo sorriso e la sua notevolissima bellezza in pratica non riesce a lasciare un marchio evidente alla narrazione. La fotografia del film risulta spesso piatta non apportando nessun tipo di originalità al film. Sicuramente il regista ha voluto attraverso la commedia indagare un fenomeno molto attuale come quello dell’ immigrazione, ma il risultato è che nella sua commistione tra surreale e comico ne deriva uno sguardo un pò superficiale di quello che è questo importante problema nostrano. Anche il tema della gravidanza interrazziale finisce per diventare solamente un pretesto per l’ esplicarsi della storia d’ amore tra i due protagonisti interpretati da Mastandrea e dalla Lodovini, non indagandone mai a fondo la problematicità di integrazione. Non sono esenti alcune evidenti incertezze sul piano sceneggiativo, come la scena in cui Ariele (Valerio Mastandrea), appena dopo la tempesta notturna che fa scomparire gli immigrati, esce fuori di casa dapprima solo in biancheria intima; poi accorgendosi di ciò ritorna in casa, ma invece di prendere un qualsiasi paio di pantaloni (scelta che a quel punto sarebbe stata ovvia) , prende solo una vestaglia e torna fuori, pur sempre in mutande. Scelta che di certo strappa un sorriso nello spettatore, ma che risulta un pò poco credibile. Tipico esempio, questo film, di buona idea, ma non sviluppata in pieno.

( Un Abatantuono macchiettistico e razzista)
 
( In Vestaglia per strada...)

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