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Archive for ottobre 2010

– Paranormal Activity 2 – 2010 – ♥♥  –

di

Tod Williams

Almeno non hanno avuto la pretesa di fare un sequel totalmente staccato da quello che era stato il suo precursore. E’ questo che con gran sollievo ho pensato non appena ho terminato la visione di uno dei sequel horror più attesi della stagione cinematografica in corso. Qui si narrano infatti le vicende antecedenti al primo capitolo e a Kristi, e che riguardano sua sorella, il marito e il piccolo Hunter. L’ approccio si mantiene il medesimo, quello del film reality ripresto interamente da telecamere amatoriali o di servizio. Ciò che però, a mio avviso, lo rende meno esaltante del primo capitolo è il fatto che qui i momenti di terrore sembrano meno angoscianti e meno sottintesi, preferendo il nuovo regista scegliere la strada dell’ immediatezza del terrore anzichè quella più angosciosa del non mostrato. Infatti se nel primo film i fenomeni paranormali crescevano gradualmente di intensità, creando nello spettatore un derivante senso di angoscia, questa volta per la prima mezz’ ora sembra non avvenire decisamente nulla per poi improvvisamente essere catapultati in un susseguirsi di sequenze adrenaliniche e ad alto tasso di tensione. Il finale poi è decisamente sbrigativo e lascia pochissimo spazio a quei vuoti di azione che invece nel primo erano caratteristica predominante. In definitiva come gran parte dei sequel ci sono i presupposti per far pensare che sia solamente stata un’ iniziativa nata dalla casa di produzione per seguire la scia di successo lasciata dal primo film. Si spera che non ce ne sia un terzo così da poter lasciare un miglior ricordo del primo Paranormal Activity.

( Il piccolo Hunter oggetto di desiderio del demone)

( Una foto dal passato)

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– La Passione – 2010 – ♥♥♥ –

di

Carlo Mazzacurati

Il Cinema italiano, come il regista italiano Gianni Dubois (Silvio Orlando), protagonista di questo film, è in crisi. Sembra ormai che nessuna storia possa essere veramente degna di nota per il grande schermo e che molti registi si ritrovino, per campare, a seguire progetti di fiction di bassa lega con le varie attricette più in voga. Gianni Debois però è vittima di uno spiacevole incidente che lo costringerà a mettere in scena per un piccolo borgo Toscano una rappresentazione della Sacra Passione di Cristo. La passione è un film che si nasconde sotto la sua più palese categorizzazione da commedia, invitando invece a riflettere sul cinema drammatico e più profondo che oggi viene ormai considerato non redditizio da molte case di produzione. Alcune trovate comiche del film risultano forse un pò troppo ovvie e scontate ma se non ci si sofferma solo a quelle non si può arrivare a capire che il film vorrebbe rendere onore a tutti quegli artisti che continuano a dare l’ anima per la loro arte preferita, coerentemente al loro personale senso di profondità. La fotografia del solito e mai deludente Luca Bigazzi, spicca nel dipingere la scena quasi come fosse un quadro rinascimentale sullo sfondo delle colline Toscane che già di suo ci mettono un bel pò. Corrado Guzzanti è come sempre perfetto nell’ interpretare questa volta il ruolo di un attoruncolo di provincia, conosciutissimo nella sua regione, dalle doti recitative ben al di sotto della media ma al quale viene forzatamente assegnato il ruolo principale del Messia. Contrapposto a lui c’è un molto convincente Giuseppe Battiston che rappresenta un pò il ruolo dell’ attore non caricaturale e spinto da una vera e profonda passione ma che per svariati motivi non riesce ad esprimere al meglio le sue doti. Nella parte iniziale il film forse scivola su battute e risate molto prevedibili (non tutte, come ad esempio il brillante espediente che il personaggio interpretato da Battiston usa per supplire alla mancanza di fotocopiatrici funzionanti nel piccolo paese) ma è nella seconda parte del film che la sceneggiatura inizia a prendere un senso definitivo arrivando anche grazie al perfetto ensemble di attori a commuovere. Solo nella parte finale del film si arriva a cogliere quel significato metaforico della nostra Italia, nella quale i sogni difficilmente sopravvivono e spesso la frustrazione prende il sopravvento manifestandosi sotto la sgradevole forma di arroganza e senso di superiorità. Quello stesso finale nel quale una voce di giustizia e speranza risuona da parte di uno dei giovani del paese, come a voler risvegliare tutte le altre menti sopite , invitandole a mutare il loro atteggiamento sprezzante nei confronti di coloro che hanno delle debolezze. Perchè oggi è molto facile ridere di tutto questo ma è molto più difficile invece saper cogliere la passione per la vera arte dentro ognuno di noi.

( Dubois alle prese con la sua Passione)

( Il Messia-cane)

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– L’ Ultimo Dominatore dell’ Aria – 2010 – ♥ –

di

M. Night Shyamalan

Dove è finito “il sesto senso” di M. Night Shyamalan? Che fine hanno fatto le sue storie che volevan dare per intendere qualcosa che in realtà non stava accadendo? Sicuramente guardando questo film ce lo si può presto domandare, perchè L’ Ultimo Dominatore dell’ Aria segna la svolta al mondo fantasy del regista di origini indiane che si è reso noto per blockbuster come Il Sesto Senso o The Village. E’ l’ inizio di una sicura trilogia ispirata alla serie animata statunitense chiamata Avatar- La leggenda di Aang, ma finisce per essere solamente un grandissimo giocattolone visivo fatto di effetti speciali, arti marziali e allusioni buoniste. I personaggi sono delineati solamente a livello superficiale e si esprimono più per motti o frasi fatte, agli ordini di una sceneggiatura che si ripete molto spesso. Il protagonista Aang non è altro che un piccolo buddha in versione fantasy che si reincarna di volta in volta nel dominatore di tutti gli elementi vitali ( terra, aria, fuoco, acqua) e che sembra solo inizialmente non ricordarsi di questa sua missione salvifica che lo permetterà di ristabilire l’ equilibrio tra tutti gli elementi. Gli amanti delle arti marziali sicuramente non resteranno delusi da questo film che sicuramente unisce la magia degli elementi alla forza più semplice del karate. Se non fosse che tutta questa ostentazione di coreografie di lotta sono state già ben esibite in film più riusciti come la Tigre e il Dragone o Hero. Per non parlare poi del pupazzone volante che tanto ricorda quello de La Storia Infinita, anche quest’ ultimo ennesimo tentativo mal riuscito di incollare allo schermo quanti più ragazzi appassionati di quel genere di fantasy. Il regista sembra essersi decisamente smarrito, proprio come il giovane Aang, in una storia che spesso non sa precisamente dove voglia arrivare se non nell’ ostentazione di immagini ad alto tasso di effetti speciali ma decisamente fini a se stesse. Il film nonostante abbia goduto del massimo della sponsorizzazione negli States è stato un vero flop e di certo anche qui in Italia non credo possa avere una maggiore fortuna se non tra i gradimenti degli amanti dei film per ragazzi senza una trama consistente. Di certo non ci si poteva aspettare di più da un film comunque tratto da una serie animata ma vedere personaggi come Aang o la sua stessa nemesi Zuko ( il principe del regno del fuoco interpretato dal giovane protagonista di The Millionaire) liquidati con un semplice accenno alla loro complessità di fondo è qualcosa che presto relega questo film nel dimenticatoio per chi comunque da un fantasy pretenderebbe qualcosa in più.

( Piccoli Buddha delle Arti marziali crescono)

( Pupazzoni volanti alla riscossa)

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– Benvenuti al Sud – 2010 – ♥♥ e 1\2 –

di

Luca Miniero

C’è lo zampino di Dany Boon come produttore esecutivo e si vede. Benvenuti al Sud è il remake di un film campione di incassi francese che esaltava le differenze tra il loro ricco sud (La Costa Azzurra) e il povero ma più umile e umano Nord (il Pas de Calais). Qui il tutto viene trasportato nella nostra Italia, che di certo non è per nulla esente da pregiudizi o stereotipi riguardanti le diversità tra le nostre regioni. Certo è che se per quanto riguarda la Francia la differenza almeno a livello paesaggistico è lampante, qui da noi questa differenza risulta un pò più forzata poichè è risaputo (anche dagli stessi Milanesi) di come il Cilento sia una zona campana sicuramente più bella della nebbia padana. Claudio Bisio, nonostante questa forzatura, risulta abile nell’ interpretare il ruolo di un milanese D.O.P.  (come il suo gorgonzola che si porta dietro fedelmente) pieno di pregiudizi enfatizzati sul Sud. La scelta degli attori è infatti forse la scelta maggiormente azzeccata in questa delicata commedia italiana che, come ormai poche volte siamo abituati a vedere, non degenera in grossolane battute a sfondo sessuale ma ricerca comunque un tipo di comicità diversa. Seppur non sconfina mai in nessun tipo di satira sociale e si mantiene sempre all’ interno dei margini di correttezza politica. Alessandro Siani, Valentina Lodovini e tutti gli altri sono perfetti a caratterizzare un piccolo microcosmo del sud, così come sono bravi a far rivivere ai loro personaggi quegli stereotipi che molto spesso si attribuiscono ai meridionali. Ecco quindi che vediamo un Sud pigro, lamentone e un pò mammone; un Sud dove si beve tanto caffè che rende più agitati e dove il mangiare in abbondanza sembra essere quasi un obbligo. Se però in giù al Nord era più l’ umanità degli indigeni di Pas de Calais a far ricredere il malcapitato direttore delle poste francese , nel remake di Miniero sembrerebbero più le bellezze paesaggistiche, il sole e il mare a sovvertire il metro di giudizio del nostro Bisio. E questo è di certo merito anche della differenza cromatica naturale differente che qui rende il sud più soleggiato e colorito rispetto a quanto invece nel film di Boon non poteva fare, per ovvi motivi geografici, il Nord transalpino. Se si guarda alla sceneggiatura non si può che cogliere una certa tristezza (per chi ha visto l’ originale) nel notare che nulla nella sua costruzione è originale e che Maniero & co. sembrano solo essersi limitati a convertire e italianizzare le battute francesi senza aggiungere quasi nulla di proprio. Sarebbe stato di certo innovativo e decisamente più originale fare una riflessione su quelli che sono veramente le differenze in italia e cioè quelle legate all’ integrazione nella società. Ma in questo caso difficilmente la Medusa avrebbe prodotto questo film, che così come è resta un prodotto assolutamente non originale ma sicuramente maggiormente gradevole della media di di commedie italiane distribuite ultimamente. Considerando poi che difficilmente un remake raggiunge questo scopo minimo.

( Prima notte al Sud)

(Messa in scena di un Sud Stereotipato)

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