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Archive for 27 febbraio 2009

– Eagle Eye – 2009 – ♥ –

di

D. J. Caruso

Questo film è stato commissionato da Shia LaBeouf per farsi pubblicità con schiere di ragazzine in preda a crisi ormonali o non può essere altrimenti! A volte mi chiedo come il massimo dell’imprevedibilità di un certo tipo di cinema americano possa ridursi all’incertezza su quando avverrà la prossima esplosione o la prossima scena di scontri tra auto. D. J. Caruso prendendo ispirazione dalla situazione ad alto rischio terroristico mondiale e dalla sempre più attiva presenza della tecnologia nella nostra società crea questo thriller fantascientifico che ben poco ha di originale e spesso cade in una sceneggiatura che rasenta l’inverosimile. Come protagonista sfrutta l’idolo delle teenager Shia LeBeouf. Facendolo cadere vittima di una macchina altamente tecnologica usata dal governo americano per controllare e difendersi da ogni eventuale attacco (ARIA), lo coinvolge in esplosioni degne del migliore dei film della saga di Die hard e gli mette accanto un’ altra malcapitata, reclutata anch’essa dalla macchina che risponderà al nome di “femmina” (è così testualmente che ARIA la chiamerà). Per la prima mezz’ora del film, sarà perchè ben poco si sa di quello che sta accadendo ai due sfortunati prescelti o sopratutto perchè il tutto si mantiene in un contesto credibile anche se misterioso, il film riesce a tenere incollati allo schermo. Ma ecco che non appena si inizia a capire e quando le prime esplosioni o assurdità iniziano a compiersi il film diventa solamente un puro sfogo del regista nello sbizzarrirsi di effetti speciali e azione senza però un preciso scopo. Non poche da quel momento in poi sono le scene e le morti che hanno dell’assurdo e anche del ridicolo (una tra tutte la morte di un povero iraniano che correndo viene colpito in pieno da due fili ad alta tensione che fortuitamente si staccano da altrettanti due tralicci di corrente). Il tutto poi capitola definitivamente quando vediamo correre  tra uno stuolo di auto nel traffico, ai fini di sventare un’ esplosione, il protagonista LeBeouf fermandosi a chiedere informazioni sulla biblioteca del congresso. E come se tutto questo non bastasse a convincerci ad alzarci dalla poltrona ed abbandonare la visione di questo film, il regista ci delude ancora una volta nel finale regalandoci una conclusione colma di eroismo tipicamente americano mista anche a un assurdo “happy ending”. Mi chiedo come possa essere possibile che questo film sia inizialmente stato un progetto di Steven Spielberg (rimasto poi soltanto il produttore) che un tempo era così abile a creare dei piccoli gioielli cinematografici. Insomma Eagle Eye solo un susseguirsi di incidenti e effetti speciali, di una trama che ha del già visto e di un LeBeouf che si atteggia a ometto con una barba incolta e preoccupandosi a fare il rubacuori con “la femmina” quando tutto intorno a lui sta esplodendo.

(...Scusi La Biblioteca del congresso)
(Secondo il manuale degli effetti speciali 
tu devi farti esplodere laggiù...)

Pubblicato su Cineocchio


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– Il Matrimonio di Lorna – 2008 – ♥♥♥♥♥ –

di

Jean-Pierre & Luc Dardenne

Raramente un film riesce a fondere così bene argomenti di attualità, sentimenti e moralità con quello che dovrebbe essere prerogativa di ogni essere umano: la voglia di vivere. Lorna, la protagonista del capolavoro dei fratelli Dardenne, è una giovane albanese che per ottenere la cittadinanza belga si è fidata di un tassista di origini italiane che le ha combinato un matrimonio con un giovane belga tossicodipendente, Claudy. Quello che Claudy non sa è che l’astuto tassista sta tramando alle sue spalle per farlo uccidere,simulando un overdose, ai fini di far risposare Lorna con un russo, anch’egli in cerca di cittadinanza belga. E’ proprio dal piano di Fabio,il tassista, che non è condiviso in pieno da Lorna che inizia la scoperta dei sentimenti della giovane albanese. Attraverso delle riprese a mano , che sempre hanno contraddistinto il cinema dei due fratelli registi francesi ma che in questo film sono saggiamente intervallate con riprese più larghe che includono più personaggi, seguiamo gli stati d’animo della protagonista quasi come a inseguirla in maniera costante come in una sua personale via Crucis di dolore.  E al centro di tutti questi scambi è costantemente presente il potere rappresentativo che in quel mondo di malavita rappresentano i soldi. Quasi come se i soldi potessero pagare non solo la vita ma anche i sentimenti delle persone, ci vengono sempre sbattuti in questo film davanti gli occhi e ne diventano l’efficace contrasto ai sentimenti di Lorna, che ne diventa invece pian piano sempre meno succube. Strepitoso è il realismo che spicca nella manifestazione dei conflitti interiori di Lorna e dei suoi sensi di colpa nei confronti della morte di Claudy. Come  superba è l’interpretazione della giovane attrice Arta Dobroshi nel mostrare la sua privatissima guerra “fredda” contro tutti e nella difesa di quell’ istante d’amore che solo Claudy ha saputo donarle. E allora, quasi come una sua redenzione personale, nell’iniziale insensibilità e avidità di Lorna si troverà sempre di più la speranza del cambiamento che la condurrà ad un finale concreto ma questa volta spinto da un desiderio di umanità. Un percorso, quello di Lorna , quasi spirituale (anche se laico) che la porterà alla pace con se stessa , all’assoluzione personale delle sue colpe e alla nascita di un seme di speranza nella sua vita. Vince la migliore sceneggiatura a Cannes perchè oltre che alla ben nota perfetta regia questo film gode di ottimi dialoghi e di una storia ben dosata in ogni sua sfaccettatura. 

(La iniziale insensibilità di Lorna nei confronti
dei problemi di astinenza di Claudy)
( Il russo contratta per lei con il tassista Fabio)

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