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Archive for 11 febbraio 2009

– Quarto Potere – 1941 – ♥♥♥♥♥ –

di

Orson Welles

A soli ventisei anni Orson Welles aveva già compreso tutto del cinema, del cinema fatto bene e non solo anche della società americana. Il film inizia e subito il notevole impatto fotografico è la prima cosa che si evince . Il più grande magnate della Stampa USA, Charles F. Kane (interpretato da un superbo Orson Welles), muore lasciando cadere una palla di vetro e sussurrando la misteriosa parola “Rosebud”, che peraltro lo spettatore attento noterà che solo noi possiamo udirla. Subito dopo la “notizia” della morte la vediamo scorrere attraverso i titoli dei maggiori notiziari e radio. Da quel momento un giornalista va alla caccia del perchè di quella parola e sopratutto cosa rappresentasse per il defunto Kane. Welles, quindi, attraverso l’allora innovativo utilizzo dei flashback ci fa ricorrere tutta la storia di Kane. Questa scelta ha fatto di questo film un’ opera rivoluzionaria, che segnò la svolta della cinematografia mondiale. Inoltre Quarto Potere è stato anche spesso definito un film radiofonico, grazie alla volontà del regista di voler riempire il film non solo di dialoghi o immagini, ma anche di colonna sonora. Quella che è quindi una trama abbastanza semplice è stata in seguito arricchita da virtuosismi tecnici, da un montaggio innovativo fatto di frequenti dissolvenze incrociate e da una straordinaria colonna sonora.  Inoltre la scelta di rifiutare il campo e controcampo canonico durante i dialoghi risulta anche questa una scelta sicuramente visivamente notevole. Quasi tutte le inquadrature sono basate sulla profondità di campo o da inquadrature con macchina da presa posta in basso che si muove verticalmente. Lo stesso Welles recitando sembra guardare sempre sopra la testa del suo interlocutore quasi a gigioneggiare in mezzo agli altri attori. Ed è proprio il suo personaggio che è il vero fulcro del messaggio di questo film. Kane con il suo spiccato egoismo, la sua incapacità di amare e la sua costante ricerca fallimentare di essere amato costruisce la perfetta immagine dell’uomo capitalista americano. Spicca quindi il messaggio che il conservatorismo è un errore e che la strada del liberalismo è sempre quella migliore. Si evince il chiaro messaggio che i soldi e il successo possono forse dare la fama o il potere ma non permettono di acquistare nè l’amore, nè la giovinezza. E che allo stesso tempo anche la fama o il potere, non si possono conservare per sempre ma sono destinate a sparire ache quelle. Un chiaro messaggio sulla caducità della vita e sulle perdite che inevitabilmente ne derivano. Come saggiamente affermava François Truffaut nel suo “I Film della sua vita” Charlie Foster Kane arriverà a capire che è di lacerazioni che è fatta la vita.

( La scoperta del tradimento della prima moglie)
(Il fallimento delle elezioni a Governatore)

Pubblicato su Cineocchio

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– Giù al Nord – 2007 – ♥♥♥ –

di 

Danny Boon

Se solo la comicità italiana attuale prendesse spunto da chicche cinematografiche come questa. Mai volgare. Mai sopra le righe. sempre rispettoso dei ritmi comici che si addicono ad un film di questo genere. Risultato è inevitabile non esplodere dalle risate guardando questo film. Giù al Nord narra di Philippe (un esilarante Kad Merad) , direttore di un ufficio postale in Provenza che obbligato a trasferirsi falsifica la sua richiesta di trasferimento in Costa azzurra fingendosi invalido. Scoperto in maniera decisamente buffa viene spedito in un desolato ufficio postale di una sperduta provincia del Nord della Francia. Dal momento della notizia in lui si scatenano tutti i pregiudizi che la gente della Provenza ha di quelli del Nord e la sua stessa famiglia decide di non seguirlo lasciandolo partire da solo. Un tema quello dei pregiudizi regionali che non solo in Oltralpe è presente. Si vocifera infatti che anche qui in Italia ne abbiano già programmato un remake anche se la mia speranza è che questo futuro progetto non risulti essere volgare o becero, dove spesso la comicità italiana tende a sfociare. Giù al Nord non lo è per nulla, tratta gli stereotipi della provincia di Nord-Pas-de-Calais, che per i Francesi significa solo vecchi paesi di minatori, clima freddo, luoghi bui, dialetti incomprensibile e maniere rozze, in maniera mai volgare sfruttando usi e costumi del luogo come arma comica e alla fine anche emotiva. In definitiva in ogni pregiudizio può esserci un fondo di verità (in questo caso il buffo dialetto) ma non necessariamente dobbiamo farci influenzare in maniera eccessiva da questo poichè ne può sfociare sempre qualcosa di buono. Danny Boon riesce perfettamente a coniugare il lato comico di tutto questo con il lato umano di ogni personaggio del luogo e sarà difficile non affezionarsi a quei buffi personaggi di Nord-Pas-de-Calais. A mio giudizio il doppiaggio italiano ha fatto un vero miracolo per questo film riuscendo a costruire una nuova lingua un pò mescolando vari accenti o parole dei nostri diversi dialetti.

( No non dobbiamo accettare di entrare a bere
 nelle case per consegnar la posta)
(Uno del Sud che va al Nord raglia 2 volte
una quando arriva e una quando va via)

 

Pubblicato su Cineocchio

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