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Archive for 4 febbraio 2009

– Il Bambino con il pigiama a righe – 2008 – ♥♥♥♥ e 1\2 –

di

Mark Herman

Quello che subito resta dopo esser usciti dalla sala cinematografica ed aver visto Il bambino con il pigiama a righe è che racconta l’olocausto con una prospettiva differente rispetto a come lo hanno fatto altri film prima d’ora. Ed è forse proprio questa la forza di questo film che lo rende così originale ed emozionante. Tutto ci viene raccontato e a volte anche visto attraverso la macchina da presa attraverso gli occhi del piccolo Bruno, figlio minore di un gerarca nazista ottuso che viene trasferito dal suo comando insieme alla sua famiglia in una casa vicina ad un lager. Ed è proprio da quel momento in poi che Bruno sulle ali del suo più grande sogno e cioè quello di diventare esploratore, inizia a perlustrare la zona adiecente alla sua nuova casa addentrandosi nel bosco circostante che separa la loro villa dal campo di concentramento fino a giungere vicino alle recinzioni elettrificate del lager. Proprio lì incontra Shmuel,un bambino ebreo prigioniero, stupendosi fin da subito della sua bizzarra divisa di lavoro che vista dai suoi occhi da bambino assumerà la forma di un pigiama a righe. E come lo stesso indumento di prigionia, così tutto il resto che noi adulti , privi ormai di quel disincanto e innocenza che è tipica dei bambini, ben siamo abituati a vedere come stupidi meccanismi umani di guerra, apparirà agli occhi di Bruno come un gioco o comunque parte del suo personale mondo fatto di libertà. Ed è per questo che da questo film sono quasi come bandite dalla vista della macchina da presa tutte le violenze che ben conosciamo dell’olocausto, per lasciar posto ai giochi di Bruno, alle sue fantasie o al suo personale rifiuto di accettare ciecamente quella realtà storica, credendosi inizialmente lui il prigioniero di quella situazione e considerando Shmuel quello “libero” di giocare con tutti i bambini all’interno del lager. L’innocenza di Bruno sarà posta in evidente contrasto con la crescita della sua sorella maggiore (dodicenne) che deciderà invece di abbandonare quel mondo fatto di disincanto fanciullesco  per catapultarsi nel severo mondo “hitleriano” di quel periodo storico, arrivando proprio a sostituire le bambole con i poster del Fürher. Per Bruno anche lo stesso “lavoro” del padre sarà atto di profondi dubbi personali riguardanti la sua giustezza etica. Sarà fino alla fine restio ad accettare la verità storica impostagli dal suo insegnante di storia che tenterà di convincerlo che gli ebrei sono “il male” , fino a farsi protagonista assoluto ma allo stesso tempo solitario del suo mondo fatto di libertà . Quel mondo che lo porterà verso un non lieto finale e che farà sicuramente riflettere tutti noi come spesso la realtà imposta da noi adulti possa stroncare i sogni di scoperta e di libertà dei bambini. Un finale che mi ha lasciato impotente , seduto sulla poltrona del cinema come paralizzato dall’ ultima immagine dell’ultima sequenza del film. Un film per grandi e piccini sicuramente e sicuramente educativo sopratutto perchè privo di quella violenza che mai dovrebbe entrare a far parte nel mondo dei bambini , ma sopratutto in quello del genere Umano.

(Uno dei primi incontri tra Shmuel e Bruno)
( L'innocenza "sostituita" della sorella di Bruno)
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– Odgrobadogroba – 2008 – ♥♥♥♥ e 1\2 –

di

Jan Cvitkovic

Sulle note di “I will Survive” suonate da una banda tutta in stile “Kusturikiano” inizia e si conclude questo film. Ed è appunto di sopravvivenza , di vita e di morte che si parla in questo film. D’altra parte Odgrobadogroba in sloveno vuol dire “di tomba in tomba”. E’ quello che fa Pero, il protagonista di questa vicenda attorno alla quale ruotano i suoi familiari , il suo migliore amico Shooki e Renata, la ragazza di cui è innamorato. Pero si guadagna da vivere  commemorando con discorsi poetici i funerali dei defunti del luogo.  Ogni personaggio ha una propria evoluzione intimistica e lenta che si svolge durante il primo dempo del film. Infatti proprio i ritmi del primo tempo sono molto più lenti e servono a farci entrare nelle atmosfere di vita di questa famiglia slovena. A meglio farci comprendere il dolore del padre di Pero per la scomparsa della moglie e la sua solitudine che sfoga attraverso tentativi di suicidio con metodi piuttosto “casarecci” e talvolta buffi che però mai vanno in porto. Ci introduce gli amori ostacolati di Pero e Renata ( con un padre possessivo e severo) e quello di Shooki e della sorella sordomuta di Pero. Durante il secondo tempo  il film cambia radicalmente ritmo e l’evoluzione dei personaggi prende forma. E non solo. Si sviluppa il senso poetico del film, la positività dei protagonisti nei confronti della vita nonostante tutti i tragici avvenimenti e il ritrovo del sorriso anche nei momenti nei quali questo sembra essere svanito del tutto. E allora ecco che proprio durante il secondo tempo troveremo scene molto violenti e forti che però avranno poi un’ evoluzione più dolce e romantica. Per concludersi in un finale dannatamente poetico nel quale anche la morte sembra acquistare un significato ironico ma struggente al tempo stesso. Musica, vita, morte ed emozioni che dal riso vengono sovvertite in un istante in pianto si mescolano tutte insieme fino a creare la vera e propria linfa vitale di questa “opera” balcanica.

(La sorella sordomuta Ida prima di un tragico avvenimento)
(Pero elogia un defunto con un suo sermone)

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