
- Mine Vaganti – 2010 – ♥♥♥ e 1\2 -
di
Ferzan Ozpetek
E’ ormai nota la passione di Ozpetek per le dinamiche familiari, per le rivelazioni e per i segreti. Ed è anche noto come queste dinamiche e questi temi gli siano più consueti rispetto ad altri generi di storie (vedi Cuore Sacro o Un Giorno Perfetto). Con Mine Vaganti decide di affrontare queste dinamiche in maniera decisamente meno drammatica accostandosi per la prima volta ad un genere che più si avvicina alla commedia all’ italiana. Il tema è sempre quello ricorrente dell’ omosessualità e della sua accettazione all’ interno di una famiglia mediamente borghese di Lecce. Nello specifico è la storia di Tommaso (un positivamente rivelato Riccardo Scamarcio) che torna nel Salento a trovar i suoi genitori dopo aver studiato a Roma e che nel momento di confessare la propria omosessualità alla famiglia viene anticipato nel rivelare tutto questo dal fratello maggiore Antonio (Alessandro Preziosi). Da qui, intervallate da parecchie gag comiche, si dipana lungo tutto il film la riflessione costante dell’ intero film : quella della difficoltà umana a lasciare le situazioni che ci fanno del male o che non ci soddisfano a causa della cecità che spesso assume l’ occhio umano nel saperle riconoscere. Tutti i protagonisti di Mine Vaganti sono caratterizzati in qualche maniera da questo non voler vedere i propri problemi e chiudersi in una coltre di perbenismo apparente per continuare a condurre più o meno pacificamente la propria vita. Un meccanismo di vita che è spesso predominante in molte piccole realtà del Sud Italia e non solo. I genitori di Tommaso ed Antonio (Ennio Fantastichini e Lunetta Savino) sono spiazzati da quella che è stata secondo loro una mancanza nel non aver visto preventivamente l’ omosessualità del figlio Antonio e faranno di tutto per nasconderla dagli occhi indiscreti del paese. Allo stesso modo anche gli altri protagonisti conservano nell’ animo qualcosa che non vedono o non vogliono vedere, in questo modo ogni rivelazione capita come un fulmine a ciel sereno e la verità scoppia come una bomba nella calma apparente della loro situazione familiare. Ozpetek ripropone la sua consueta formula collaudata della ripresa a girare intorno ad una tavola imbandita, per lui luogo perfetto nel quale colloquiare o, come avviene in questo caso, annunciare rivelazioni inaspettate. Quelle che verranno proferite dalle “Mine Vaganti” Antonio e Tommaso e che destabilizzeranno la situazione patriarcale della famiglia. Parallelamente alla loro storia viene narrata la storia della Nonna di famiglia (Ilaria Occhini) e del suo amore soppresso con il cognato. Questo racconto ha la funzione di antefatto un pò a tutta la situazione familiare. Illustra quella repressione che da anni caratterizza la famiglia in questione a favore del mantenimento delle apparenze. La sceneggiatura e i dialoghi sono scritti a quattro mani dallo stesso Ozpetek e da Ivan Cotroneo e riescono ad imprimere una certa caratterizzazione in tutti i personaggi, anche se in taluni casi li rendono un pò troppo stereotipati e delle macchiette ( come nelle sequenze che seguono l’ arrivo degli amici gay di Tommaso da Roma). Il finale del film anche quello è una vera e propria mina vagante negli avvenimenti che si andavano a delineare, ma ancora una volta è in grado di sovvertire quegli equilibri che si stavan per ricreare. Come una necessità nella vita di ogni essere umano, per Ozpetek le mine vaganti risulteranno essere complementari alla felicità del vivere.

( Rivelazioni a tavola)
( L' arrivo degli amici gay da Roma)


















