
- Nord – 2010 – ♥♥♥ -
di
Rune Denstad Langlo
Sono poco più di 15 le sale cinematografiche in Italia nelle quali è distribuita questa piccola chicca norvegese. Forse perchè Nord esprime un tipo di cinema che è così lontano dal nostro e da quello da noi più conosciuto, colmo di azioni e dialoghi, molto spesso superficiali o ridondanti o altre volte inanellati da una linea comica per nulla opportuna e forzata. Le parole e i dialoghi sono decisamente pochi in Nord. Quello che conta è il viaggio, è il percorso, fatto di incontri e tanta neve, che Jomar intraprende verso il Nord della Norvegia. E questo viaggio è come se fosse una terapia per l’ ex campione di sci Jomar, abbandonato a se stesso a causa di un esaurimento nervoso. Ma è anche il viaggio che compie alla ricerca del figlio che non sapeva di avere e che non ha mai conosciuto. E ogni sosta che farà lungo il suo cammino innevato sarà in qualche modo educativa per lui e fungerà da specchio a quelle che per anni sono state le sue solitudini e le sue ansie. Tutti i suoi incontri sono inevitabilmente contraddistinti dalla solitudine e dall’ isolamento dal mondo e dalla società: per alcuni di loro (la bambina e la nonna) non è stata una scelta , per altri invece (il vecchio eremita) è stata l’ unica alternativa possibile per rifuggire gli agi e le comodità che la società ci impone, e ritrovare un’ armonia con la natura. Il giovane regista norvegese Rune Denstad Langlo ha girato tutte le riprese in condizioni quasi proibitive, in una zona a nord del circolo polare artico e con un cast improvvisato spesso sul loco, ed è proprio questo ad aggiungere sicuro valore alla storia silenziosa dei suoi personaggi, che si intrecciano in un deserto esistenziale fatto di dialoghi minimalisti e spesso ironici. Vengono quindi privilegiati gli stati emotivi ansiosi e le nevrosi del protagonista, le ansie e le solitudini di ogni personaggio sono espressi con la potenza delle immagini e delle sequenze, che divengono la vera voce narrante di Nord. Una metafora sulla difficoltà della vita e sulla maggiore importanza assunta dal suo percorso più che dal risultato finale o dal traguardo raggiunto. Nel finale muto di Nord diventa chiaro come non sia importante la risoluzione del rapporto tra il protagonista Jomar e il figlio appena incontrato, quanto il percorso che ha dovuto affrontare prima. Colmo di elementi surreali, bizzarri e dolorosi ma in qualche modo formativi. Una silente metafora di come si possa interpretare il viaggio della vita in maniera costantemente difficile ma non per sempre. Esattamente come afferma Jomar in uno dei pochi dialoghi di questo brevissimo film (78 minuti).
(Recensione corretta da Caterina Romaniello)

( Ubriacarsi)
(Ritorno alla natura)


















