
- Marpiccolo – 2009 – ♥♥ e 1\2 -
di
Alessandro Di Robilant
E’ stato da molti definito il Gomorra Tarantino l’ ultimo lavoro di Alessandro Di Robilant. Per alcuni versi è anche meglio (detto da chi come me ha sempre ritenuto il film di Garrone un lavoro decisamente sovrastimato), anche se non di certo per il valore moralistico e dottrinale che soprattutto nella parte finale vorrebbe comunicare agli spettatori. Al contrario del film tratto dall’ ormai celebre romanzo di Saviano Di Robilant si concentra su una sola storia, su un unico protagonista: Tiziano (interpretato superbamente dal giovane Giulio Beranek) e i suoi amici e familiari. La Taranto di Marpiccolo è una città dove non è facile crescere. Sommersi dall’ inquinamento dell’ Ilva la criminalità sembra l’ unica scappatoia per “sopravvivere”. La fotografia del film (i toni sono sempre contraddistinti dal grigio) mette ben in evidenza lo stacco che c’è appunto tra questa scelta di sopravvivenza criminale e quella che rappresenta il sogno di vivere andandosene via da un posto che non permette neanche di respirare. Il rosso del vestito della ragazza di Tiziano e l’ arancione della sua moto sono gli unici colori accesi di tutto il film, simbolo degli unici due elementi “puliti” e vivi in una città che sta affondando nelle malattie che i suoi stessi abitanti hanno originato. Il film fa del suo punto di forza l’ approccio psicologico ai personaggi. I personaggi sono infatti ben delineati. Soprattutto il protagonista Tiziano è ben disegnato nei suoi rapporti familiari con la madre impavida lottatrice di cause comuni come l’ abbattimento di una torre ripetitore, con la sorellina piccola amatissima e con il padre fallito e giocatore disperato di videopoker. Tiziano prova a voler scappare da quel mondo ma ne viene risucchiato, forse in maniera fin troppo didascalica e prevedibile, costretto ad eseguire gli ordini del manipolatore boss di quartiere ( interpretato dal molto convincente Michele Riondino). Risultano estremamente forzate le allusioni alla cultura come possibile via d’ uscita dal mondo della criminalità che la professorina Valentina Carnelutti sembra insistentemente voler far capire al nostro Tiziano regalandogli il Cuore di Tenebra di Joseph Conrad. Così come è fin troppo moralistico l’ invito dell’ educatore interpretato da Giorgio Colangeli a non lasciarsi prendere in giro da un mondo che mette l’ uno contro l’altro anzichè trovare nella cooperazione la via comune di miglioramento. Peccato per tutte queste forzature o alcuni erroracci, molti anche sceneggiativi (Tiziano uccide il suo uomo e dopo fugge a piedi anzichè in moto). Sono complici della non totale completezza di quest’ opera nostrana che vanta sicuramente di un ottimo realismo grazie soprattutto al suo notevole, ma non noto, cast.

( Omicidio e fuga a piedi con la moto appena dietro le spalle...errore grossolano!)

( Le pericolose uscite estive in riformatorio)


















