
- Ultimatum alla terra – 2008 – ♥ e 1\2 –
di
Scott Derrickson
Remake del classico di fantascienza diretto da Robert Wise, Ultimatum alla terra (The day the earth stood still – Il giorno che la terra si fermò) è un film su una invasione aliena messianica. Il messia in questo caso non è certo Dio, ma un alieno-uomo di nome Klaatu (Keanu Reeves) giunto sulla Terra a bordo di una sfera intergalattica come rappresentante di un gruppo di popoli alieni che invece di distruggere il nostro pianeta, lo vogliono salvaguardare dalla natura distruttiva radicata nell’uomo che lo sta portando lentamente alla rovina. Il salvataggio che si vuole mettere in atto consiste nel raccogliere tutte le specie animali e vegetali in altre sfere spaziali aliene sparse per il globo, insomma delle arche di Noè, annientare completamente l’uomo, e poi ripopolare la Terra sperando che possa ripartire con migliori possibilità di successo. Se questa premessa sembra originale, siamo messi male. La trama che è caratterizzata da una incoerenza disarmante e da un delinare i pochi personaggi protagonisti in modo assolutamente piatto e scontato, non tiene in piedi il film. L’inerzia che è presente come vocabolo solo nel titolo originale, se deve essere una qualità e un pretesto per raccontare una storia allegorica sull’incapacità dell’uomo di fare qualcosa di buono se non in momenti di disperata crisi, bisogna saperla raccontare con un certo estro e vena poetica. Il film di poetico invece ha ben poco. Se Jennifer Connelly fa di tutto, pur fallendo, per interpretare una madre luttuosa simultaneamente alle prese con un figliastro amareggiato e ostile verso di lei e con l’arduissimo lavoro di “mediazione culturale” con Klaatu, Reeves nei panni dell’alieno è ridicolo e poi sembra una figura estrapolata pari pari dalla trilogia fantascientifica Matrix, che al di là delle sue doti recitative su cui si può discutere l’ha reso tanto popolare e amato dal pubblico, in particolare quello femminile. Se può essere d’interesse a qualcuno, Kathy Bates nel film interpreta un segretario alla sicurezza che fa le veci del presidente: la donna inizialmente sembra molto ostile e non aperta al dialogo con gli alieni, ma alla fine sarà lei stessa a chiedere via telefono al presidente di provare un dialogo. Il figlio di Will Smith, Jaden, in questo film debutta senza avere a fianco la protezione del padre, ma guarda caso il suo personaggio non fa che lamentare l’assenza del padre… L’ormai veterano John Cleese fa una comparsata nel ruolo di un matematico vincitore di un Nobel che si mette a fare una sorta di gara d’intelligenza con l’alieno e che suggerisce la soluzione finale del film ossia che come uomini siamo recuperabili e degni di una seconda possibilità. Il film, pur diventando d’azione solo nel finale, vorrebbe mettere il pubblico nei panni di Klaatu e questi personaggi per farne comprendere la loro infinita bontà umana, ma il risultato è che almeno questo spettatore qua non ha provato alcuna empatia. Gli effetti speciali e certe soluzioni visive, come lo sciame di insetti distruttivo e le sfere intergalattiche, non sono certo da buttare. In fondo se a Hollywood (con l’ingaggio della casa produttrice di effetti Weta Digital, per capirsi quella di Peter Jackson e Il signore degli anelli) sanno fare bene qualcosa, quello è proprio l’illusione, lo spettacolo da baraccone. Tuttavia non basta di certo a rendere questo film godibile neanche dal più scanzonato spettatore avido di fantascienza ed evasione. Anzi, il film questo non sembra volerlo proprio. Il suo più grande difetto risiede nel fatto che Ultimatum alla terra si pone, con grande presunzione, come parabola bella e buona. In un momento di crisi mondiale come questo, anche solo rischiare di indurre il popolo a credere che esistano esseri superiori capaci di salvarci, è di una crudeltà disumana. È un peccato, perchè invece l’originale degli anni 50 (tratto comunque dal romanzo di Harry Bates) diretto dal regista di West side story pur essendo involontariamente comico e indubbiamente meno spettacolare, almeno intratteneva e oggi è considerato un cult fra i più favoriti nel genere fantascientifico, citatissimo in numerosi film.

('Va bene che Klaatu è alieno e senza sentimenti,
ma trovare un interprete un po' più espressivo no, eh?'
'Ma amore, lui è Keanu Reeves, quello di Matrix...
Non ha bisogno di recitare!')
(Per impedirvi di distruggere il pianeta Terra,
dobbiamo distruggere voi umani!)








