
- Giulia non esce la sera – 2009 – ♥♥ -
di
Giuseppe Piccioni
Ci vuole coraggio. Coraggio per mettere in scena dei personaggi non semplici, non vincenti non comuni. Perchè nel cinema italiano attuale è molto più semplice parlare di problemi, esternare un dramma sfruttando personaggi non ermetici, non difficili e che non godono di nessun tipo di “lacuna” sentimentale e materiale. Giuseppe Piccioni porta nel suo film due personaggi estremamente soli e fuori dal mondo anche se in maniera nettamente differente tra loro. Giulia (Valeria Golino) vive la sua semi-vita tra lavoro in piscina la mattina e carcere la notte, serbando nel suo passato il senso di colpa per aver abbandonato il marito e la figlia nascosto dal dramma di un ben più grave delitto che la ha condannata alla prigionia. Guido (Valerio Mastandrea) è invece un uomo sfuggente e spaesato dalla vita stessa. Ingabbiato in una famiglia che non lo soddisfa, da una moglie (Sonia Bergamasco) ottusa e concentrata solo su di se e che non lo capisce. Scrive romanzi in grado di arrivare alle finali di prestigiosi premi ma riesce con le sue opere ad emozionare solamente vecchie bacucche. E’ un pò la metafora dell’ intellettuale di professione medio italiano, spesso deluso dal mondo, con la voglia di fuggire, ma non abbastanza coraggioso per farlo perchè invischiato nel suo mondo quotidiano, nelle situazioni che vive. Situazione che però mai riesce a vivere in pieno e fino in fondo perchè si limita ad essere spettatore di questi suoi avvenimenti. Si innamora di Giulia, vorrebbe essere così forte da farla dipendere da lui ma non riesce a trattenerla, restando quasi impassibile, quasi privo di emozioni o sentimenti. Gli stessi sentimenti che invece limita a far vivere sulla carta dei suoi racconti e romanzi attraverso la sua “penna” artistica. Guardando Giulia non esce la sera resta però il rammarico di non aver sfruttato in pieno le ambizioni di cui il film potenzialmente avrebbe potuto godere. Ridondante e prolisso nello stile Piccioni ingabbia i suoi personaggi in due ruoli di dolorosa solitudine ai quali i due attori non riescono a rispondere in maniera soddisfacente. Valerio Mastandrea non riesce con il suo scarso parco espressivo a convincere pienamente nel vivere le problematiche del suo personaggio anche se non appena la sceneggiatura volge in meccaniche più leggere e ironiche riesce a strappare un sorriso allo spettatore. Valeria Golino invece riesce in parte a dare alla sua Giulia la malinconia ruvida che la contraddistingue anche se il suo personaggio finisce per restare superficiale e poco approfondito. Tra i due emergono interessanti volti giovanili come quelli di Chiara Nicola nella parte della figlia di Giulia o di Jacopo Domenicucci abile nell’ uso del francese. La parte peggiore del film sta nel tocco surreale che Piccioni apporta in qualche scena ( i suoi personaggi dei romanzi che diventano reali ne sono un esempio), perchè questa intenzione finisce per risultare ridicola e forzata. Titoli di testa veramente ben fatti aiutati da una colonna sonora dei Baustelle opportuna e una solida e idrica fotografica del “solito” Luca Bigazzi. Giulia non esce la sera con uno sguardo alla nouvelle vague francese è un film decisamente intimistico che fa dell’ acqua della piscina quasi un liquido amniotico nel quale i due personaggi, protetti dal mondo esterno, nuotano tra i loro pensieri. Due personaggi che cercano amore ma che finiscono solo per dipendere l’uno dall’altra. Finiranno per arrendersi entrambi, perchè privi di certezze, perchè sempre convinti di sbagliare, fuggiranno la realtà per rifugiarsi nel nulla, nell’ inatteso, nel vago quotidiano. Nuotare è la vita. Farlo ovattatamente in piscina è facile. Per farlo nel mondo ci vuole coraggio.

( Nuotiamo via dalla vita?)
(Uno degli inserti onirici un pò ridicoli del film)









Un film che stenta a coinvolgere ed emozionare, dal ritmo lento e dall’andamento non lineare. L’impressione è di un progetto ambizioso, bello esteticamente, che non mantiene però le sue promesse.
Gli interpreti sono bravi (ma Valerio Mastandrea è sempre uguale a se stesso).